Monet St. Lazare StationParis
 
Ignori betulle seduta sul treno, giraffe con foglie sui costati e sulle braccia. O forse no.
Neve? Ancora no: è glassa per dolci, velluto di prete, farina per pane, sangue in anemia.
Le tue mani agitano anelli con pietre vissute una volta in un fiume o in un mare o nella roccia che qualcuno ferì per la superbia di una donna.
Hai nera la chioma sopra un volto impallinato o impallidito, sotto un cappello con polvere di baldanza. Una piccola borsa rossa abbandonata accanto a te nel sedile. Ecco l’apparenza di una viaggiatrice.
Andare oltre.
Andare oltre il tuo sguardo fuggiasco, impazzito, maldestra menzogna che non mostri i ghiacciai sotto i corpi danzanti, i cavalli che spezzano il vento, le velette censura di bocche.
Andare oltre gli imperi sbriciolati, il pettegolezzo servito su argenti da portata, l’arguzia di rigirarsi in bocca una parlata francese che fa tanto nobili, ma per favore! Tu, viaggiatrice su un treno, sei stata spalmata su merletti stirati dai servi. Le carrozze a cavallo furono ammaestrate dai tuoi cocchieri. Tu stessa eri ammaestrata al lusso diritto di nascita.
Poi.
Poi si sciolgono i ghiacci, si ribellano le serve, imbizzarriscono i cavalli. La caduta ha suono di tuono e di nebbia.
Hai perduto un amore?
Non rispondi. Ascolti l’andare del treno, e neppure. Ascolti il torto subìto diventato serpe attorno ai tuoi polmoni. Il perduto striscia in quel delicato tratto che collega il cuore al pianto.
Era solo una scala in discesa verso il non senso il tuo esserti sentita inopportuna, per un uomo, vero? L’amore che inganna, l’amore sudario: quanta letteratura in proposito. E la letteratura è lo specchio dei viventi. Questo amore mantello, guanto, orpello. Ci sei cascata, sognando sognando. Hai occhi impazziti, spaventi il paesaggio oltre i finestrini del treno. Annichilisci le nubi. Terrorizzi gli aliti degli altri passeggeri, che non sanno, che non chiedono, che sentono freddo come di fronte a una morte di ciò a cui si aggrappano: le illusioni. Tu, viaggi verso un treno che va, poi si ferma, poi riparte e sbatte le ciglia. Stringe forte gli occhi quando lo accogli così caramente: amante che sbrana.
Hai sedotto il treno, immortale tuo malgrado Anna Karenina.
 
 
 
 

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