Dal caos alla luce : “La Creazione”, il capolavoro di Haydn approda al Teatro Massimo Bellini

Nel ‘principio’, quando il caos ancora non ha forma e la luce non ha nome, le Sacre Scritture insegnano che l’atto del Creatore si manifesta come tensione verso l’ordine. È in questo indistinto spazio originario che il genio di Haydn trova ispirazione per tradurre in musica la più alta delle metafore: dare definizione all’indecifrabile, e trasfondere con straordinaria forza questa visione in quel capolavoro assoluto che è Die Schöpfung (La Creazione), oratorio per soli, coro e orchestra, Hob:XXI:2.

Nel proporre la monumentale pagina del compositore austriaco, il Teatro Massimo Bellini realizza uno degli appuntamenti più significativi della stagione sinfonica, in programma il 2 maggio (Turno A, ore 20:30) e il 3 maggio (Tuno B, ore 17:30).

Sul podio la maestria di Fabrizio Maria Carminati, direttore artistico del Teatro, alla guida dell’Orchestra e del Coro preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. Il cast vocale riunisce interpreti di rilievo, quali il soprano Melissa Purnell, il tenore Andrea Schifaudo e il basso Nicolò Ceriani. Una scelta innovativa sono le illustrazioni visive firmate da Salvo Russo e Alessandro Russo.

«La Creazione è un’opera che appartiene al patrimonio universale e che continua a parlare con straordinaria forza al nostro presente» – dichiara il Sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano. «In essa riconosciamo non solo un caposaldo della storia della musica, ma anche una riflessione sempre attuale sul significato che attiene la missione generativa del creare. L’esecuzione, affidata alla guida del nostro direttore artistico e sostenuta da interpreti di eccellenza, rappresenta pienamente la linea direttrice del Bellini: coniugare tradizione e vitalità contemporanea, esaltando i valori che la grande musica perpetua».

Come osserva il maestro Carminati: “La Creazione è una delle composizioni da Haydn più pensate ed elaborate, sia per quanto riguarda le parti solistiche, sia per il trattamento del coro, essendo appunto di un’opera prettamente corale. Se lo stile haydniano di forma e struttura resta inconfondibile, tante sono  le novità timbriche affidate all’orchestra: soluzioni all’avanguardia, dalla descrizione del caos fino al giubilo per la creazione. E ciò  a dimostrazione che, nonostante le scoperte scientifiche sulla composizione della terra e dell’universo, il rapporto tra l’uomo e il mistero resto sempre lo stesso. Come Haydn, penso che occorra avere fede e certezza assoluta nell’umanità. E in quanto credente gioisco in quanto l’essere umano deve vivere i propri giorni nella speranza del futuro  e nella certezza del riscatto.”

Scritta nel 1798, Die Schöpfung rappresenta uno dei vertici assoluti della produzione haydniana e una delle più alte sintesi tra pensiero musicale e visione filosofica del suo tempo. L’oratorio, ispirato ai testi della Genesi e al Paradise Lost di Milton, si configura dunque come una drammaturgia dell’origine: non soltanto narrazione della nascita del mondo, ma appunto processo di progressiva emersione della forma dal caos, della luce dall’oscurità, dell’ordine dalla molteplicità indistinta. In questo senso, la musica non accompagna il racconto, ma lo incarna, traducendo in suono il principio stesso della genesi universale.

Determinante è l’esperienza londinese di Haydn, che attraverso il confronto con gli oratori di Händel assimila una dimensione strumentale e corale di grande impatto. Tale modello viene rielaborato in una sintassi limpida e coerente, in cui la chiarezza formale del classicismo si unisce a una sorprendente capacità evocativa. L’apertura, con la celebre rappresentazione del caos, sospende ogni certezza tonale per poi approdare, con l’irruzione della luce, a una definizione armonica che ha il valore di una vera e propria fondazione sonora.

L’articolazione in tre parti segue il racconto biblico ma ne trascende la dimensione narrativa: dalla genesi degli elementi alla varietà del vivente, fino alla dimensione umana e relazionale di Adamo ed Eva, si dispiega un percorso di crescente complessità. La scrittura musicale riflette questa evoluzione attraverso un sapiente uso delle risorse timbriche, della varietà motivica e di una costruzione corale di straordinaria forza.

Il concerto spicca per l’eccellenza del cast e per la visione interpretativa di Carminati, che affronta la partitura con rigore strutturale e profondità espressiva, valorizzando il continuo dialogo tra stabilità e trasformazione. Accanto a lui, un cast di pregio contribuisce a delineare un’esecuzione di alto profilo.

Il Teatro Massimo Bellini conferma così il proprio ruolo centrale nel panorama musicale italiano, proponendo un’opera che continua a interrogare l’ascoltatore e a rinnovare, ad ogni esecuzione, l’esperienza originaria  del passaggio dal brodo primordiale alla luminosa definizione del Creato.

Il prossimo appuntamento sinfonico è sempre al Teatro Massimo Bellini con il concerto in programma il 5 maggio alle ore 20.30 (turno A) e il 6 maggio ore 17.30 (turno B). La Sinfonica Vincenzo Bellini, espressione del Conservatorio di musica catanese, eseguirà due pagine celeberrime quali il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov e la Prima Sinfonia in do minore di Johannes Brahms. Sul podio Epifanio Comis, pianista Matteo Bortolazzi. Si recupera così il concerto del 6-7 giugno.