l’editore racconta…WhiteFly Press

l’editore racconta…WhiteFly Press

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Curioso è forse il “movente” o, paradossalmente, l’assenza di un reale movente all’origine della costituzione di WhiteFly Press. Né io né il mio socio Gionata Chierici pensavamo davvero di diventare un giorno editori. Circa un anno fa, scopro a Parigi le raccolte di poesie di Dan Fante, traduco la prima in italiano, la sottopongo all’autore e, ottenuto il beneplacito, inizio a proporla ad alcune case editrici. Dai nomi più grossi a quelli medio-piccoli ma intraprendenti. Tutti interessati alla pubblicazione (e particolarmente motivati dal cognome Fante più che dalla natura dell’opera…) eppure arrivavano solo proposte a dir poco da “banditi” che non osavo neppure comunicare all’autore. Lo scoraggiamento iniziale ha lasciato presto il posto alla follia lucida e, rassicurati dalla benedizione dei Fante, abbiamo fatto il passo.

Qual è la vostra linea editoriale?

Possiamo riassumerla in quello che è diventato il nostro motto di battaglia: “Not trendy, not trash, just true”. Non seguiamo le tendenze del mercato letterario, sempre più assetato di mercanzia commerciale e vendibile. Da qui la scelta di esordire con la collana di poesia The Raven e con, non una, bensì due raccolte. Tanto perché il messaggio fosse chiaro. Ci interessano autori con una penna originale e innovativa, capaci di mettere in discussione la forma e i contenuti dei vari generi letterari. Scritture forti e toccanti ma non per questo “pronte a tutto” se ciò significa perdere di vista una qualche estetica, per quanto sui generis. Quindi niente letteratura spazzatura o spinta oltremisura verso la sperimentazione. La comunicazione diretta, d’impatto, semplice e umana resta il presupposto di base. Meglio se poi dalle parole dell’autore, siano esse in versi o in prosa, sgorga con franchezza il suo quotidiano da condividere col lettore. L’opera ci guadagna in autenticità e forza, e l’autore in simpatia!

Viviamo nell’epoca delle facili pubblicazioni, in che modo un editore può (deve) salvaguardare l’autenticità della cultura?

Per prima cosa facendo l’editore e non il tipografo o il semplice appassionato di letteratura… Operando come imprenditore della cultura e sobbarcandosi i conseguenti rischi economici. Il nostro rifiuto dell’editoria a pagamento è categorico. Il rispetto, la fiducia (che si traducono in investimento “affettivo” e finanziario) nei confronti dell’autore e del suo lavoro creativo sono la condizione necessaria per l’editore per porsi quale rispettabile ed efficace operatore culturale. E questa non è teoria spicciola: quando si devono fare i conti con costi di stampa, acquisizione di diritti esteri, riconoscimento e pagamento dei diritti d’autore, spese di distribuzione e promozione si deve avere, se non la certezza, ma per lo meno la forte sensazione che si sta scommettendo su un vincente. Per questo la selezione non può che essere draconiana. La qualità vince sulla quantità. E vincente non è da solo il nome dell’autore ma il valore insito di quella specifica opera che s’intende pubblicare. Gli autori rinomati vanno dove ci sono qualità e serietà, anche se si è agli esordi in veste di editori. Vincente è la sinergia reale che si crea (e ci si dà parecchio da fare per crearla!) tra autore, editore e pubblico. Assicurarsi uno stipendio mensile a spese dello scrittore, specie di quello non ancora affermato, è svendere l’arte per pochi denari. Fare cultura è affare d’incroci di parole, principalmente, parole d’onore.

La vostra casa editrice è dedita alla poesia. In che modo è possibile riconoscere un vero poeta e, conseguentemente, selezionarlo per la pubblicazione?

In effetti la nostra predilezione, giudicata suicida, va alla poesia (anche se apriremo le porte autunnali alla prosa…) ma ad un certo tipo di poesia. Non abbiamo la presunzione di possedere la ricetta, né conoscere gl’ingredienti della “vera poesia”. Speriamo però avere naso per la “poesia vera”. Quella che sappia parlare alla gente, specie se a digiuno poetico, specie ai giovani. Poesia etichettata a volte come anti-poesia (Dan Fante) o poesia schierata (Rondoni). Non c’interessano le catalogazioni semplicistiche e accomodanti escogitate da certa critica. Cerchiamo versi con radici affondate nel quotidiano, nella vita, nella strada. Poeti che non si autolegittimino facendo sfoggio di un linguaggio aulico, asservito all’egocentrismo dell’io-lirico. Poeti che abbiano il coraggio di fare della poesia la loro professione/missione, ma anche “poeti malgrado loro stessi”, poeti a nudo sulla carta, davanti al lettore. Poeti che scuotono, commuovono, provocano, indignano e suscitano emozioni e riflessioni. L’unico sfoggio che ci sentiamo d’incoraggiare è quello dell’onestà intellettuale. Quindi, in sintesi, poeti che scrivono come mangiano e che mangiano come dio comanda!

Quali le peculiarità dei vostri autori?

La peculiarità è forse la loro diversità umana più ancora che stilistica. Non intendiamo andare a pescare in un filone di autori clonati, epigoni gli uni degli altri, riconducibili a tratti personal-letterari comuni. Questo rischierebbe, non solo di rendere, alla lunga, il nostro catalogo scontato e prevedibile, ma anche di esporci a facili etichettature in quanto editori. La diversità di carattere, di vita e di penna è una garanzia di originalità e autenticità. C’è tuttavia qualcosa che accomuna i nostri autori: la professionalità. Niente “maledetti” inaffidabili, incapaci di svolgere con serietà il loro “lavoro” di artisti. Al bando gli autori che “se la tirano”, che non si rendono disponibili a promuovere insieme a noi i loro libri. Le “prime donne” non sono di nostro gradimento, che si tratti di étoiles o  debuttanti della letteratura.

Quali reputate essere – tra i vostri – i libri più interessanti già editi o di imminente pubblicazione?

Come non fare il verso al vecchio proverbio napoletano e uscirsene con “ogni libro è bello all’editore suo!”. Ogni nuova pubblicazione è un parto collettivo, con tanto di paternità/maternità assunte pienamente e vissute forse ben oltre la durata di vita del libro. Gin&Genio di Dan Fante, il primogenito, è notevole per l’audacia, la naturalezza e la forza con cui scardina schemi e preconcetti poetici. Si tira avanti solo con lo schianto di Davide Rondoni è un omaggio agli incontri, all’essere umano, al quotidiano e al divino che è in essi, come un dato di fatto, indipendentemente dal credo che ognuno di noi porta o non porta in sé.

Senza voler privare i lettori del piacere della scoperta e della sorpresa, possiamo anticipare che altrettanto interessanti saranno i racconti di Dan Fante, centrati sulle sue avventure di taxi-driver a Los Angeles; le memorie di Pamela “Cupcakes” Wood che svela la vera natura dell’“uomo” Bukowski con il quale ebbe una lunga e appassionata relazione; un romanzo lirico-eroto-ironico dello scrittore serbo Vladan Matijevic; le liriche taglienti e senza filtri di Maria Marchesi. E non diciamo altro.

Spazio in (ulteriore) libertà…

A volte la libertà è un handicap, non si sa veramente cosa farne… Questa vorremmo utilizzarla per dire, a tutti gli aspiranti scrittori e poeti, che scrivere dev’essere una gioia e non lo sfogo di una sofferenza che altrimenti non trova via d’uscita. Una gioia che richiede il supporto della costanza e dell’impegno per materializzarsi in un’opera dello spirito. L’autodisciplina è altrettanto fondamentale che l’ispirazione. Al pari dell’ironia, anzi, l’autoironia che salva ogni autore da facili e letali scivolate nell’auto-proclamazione. Uno scrittore, ma forse anche un uomo, che si prende troppo sul serio, è all’inizio della fine.

 

 

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