Laura Giurdanella, “l’ascolto della parola dei poeti può creare le condizioni per una nuova grammatica delle relazioni”

Laura Giurdanella, “l’ascolto della parola dei poeti può creare le condizioni per una nuova grammatica delle relazioni”

Domani (martedì 17 aprile 2018) al Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM) si terrà la “Giornata Internazionale di Studi Ungaretti e la ricerca dell’altro”, organizzata con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Institut Français Italia. Il convegno è organizzato, con lo staff del CINUM (Centro di Informatica umanistica), dalla dottoressa Laura Giurdanella, vincitrice del Bando Cassini 2017, che abbiamo intervistato.

Com’è nata e come si è sviluppata l’idea di questa giornata Internazionale di studi organizzata con lo staff del CINUM (Centro di Informatica umanistica)?
La “Giornata Internazionale di Studi Ungaretti e la ricerca dell’altro” nasce in seguito alla mia partecipazione al Bando Cassini 2017, indetto dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut Français Italia. L’iniziativa è il frutto del partenariato italo-francese indirizzato ai dottorandi delle università italiane con lo scopo di sostenere l’organizzazione di giornate di studi italo-francesi e di favorire le relazioni tra giovani ricercatori italiani e centri di ricerca e università francesi. Per tale motivo, interverranno docenti dell’Université Paris Sorbonne insieme ad altri dell’Università degli Studi di Catania.
La procedura di partecipazione prevedeva l’invio di una proposta di giornata di studi che è stata poi valutata positivamente dal comitato scientifico delle istituzioni organizzatrici, le quali hanno infine elargito un finanziamento per la realizzazione della stessa. “Ungaretti e la ricerca dell’altro” è strettamente correlata alle mie attuali ricerche sull’influenza della matrice ‘mediterranea’ nella poesia di Ungaretti e sulla loro applicazione nel campo dei beni culturali. Studi, questi, che rientrano nell’ambito del Dottorato di ricerca in Studi sul Patrimonio culturale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania. Ricordiamo che Ungaretti è sì figlio di italiani, ha sì viaggiato in Europa formandosi come uomo e come intellettuale, ha sì assorbito la lezione simbolista francese, ma, a mio avviso, la sua poesia non sarebbe stata quella che noi oggi conosciamo e apprezziamo se non fosse cresciuto in Egitto, in un clima multiculturale come quello che si respirava nell’Alessandria del secolo scorso. I suoi versi non avrebbero ospitato quelle immagini, quei simboli, quei suoni che lo hanno reso tra i maggiori poeti del Novecento italiano se la sua ispirazione non fosse stata influenzata da “paesaggi” mediterranei che sono “forma mentis” e “cordis” dei suoi componimenti. Ai fini dell’organizzazione dell’evento, preziosi e proficui sono stati il confronto e la collaborazione con i docenti e i colleghi dottorandi del Centro di Informatica Umanistica, che colgo l’occasione di ringraziare.

La giornata si pone come obiettivo lo studio dell’opera ungarettiana in chiave relazionale, possiamo esplicitarne i tratti salienti?
Leggere l’opera ungarettiana in chiave relazione significa riconoscere che l’incontro e il dialogo con l’alterità – intesa ora in senso spaziale, temporale, ora culturale, letterario, artistico e spirituale – si rivelano essere momenti indispensabili del processo di costruzione dell’identità del poeta.
Nato ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di immigrati italiani nel 1888, Giuseppe Ungaretti cresce in una metropoli, punto di incontro e di contaminazione di differenti culture. È qui che, sin dall’infanzia, respira quei valori di tolleranza, di fraternità e di rispetto verso l’alterità che farà suoi nel percorso della sua esistenza. Partito per la Francia, diventa un intellettuale a fianco delle avanguardie letterarie, artistiche e culturali di Parigi, un poeta – dopo l’esperienza traumatizzante delle trincee della grande guerra –, un traduttore e poi ancora un critico d’arte, sempre sradicato e nomade, alla ricerca di una «terra promessa». La relazione è ricerca dell’altro e tale tensione diviene nutrimento per l’individuo. Non v’è un io isolato dal mondo così come non v’è un io senza gli altri e la poesia non può non rispecchiare tale rapporto. E quello di Ungaretti è in fondo un cammino di ricerca dell’altro, di compartecipazione con il «fratello» per scoprirsi membro della grande famiglia umana. A titolo di esempio, basti pensare alla lirica “Fratelli” in cui il giovane soldato, durante una notte in trincea, si rivolge ai combattenti nemici con l’appellativo «fratelli» poiché l’esperienza della fragilità umana e della caducità delle cose divengono presa di coscienza del valore sacro sia della parola ma “in primis” dell’esistenza.

“Cerco un paese innocente”. È il titolo dell’itinerario ungarettiano tra poesia e musica proposto in collaborazione con il “Teatro alla lettera”. Può dirci come sarà articolato? Chi potrà partecipare?
Ponendoci tra gli obiettivi quello di suscitare nelle nuove generazioni interesse e passione verso la poesia, abbiamo immaginato di mettere in atto modalità vive e creative di accostamento alla parola di Ungaretti. Il risultato è l’itinerario «Cerco un paese innocente», nel quale i suggestivi luoghi del Monastero diventeranno idealmente le tappe della Vita d’un uomo: in una passeggiata ‘ungarettiana’, i partecipanti, tra cui gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, dei corsi di laurea triennale e magistrale del DISUM, potranno fare esperienza della poesia attraverso la lettura musicata di versi in lingua italiana e francese. L’itinerario anzitutto è stato concepito come un percorso di scoperta della poesia ungarettiana e riflette principalmente la vocazione al viaggio del suo protagonista che, nomade e girovago, si pone alla ricerca di una «terra promessa». Tale cammino è per il poeta cosmopolita linfa che nutre la sua anima e pervade la sua poesia e cela anche un lavoro di scavo nella parola, motivo per cui imprescindibile sarà l’ascolto dei suoi componimenti che più sono rappresentativi della sua biografia ma anzitutto della sua evoluzione poetica. Ad accompagnare la nostra ‘conversazione’ con Ungaretti saranno le voci e le note degli studenti del Centro di Poesia Contemporanea di Catania e della compagnia del Teatro alla Lettera dell’Università degli Studi di Catania. L’itinerario consta di 8 tappe, si snoda sui tre livelli del Monastero e avrà una durata di circa 50 minuti. Gli iscritti saranno suddivisi in gruppi per consentire una migliore fruizione del percorso e partiranno secondo una turnazione.

La poesia può aiutarci a risanare la capacità di vivere pacificamente in diversi contesti culturali, ampliando e, dove necessario, ridefinendo i nostri reciproci “confini”?
A mio parere, in un momento storico, come quello attuale, in cui le categorie del vivere insieme ruotano attorno ai concetti di identità, appartenenza e integrazione, l’ascolto intimo o condiviso della parola dei poeti può creare le condizioni per una nuova grammatica delle relazioni: la poesia può assumere un ruolo cruciale nel percorso educativo della persona poiché spinge alla riflessione e ad avviare percorsi di ricerca.
Nello specifico, la poesia ungarettiana rappresenta una delle voci più emblematiche di una letteratura che supera i confini geopolitici e che si costituisce in virtù di rapporti interculturali. Lo stesso poeta nella lirica Italia si definisce «frutto / d’innumerevoli contrasti d’innesti» e non è forse un caso che lo affermi nella sua primissima raccolta e in un componimento in cui delinea il ruolo del poeta e il valore della patria. «È un’abitudine presa dall’infanzia quella di dare, certo, un’importanza alla propria nazionalità, ma insomma di non ammettere che non potesse essermi fratello chi ne avesse un’altra» (G. Ungaretti, Note a Vita d’un uomo. Tutte le poesie, a cura di C. Ossola, Mondadori, Milano, 2009, p. 738). Egli stesso àncora la sua esperienza, biografica e poetica insieme, nel segno di una contaminazione culturale di cui è autentica sintesi.

Laura Giurdanella è Dottoranda in Studi sul Patrimonio Culturale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM) dell’Università degli Studi di Catania, per aver presentato un progetto di ricerca sulla matrice mediterranea della poesia di Giuseppe Ungaretti. La prospettiva di studi mira a proporre un Ungaretti non più solo erede della tradizione simbolista e avanguardista, di ascendenza europea, ma altresì figlio di una dimensione arabo-mediterranea. Si prevede infine l’applicazione ermeneutica dei risultati ottenuti in ambito letterario alla conoscenza e fruizione dei beni culturali. Attualmente, per essersi aggiudicata la borsa ERASMUS +, risulta Dottoranda anche all’Université Paris Nanterre (Ile-de-France, Francia) dove conduce le sue ricerche per la tesi di dottorato. 
Nel 2017 vince il Bando Cassini, indetto dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut Français, con una proposta di giornata internazionale di studi dal titolo Giuseppe Ungaretti alla ricerca dell’altro che vede la partecipazione di docenti dell’Université Paris Sorbonne e del Dipartimento di Scienze Umanistiche.
Nel 2016 ha tenuto un seminario dal titolo “L’arte di tradurre secondo Ungaretti” rivolto agli studenti iscritti al Corso di Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Comparate del DISUM. A partire da riflessioni epistemologiche nell’ambito della traduttologia, delle letterature comparate e degli studi di intertestualità, ha potuto tracciare le diverse déclinaisons dell’Ungaretti traduttore, proponendo degli exempla di analisi testuale contrastiva.
Nel 2015 ha conseguito, presso l’Università degli Studi di Catania, col massimo dei voti e la lode, la Laurea Magistrale in Lingue e Culture Europee ed Extraeuropee con una tesi in Letteratura italiana contemporanea. Dopo un periodo di ricerca tesi a Parigi, ha discusso la tesi “«Scavata è nella mia vita come un abisso». La levure baudelairiana nel primo Ungaretti” in cui si mettono in rilievo, attraverso il sistema concordanziale, le affinità testuali tra Ungaretti e Baudelaire, due dei massimi esponenti della modernità letteraria. L’esito finale di tale lavoro è un saggio che è in corso di pubblicazione.
Nel 2012 ha conseguito, presso la stessa Università e con la stessa votazione, la Laurea Triennale in Lingue e Culture Europee, con un elaborato in Letteratura francese contemporanea dal titolo “Max Jacob: du Cornet à dés aux Derniers poèmes en vers et en prose” redatta integralmente in lingua francese. Nata da un periodo di ricerca tesi durante il soggiorno ERASMUS a Clermont-Ferrand (Auvergne, Francia), la tesi ha perseguito l’obiettivo di mostrare l’evoluzione e la maturazione del mondo artistico e spirituale del poeta, per coglierne appieno la complessità, l’originalità e conferirgli la dovuta dignità di grande poeta del XX secolo. Tale lavoro è incluso nella Bibliographie du Poème en Prose de Max Jacob (Université Toulouse 2 – Jean Jaurès) a cura di Patricia Sustrac, presidente dell’Association Les Amis de Max Jacob e direttrice della rivista «Cahiers Max Jacob».
Durante il percorso di studi ha conseguito, parallelamente ai corsi di lingua e letteratura straniera, le certificazioni linguistiche di lingua inglese, tedesca e francese (quest’ultima di livello C2) presso l’Université Blaise Pascal di Clermont-Ferrand. Studiosa delle dinamiche della glottodidattica, dopo aver seguito il corso di Didattica delle lingue moderne, ha ottenuto nel 2015 la Certificazione CEDILS di Didattica dell’Italiano a Stranieri rilasciata dall’Università ‘Ca Foscari di Venezia.
Nell’ambito accademico, ha svolto per due anni il Tutorato di Lingua Francese a studenti dei corsi di laurea in Lettere, Filosofia, Beni Culturali e Scienze della Comunicazione. Inoltre, dal 2015, anno della riattivazione di «Siculorum Gymnasium. A Journal for the Humanities», storica rivista letteraria delle facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, riveste il ruolo di redattrice nella sezione “BiblioSicily”.
Ha assunto l’incarico di Assistente di Lingua Italiana, nell’a.s. 2011/2012, presso il liceo Albert Londres di Cusset (Vichy, Auvergne), nell’a.s. 2015/2016, presso i licei Jean Macé, Émile Zola e Bréquigny di Rennes (Bretagne, Francia). In occasione dell’ultima esperienza, ha raccolto in volume, secondo le recenti teorie di glottodidattica, il materiale didattico utilizzato durante le sue lezioni. Ne nascerà un manuale di glottodidattica dell’italiano a stranieri, in cui sono presenti elementi di lingua (morfologia, fonetica, sintassi) e di cultura italiana (tra gli altri, storia, geografia, storia dell’arte, letteratura, cinema, educazione civica, sport).

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