Le fil des traversées è la raccolta d’esordio di Anna Ayanoglou, nata in Francia nel 1985 da madre francese e padre greco. Dopo studi di lingua e letteratura russa a Parigi, nel 2011 è partita all’estero, prima in Lituania e poi in Estonia, dove ha insegnato francese. L’esperienza è al centro di questa prima raccolta, edita da Gallimard nel 2019 e accolta con favore sia in Francia che in Belgio, dove l’autrice vive dal 2014.
In origine, una spinta: lasciare il luogo natio, allontanarsi da una palude fatta di “cuori secchi, / culi stretti e pance piene” (“Fiori secchi”) che minaccia di prosciugare la vita, o meglio: la vita-scrittura, l’unica possibile per Ayanoglou. Il testo di apertura, “Il richiamo”, ha la limpida risolutezza di un manifesto: “voglio vedere, diventare la straniera / e intera darmi all’ignoto / non costruirò mai / dove mi sono assemblata”.
Rispondere al richiamo significa quindi mantenersi in vita, registrando, come una pellicola, impressioni, volti e paesaggi, che la parola poetica rielabora e sviluppa nella camera oscura della scrittura. E così, come da un treno che attraversa la Lituania e l’Estonia, ma anche Parigi e Bruxelles, vediamo scorrere archi e piazze, donne di granito e gatti di pietra, bar e granai, incroci e casermoni dalla “bianca schiena staliniana”.
Appassionata di poesia straniera, Ayanoglou ha ideato il programma radiofonico “Et la poésie, alors?”, trasmesso dall’emittente di Bruxelles Radio Panik, in cui presenta testi poetici dal mondo intero, letti in lingua originale e in traduzione francese. Oggi sta lavorando alla quinta raccolta, in cui porta avanti la sua ricerca poetica sul rapporto tra psiche e vita, tra luoghi fisici e spazio interiore. E lo fa senza mai scordare il monito che rivolge a se stessa in un testo ancora inedito intitolato “L’être qui marche”: “Attenta, però / a non inseguire una sterile quiete / — sei nata per essere attraversata”.
Dalla Prefazione della curatrice Francesca Spinelli.
Ti conosco come responsabile della rubrica Poesia su Internazionale e come curatrice di Attingere agli uccelli (Valigie Rosse, 2023) della poeta-psichiatra Ouanessa Younsi: puoi dirmi di queste tue due esperienze?
La rubrica è nata nel 2012 su iniziativa di Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale. Si ispira al New Yorker, che ogni settimana pubblica una poesia inedita di autrici e autori contemporanei. In un primo momento lo spazio su Internazionale è stato curato da Fabio Pusterla e proponeva una selezione di testi di autrici e autori stranieri, tratti da volumi già disponibili in italiano. Nel 2013 si è deciso di proporre solo testi inediti in italiano, ed è allora che sono subentrata, inizialmente come unica traduttrice, dal francese e dall’inglese, e poi, rapidamente, coinvolgendo altre traduttrici e altri traduttori (tra cui un certo Dario Borso…). Mauro Bersani mi ha consigliato alcuni nomi, poi, attraverso un effetto di rete, si è costituita una meravigliosa e nutrita squadra (troppo nutrita per essere presentata qui!). In tanti anni la rubrica ha permesso di far scoprire voci meno note della poesia straniera contemporanea – di farle scoprire a chi ci legge, ma anche a chi di noi è sempre alla ricerca di nuovi testi da proporre. Non è l’unico frutto di questo spazio dedicato alla poesia: ne sono nati scambi, incontri, amicizie. E progetti letterari, il che mi porta alla raccolta di Ouanessa Younsi. L’ho scoperta nel 2021, durante la prima edizione di Poetik Bazar, una fiera della poesia che si svolge a Bruxelles, dove vivo. È un testo che mi ha colpito molto, dedicato alla nonna dell’autrice, malata di Alzheimer. Ouanessa, che come scrivi è psichiatra oltre che poeta, ha trovato le parole per rendere il disgregarsi di un’identità e al tempo stesso descrivere la realtà percepita da quello sguardo vacillante. È anche una riflessione poetica su come ci si prepara al lutto, o si tenta di farlo. Dopo aver tradotto un testo della raccolta per la rubrica, ho proposto il volume a Valerio Nardoni di Valigie Rosse (anche lui collaboratore della rubrica), che lo ha selezionato per il Premio Ciampi Valigie Rosse 2023. Proprio da poco ho saputo che Ouanessa Younsi verrà a Bruxelles a settembre, invitata da Poetik Bazar, e potremo così finalmente incontrarci.
Adesso questa raccolta di Anna Ayanoglou: come è nato il progetto?
Anche qui c’è lo zampino della rubrica. Nel 2021 Domenico Brancale mi ha inviato la sua traduzione di un testo di un’autrice franco-greca che non conoscevo: era Anna. Leggendo i suoi versi, ho sentito di nuovo qualcosa scattare dentro di me. Facendo qualche ricerca su di lei ho scoperto che viveva a Bruxelles, per la precisione dietro casa mia. Ci siamo incontrate e le ho detto che mi sarebbe piaciuto tradurre la sua raccolta d’esordio, Le fil des traversées (Gallimard 2019). Abbiamo ottenuto un finanziamento della Regione Wallonie-Bruxelles e la traduzione è uscita a maggio del 2025 per Valigie Rosse, con cui mi sono ancora una volta trovata benissimo, per la cura e la dedizione di Valerio e dei suoi colleghi.
Cos’è per te il tradurre in generale?
Ricordo la prima volta che mi fu rivolta la domanda, una vita fa, durante un’intervista a Radio Radicale. Avevo parlato del piacere che provavo nel trovare di volta in volta la soluzione a un problema, un piacere intenso, simile a quello provato a scuola quando risolvevo equazioni. Si tentano varie strade, come in un labirinto, e a volte più strade portano a una soluzione. Ma di solito una sola procura quel senso di perfetto incastro tra ciò che il testo originale – la parola, la frase, il ritmo – fa risuonare in noi e l’equivalente che abbiamo creato. È un’esperienza molto concreta, fisica, come quando ascoltiamo degli accordi consonanti. Ma perché questo processo abbia inizio, dev’esserci una scintilla iniziale, un desiderio d’impossessarsi di un testo, di farlo proprio. Un giorno ho fatto notare ad Anna che tendo a usare il “noi” quando parlo di Il filo delle traversate, come se l’avessimo scritto insieme. In un certo senso è così, ha risposto. Ed è vero che abbiamo dedicato molte ore ai miei dubbi di traduzione, analizzando sfumature, connotazioni, differenze linguistiche. Il fatto di potersi incontrare con facilità ha reso il tutto ancora più piacevole e stimolante.
Mi puoi sintetizzare il nocciolo del suo poetare?
Anna racconta spesso di essere stata segnata da un’antologia della poesia irlandese uscita nel 1996 per Verdier (Anthologie de la poésie irlandaise du xxe siècle, a cura di Jean-Yves Masson). Vi ha ritrovato la stessa vena narrativa, anche prosaica, che animava i suoi primi versi, vena che ha sviluppato negli anni (oggi sta lavorando alla sua quinta raccolta). Da un lato, quindi, il suo è un universo poetico iscritto nella temporalità e nella quotidianità, di cui riconosciamo molte coordinate. Tra i temi che affronta ci sono la famiglia, le origini, il lavoro, l’aborto, l’amicizia e l’amore, la voglia di cambiamento e il terrore dell’involuzione. Al tempo stesso è un universo estremamente personale, perché il suo modo di stare al mondo (alternando slancio e disillusione, apertura e ripiegamento, ammirazione e sarcasmo, a volte disgusto) si traduce in una musica inconfondibile, attraverso cui Anna ricostruisce l’esperienza della vita, con lucidità, senza mai cadere nell’eccesso di emozione o di astrazione.
Puoi scegliere per i lettori de l’EstroVerso un paio di poesie che ritieni più indicative?
Difficilissimo per me scegliere, ma vorrei accostare queste due poesie, perché rileggendo la raccolta mi sono resa conto che un filo le collega, come fossero l’ouverture e il finale dell’esperienza vissuta da Anna in quegli anni in Lituania e in Lettonia.
FUGA
Un taxi nel bosco, la casa dei tuoi ospiti
così nascosta che non vi trovava
Tornando, il sorriso dell’autista
per il tuo russo incontinente
Sobbalzi nella lingua – l’ubriachezza
o forse la notte, ti ci scrollavi dentro
Alla periferia un ghiribizzo
– scendere qui, molto prima dell’arrivo
Prendere la tua strada dall’orizzonte
lasciar venire il familiare
*
Un clamore all’incrocio coprì
lo schiocco dei tuoi passi –
un fiotto di giovani, petto offerto
fendeva la notte dal mezzo
trascinando vocali e sibili
– ti avvolse nella sua intimità
E nel raggiungere il tuo nido provare –
dall’impossibile del quartiere natio
alle traversate senza paure, la gioia
la gioia dell’improbabile.
FUGUE // Un taxi en forêt, la maison de tes hôtes cachée / si profond qu’il ne vous trouvait pas // Au retour, le sourire du chauffeur / face à ton russe incontinent // Des cahots dans la langue – l’ivresse / ou bien la nuit, tu t’ébrouais dedans // À la périphérie une tocade / – descendre là, loin avant l’arrivée // Prendre ta rue par l’horizon / laisser venir le familier // * // Une clameur au croisement / couvrit le claquement de tes pas – // un flot de jeunes, gorge offerte / fendait la nuit par le milieu // charriant voyelles et chuintements / – t’enveloppèrent dans leur intimité // Alors ce sentiment en atteignant ton nid / de l’impossible du quartier natal // aux traversées sans peurs, la joie / la joie de l’improbable.
SERE INNEVATE
Le case basse prendono il loro colorito notturno –
ai piedi la neve e la luce
questa neve che tenere fa le cadute, credi
che ti salverà?
– non credi nulla, ti riposi
i suoi eccessi contengono i tuoi
Quando incroci un passante del luogo
i vostri passi fanno lo stesso rumore –
tu la straniera, d’inverno ti sciogli tra loro
nelle notti più fredde t’illudi di capirli
Le finestre si accendono su un mondo
irraggiungibile, d’inattesa dolcezza
Con ogni inspirazione sfiori il sapore del bosco –
lascia che duri, non rientrare ancora
tornare a casa è ritrovare l’esilio.
SOIRS DE CONGÈRES // Les maisons basses ont pris leur teint de nuit – / la neige et la lumière aux pieds / cette neige qui attendrit les chutes, tu crois / qu’elle te sauvera ? / – tu ne crois rien, tu te reposes / ses excès contiennent les tiens // Quand tu as croisé un passant de là / vos pas ont fait le même bruit – / toi l’étrangère, l’hiver te fond en eux / au plus froid de ses nuits tu croirais les comprendre // Les fenêtres s’allument sur un monde / hors d’atteinte, étonnamment doux / À chaque inspiration tu frôles le goût du bois – / laisse durer, ne rentre pas encore // regagner la maison, c’est retrouver l’exil.
In copertina, libro, autrice, curatrice.









