Silvia Argiolas
Silvia Argiolas



“Less is more”.
Eccolo lì il senso della sottrazione indebita della percezione.
Della vita stessa.
La mancanza di voce, di pancia e presenza.
Pur sempre levigare e andare a togliere un sistema infinitesimale di piccoli capricci, tutti travestimenti di compensazioni.
Giochi linguistici spigolosi e laceranti, e a stracciarsi è solo la lingua tenuta a bada.
“Light”, una sigaretta per riempirsi la bocca di anidride carbonica, e il catrame dentro l’anima mi chiede pietà, perché a lui imputo il mio soffocare tossico, lui che colpa non ha, se non quella di essere espulso fuori insieme a grida.
“Light”, una miscela di luppolo e gran turco, e siamo tutti figli della terra, bile color oro/merda del mondo, e non pesiamo niente. La birra finirà dentro lo sciacquone, con validità artistica a girare dentro il vortice della porcellana, bianca e presuntuosa di purezza, e odorerà dello sporco dei reni, che non depurano niente, stanno solo un po’ più in alto dal punto più basso del nostro piacere.
Questi pensieri orgiastici mi beffano e sono tutti figli miei.
“Light”… Leggera anche l’anima quando si arrende al sogghigno, alle coincidenze dei macigni macinati da altre mani e tradimenti.
Fossi Sisifo condannato a spingere il masso per l’eternità, sul pendio delle mie stronzate, mi fermerei ad accendere una sigaretta.
Tanto è leggero, anche quello.”
 

(Erica Donzella)

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