ESSERE SGUARDO

ESSERE SGUARDO

antonio raciti su l estroverso

Il fascino della cattura del tempo e dei luoghi, la fugacità di quell’istante cruciale che ci tiene sulla soglia delle infinite possibilità esplorabili costringendoci a sceglierne una, il potere della creazione di una nostra visione che possa divenire narrazione, sentimento, linguaggio, l’incontro tra esistenze, la curiosità, la ricerca. Può essere ancora questa la quintessenza della fotografia. Nell’epoca bulimica delle immagini illusorie e delle pirandelliane identità, il senso di quel gesto abusato, ossessionato, indifferenziato e reso “liquido” da una pratica sfrenata ed autoreferenziale, può ancora essere scoperta reale ed innamoramento progressivo dello sguardo. Antonio Raciti lo sa bene. Il suo percorso di vita è orientato altrove, la sua professione suggerisce altre certezze: poco importa, una vocazione in cui ci si imbatte non è meno autentica e produttiva di una coltivata con metodo e la vocazione all’arte, qualunque forma assuma, non è mai fine a se stessa. Con un’espressione fotografica poetica e sobria, supportata da un occhio meticoloso e sincero, Antonio Raciti conferma nella memoria dello scatto fotografico le personalissime e dettagliate pagine del suo diario di bordo che, come in ogni viaggio, inizia da uno sguardo.

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Le fotografie in mostra, scattate durante diverse tappe in Oriente, vogliono ricreare un’esperienza di visione, un’esplorazione itinerante in cui siamo orientati nel nostro individuale peregrinare dagli scatti vibranti, pieni, potenti. A condurre il racconto non sono i luoghi ma le persone incontrate, i loro volti, i loro sguardi in cui specchiare i nostri, in una tautologia visiva che rimanda a se stessi, al proprio essere. Ritratti rubati con amore e naturalezza, come se tra il soggetto ed il fotografo non si frapponesse la macchina fotografica, catalizzatore di gesti ed espressioni, bensì un altro volto a cui offrire in dono un sorriso, con cui dialogare, commossi. Immagini in grado di trasmettere il silenzio immobile dell’introspezione e degli stati di assenza e la frenesia di un dedalo di forme e colori caldi e brillanti che paiono poter rovesciare l’opacità del mondo. Come sabbia sotto i polpastrelli, Antonio Raciti riesce a rimuovere gli eccessi, decostruire l’immagine dai tecnicismi e coglierne l’essenziale, così che i soggetti rappresentati appaiono dei totem, custodi di una serafica quiete e di un’istintiva energia che si avverte, freme, sembra quasi di sentirla addosso, è epidermica. La suggestione è di condivisione, è di vita e di incontro, è la memoria dei ricordi di Antonio che ad ogni scatto si rinnova nella voglia di raccontare esi ha l’impressione che la sua ricerca di significato diventi la nostra ricerca e che il viaggio, iniziato anni fa, sia destinato a proseguire ancora e molto a lungo. Prosegue in barca, cullati dal fare amorevole di una vecchietta rannicchiata a vissuta nocchiera; si sofferma per un istante a contemplare l’oltre, accanto al silente monaco tibetano; riprende curioso nei passi spediti delle adolescenti con gli zainetti pieni di cose da fare e da dire; ammicca sornione nei tratti segnati dei volti di donna; corre veloce nel luccichio dei sogni dei bambini; si riflette nella duplice identità di un io di fronte allo specchio reale dell’altro; rispetta il serio ciglio del sapiente barbuto; avverte quasi pudore dinnanzi alla donna che giace per terra e che ha come strumenti indispensabili le sue mani; si condivide nel destino comune di anime gemelle, piccole o grandi, praticanti la stessa dottrina; si scompone come ombra sull’acqua ondeggiante a restituirci frastagliate immagini di vita. Prosegue il viaggio, ancora e molto a lungo nella presa di coscienza che, in fondo, il viaggio coincide con il nostro “essere sguardo”.

La mostra “Essere Sguardo” di Antonio Raciti, curata da Laura Cavallaro, sarà visitabile al “Palazzo Platamone” di Catania dal 5 al 7 settembre 2014.




antonio raciti su l estroverso foto Antonio Raciti è nato a Zafferana Etnea (CT) nel 1958, ha frequentato il Liceo Scientifico ad Acireale e successivamente a Firenze ha conseguito la laurea in Farmacia. Esercita la professione di farmacista nel proprio paese d’origine. Di temperamento appassionato e poliedrico, si è avvicinato, negli anni di formazione, alla militanza politica, alla studio della musica ed alla pratica teatrale. In tutti questi ambiti ha trasfuso il suo entusiasmo e la sua curiosità intellettuale. Nel 2004 ha conseguito il “compimento inferiore” in tromba. Si è esibito in orchestre di fiati e dal 2003 al 2006 ha dato vita ad un quintetto da camera che ha ricevuto lusinghieri apprezzamenti. Fin dal mitico ’68 con la storica Bencini si è appassionato alla fotografia, seguendone l’evoluzione tecnologica fino all’avvento del digitale. In particolare si è specializzato nella fotografia naturalistica, di viaggio e dei ritratti dal vero. Ha partecipato a diverse mostre collettive ed ha realizzato delle mostre personali: a Zafferana Etnea, a Catania, a Mistretta, a Palermo. Negli ultimi anni ha trasformato la sua passione per i viaggi, per la fotografia e per la scrittura in attività di conoscenza antropologica e in crescita interiore. Ne sono scaturiti tre volumi (Deccan, SBC edizioni, 2010; Dharma, Robin Edizioni, 2012 e La terra dei Kalinga che uscirà ad ottobre 2014) che non sono asettici reportage di viaggio, ma itinerari spirituali e occasioni di meditazioni sull’esistenza. Conosce l’Etna ed il suo territorio e ne apprezza le storie e i cibi tipici.

 
 

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