IL ROMANZO ABITA QUI (“Il borgo del malcontento”, Sacha Naspini)

IL ROMANZO ABITA QUI
Romanzo che scegli, Paese che vive

 

 

IL ROMANZO ABITA QUI (Romanzo che scegli, Paese che vive). Questa rubrica vuole guardare a quei libri di narrativa moderna in cui il “luogo” di ambientazione del romanzo è un Paese, una città, un borgo, un’isola, lo spazio collettivo di un territorio ben circoscritto.

Accogliendo sotto il termine “Paese” tali ambiti, poco importerà che si tratti di un libro di ultima, recente o vecchia pubblicazione se questo vive e fa più che contestualizzare il racconto, se dà senso al romanzo al pari dei protagonisti e soprattutto se è il vero e primo motivo ispiratore del romanzo.

Non è alla letteratura di viaggio in sé che qui si guarda, né si vuole fare critica letteraria sui luoghi, o ancora, esaltare appunto quelli della letteratura per promuoverli a “luoghi letterari” o rilanciarne il nome se già lo sono divenuti.

I luoghi d’ambientazione sono perciò, per questa rubrica, la discriminante di narrazioni di pregio, indipendentemente dal fatto che rispecchino quelli reali riportando fedelmente il nome, velandolo dietro un’alterazione dell’etimologia o addirittura inventandolo ex novo. E come la scrittrice Sandra Petrignani nel suo “La scrittrice abita qui” (Neri Pozza Editore, 2002) postula la tesi secondo cui «una casa dice la verità su chi la abita», qui si cercano luoghi che in un romanzo vivono la verità, intendendo come tale quella che si rivela in un arco temporale ben definito.

 

Il borgo del malcontento di Sacha Naspini

 

Sembra un luogo immaginario. Quale paese potrebbe chiamarsi Le case del malcontento! Fin dalle prime pagine, richiamata costantemente, è l’area geografica in cui sorge. L’autore Sacha Naspini (Grosseto 1976) – sceneggiatore e collaboratore come editor di varie case editrici – continua a scriverne qui come nei libri precedenti (L’ingrato, I sassi, I Cariolanti, Le nostre assenze, Il gran diavolo) definendola la sua «matrice nel mondo». «Volevo immortalare l’indole della terra da cui vengo, la Maremma toscana, mettendo in scena una sorta d’inconscio collettivo. Ho voluto raccontare il piccolo per dire il grande, nel tentativo di toccare temi universali. Raccontare questo cuore con la buccia spessa, l’amarezza sanguigna, l’ironia e la resa al vivere di un pezzo di provincia».

Così esprimendosi nel corso di una presentazione de Le case del malcontento (Edizioni E/O, febbraio 2018) tenuta a Catania nel 2019, Sacha Naspini ha aggiunto che si tratta del luogo dove ha trascorso l’infanzia, svelandone il vero nome.

Roccatederighi, ph Lucia Russo

Romanzo corale, scritto come un’antologia di voci narranti a turno, si sviluppa delineando gli intrecci di vita degli abitanti e il profilo del luogo, quasi a sé, staccato dal resto del mondo. Geografia esteriore del luogo e geografia interiore dei personaggi s’intrecciano e specchiano nel tema del doppio. A Le case tutti i personaggi sono come le pedine di una scacchiera (dove gli scacchi sono il gioco praticato da molti), apparenza e verità si sovrappongono. Sotterfugi, miserie, vizi, superstizioni segnano la vita quotidiana dei residenti descritti con un linguaggio anche crudo, un po’ eco del gergo toscano e di espressioni forti. «Maremma bestia, Maremma maiala! – spiega Naspini – È un gesto che racconta molto. Queste espressioni caratterizzano molto il modo di questa gente di stare al mondo».

Su tale sfondo, il rientro inatteso di Samuele – giovane bel nipote dell’Esedra, additato come “mostro” per essere stato accusato di femminicidio in un processo che però è stato sospeso – apre il cuore della trama. La sua presenza in paese semina scompiglio, accende micce e dà il via al racconto impietoso dei molti vizi e delle pochissime virtù dei locali. Sarà tuttavia grazie a lui che il borgo si scuoterà dal torpore e tornerà a parlare d’amore.

Il romanzo – che è anche memoir storico – rievoca l’arco temporale tra il primo dopoguerra e la fine degli anni ’90, quindi la guerra, la Resistenza, la tragedia della miniera locale di Ribolla, il definitivo declino economico della regione, l’emigrazione prima e l’immigrazione poi. E la Maremma, a due passi da Roma, da Firenze, da Siena, dall’isola d’Elba, eppure distante come fosse distaccata e impenetrabile, luogo dove per l’autore «l’uomo che la abita esce da quelle zolle, e si porta dietro quei fanghi malsani».

Roccatederighi, ph Lucia Russo

Nella realtà fisica il luogo d’ambientazione del romanzo è Roccatederighi, un borgo-castello in provincia di Grosseto. Arroccato in cima a una collina raggiungibile dopo una serie di tornanti come altri borghi medievali della Toscana, nell’affaccio dai suoi massi ha il respiro di un’enorme vista panoramica su una valle verdissima, mentre l’abitato (circa 700 le persone) è chiuso e stretto tra ripide scalinate – alcune delle quali buie poiché sottostanti a bassi archi a volta – da una casa all’altra. Pochi gli abitanti in strada. La sensazione che le case predominino su una vita nascosta aldilà delle finestre, la cupezza che ritorna dalle pagine del romanzo, e l’ironia feroce che Naspini prende a voce identitaria, ovviando al vernacolo, è a caratteri cubitali sulla locandina di un quotidiano della provincia. Un’atmosfera tra il gotico e il noir.

Roccatederighi, ph Lucia Russo
Roccatederighi, ph Lucia Russo

A tre anni dalla sua uscita, Le case del malcontento continua ad essere venduto, letto e attenzionato, rivelandosi un long seller. Vincitore premio Città di Lugnano, premio Città di Cavefinalista premio Città di Rieti, è uscito in Corea del sud, e a breve in Grecia, in Croazia e in Cina. Inoltre, il 3 giugno p.v. tornerà nelle librerie italiane in formato tascabile, versione che si affianca a quella del formato standard, indicando la fiducia degli editori nel rilancio.

Il filone narrativo territoriale che Sacha Naspini ha interrotto con Ossigeno (E/O, 2019) – da lui definito «affresco territoriale» – riprende in Nives (E/O, 2020) in uscita sul mercato internazionale nei prossimi giorni.

I luoghi de Le case del malcontento e dello scenario maremmano circostante arriveranno anche al pubblico televisivo. I diritti del libro sono stati acquistati già nel 2019 dalla Jean Vigò Italia (la casa di produzione de La Vita è bella). La pandemia si è interposta alla scrittura della sceneggiatura ma dal prossimo giugno dovrebbe riattivarsi la fase produttiva della fiction tratta dal romanzo.

Roccatederighi, ph Lucia Russo
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