cosa non sei cosa non puoi

cosa non sei cosa non puoi

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Colette W. Davis

otto poesie, selezione a cura di Antonio Lanza dalla silloge inedita Autism Spectrum.

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# 0

lo spettro non traccia nei normografi
senza riga e compasso
china a mano libera
la testa
disdegna
di segnalare non insegna
riconsegna
un lato umano asintotico
a ogni punto

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#1
cosa non sei cosa non puoi
essere e divenire
per oggettiva documentaria
gnosi rigorosa

tranciante per sottrazione
il limite ti stringe dall’esterno
ti stinge lacciolo negativo in codice
in parola

così irriducibile
riassumi l’eco
dell’afasia del cosmo
che non ti sa ordinare

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#4
le tenaglie amorose e le carezze
pratica d’incoscienza
sulla misurazione impreparata
del mio corpo docente
insufficiente impotente
dolente
_ niente di personale
tra le mani

fai bene a stringermi innocenza
non lasciarmi cadere
dalla mancanza mia
di altezza

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#5
l’insufficienza dei filosofi guardiani
la rotta frenesia e gli argini argillosi
il soliloquio perenne l’ecolalia disforica
lo strabismo sorpreso e l’attenzione artiglio
la tenaglia la faglia il maglio il deraglio
il groviglio
l’imbroglio ferino del passaggio
all’atto la liquida incoerenza oculomanuale
cardiomanuale
l’anima animale accumulo sul gesto
il transito veloce di una refe
nel lago pensiero
lo sbrego il gorgo l’ardua gora del giorno
la parola

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#10
la predestinazione
è il nucleo di un dio pigro
elusivo

i cunei i canoni negli acidi
nucleici fissati enfi di boria
asfissiati in un sempre

prego ma per disobbedienza
che un giorno tu abbia un sole
una stella ignorante sulla faccia
un movimento bene aderente al testo
a cogliere la mano
più dimessa non più sacerdotessa
per sé sola

*
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#13
soglia se avessi un esoscheletro
a tenerti
a contenerti soglia sorvegliata
soglia del dolore soglia
della rabbia della sabbia risata
in vetro e dietro gli occhi
e nelle mani soglia esuvia fluviale marina
di trabocchi e tracimi e mi inondi
di verso liquido cicatriziale
qui docile qui grumo qui petroso
qui dove dico la tua saggezza illogica poesia

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#16
e poesia piovi dirottata
dirotta dirompente
da quel tuo proprio circolo polare
tuo arco sidereo immunitario
a formula simmetrica
d’opaco dendrite cristallino

e nevichi pensiero cirriforme
deflagrato
grato per poco
del tiepido del labbro
della lingua
che non ti sa tenere senza
liquidarti
in prosa
in altra pronunciata cosa

*
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#24
ti osservo lente d’acqua
e la visione è orto
e colgo e le mie unghie
hanno di terra lune
e lacci di radici hanno le mani

ti colgo e mi sprofondo radicale
mi apro in cotiledoni
spacco e ti nutro specola
di sole e non sarò più uno
e nutro me di terra e di te imparo
nuova la foglia
che mi è già stata voglia linfa liana

e mi farei giaina
lieve alle algie dei gesti
delle busse
perché pure si può colpire
lasciandosi far male

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