Leggodico  (segnalazioni librarie)

Leggodico (segnalazioni librarie)

4 leggodico Child Hassam
Child Hassam

 

1 leggodicoL’io sospeso di  Marco Maurizi (Jaca Book)

Maurizi inizia con il compiere un veloce viaggio nell’immaginario occidentale per confrontarsi a fondo con la psicoanalisi e giungere poi alla sociologia. L’autore intende svelare come nella società attuale l’ideologia abbia operato una torsione rispetto al significato marxiano acquisito. La critica dell’ideologia non può oggi riguardare il suo carattere di mera rappresentazione: dell’uomo e dei suoi legami. Questa critica non può limitarsi a smascherare cause nascoste, non-dette, manipolazioni operanti in tale rappresentazione. Si tratta piuttosto di cogliere il carattere immaginario di questo sapere, del sapere stesso sui legami. A tale chiusura immaginaria ci ha condotto la forma “spettacolare” della società democratica globale, che ha eroso l’alterità come messa alla prova dell’io nella struttura dei suoi giudizi. Il significato del rapporto con l’altro sembra ridotto a pedina delle proprie azioni, piuttosto che essere sorgente sempre da riscoprire della propria identità. Dove è l’io? È difficile attraversare l’intrico di fantasmi in cui tale io si cerca, quando cerca, di ri-trovarsi. Questo libro fornisce prospettive inedite e preziose su saperi e mappe disciplinari di una scienza dei legami. Il lettore viene condotto in un itinerario che, da Marx a Durkheim, da Bauman a Lacan, da Žižek a Debord, per citare solo alcune svolte del percorso, tenta di forare il sipario di un immaginario strappato dalla sua destinazione.

 

2 leggodicoLa lingua batte… di  Riccardo Lanfranchi (La Vita Felice)

La lingua batte… – scrive in prefazione Diana Battaggia – è un’esile raccolta di 28 testi che attraversano, con ironia e sarcasmo, diverse situazioni della contemporaneità, o meglio, di un’attualità un po’ più dilatata, afferenti alla vita sociale o personale, ma di larga condivisione. L’autore vive con partecipazione il proprio tempo e ne avverte tutta la crisi sul piano politico, economico, etico e comportamentale. La sua attenzione critica ci consegna una classe dirigente deteriorata e arruffona, capace di perorare disuguaglianze per proprio tornaconto. Lanfranchi rileva le contraddizioni e le tratta sotto forma di satira, a volte ricorre anche a toni carnevaleschi, che gli permettono di denunciare impunemente i paradossi corrosivi evidenziati. Il linguaggio scelto dal nostro Pasquino meneghino è volutamente popolare, così come la forma della ballata “libera” vuole assecondare l’aspetto semplice (non semplicistico) del portato. Le frasi fatte, l’attingere a piene mani dai proverbi (fatta salva la valenza della tradizione) sono strategie attuate proprio per irridere le banalità, quasi a sottolineare la piattezza e l’abulía nella quale “i potenti” hanno condotto la gente comune, oscurata nell’inventiva e nel libero pensiero, sempre più abituata a utilizzare il “sentito dire” – che costa meno fatica – piuttosto che argomentare responsabilmente ricercando il significato nelle parole. Senza essere grandi strateghi militari, è risaputo che per combattere un sistema sia preferibile usare gli stessi mezzi: Lanfranchi lo ha capito! “Dietrologie / son belle parole / tanto inchiostro / e poche prove // Dietrologie / ma cosa vuol dire? Varrà la pena / perderci diottrie / a cercar di capire / e sottolineare / teorie alternative / fatti da svelare / a volte l’evento / è proprio naturale / così banale da nasconder nel cappotto / una ghiotta teoria del complotto”.

 

3 leggodicoTutto il mondo è palese di  Antonio Castronuovo (Mobydick) 

Antonio Castronuovo ha dedicato attenzione non saltuaria al genere letterario dell’aforisma. Nel “ritratto critico” dedicato a Cioran (“Belfagor” 2002) egli ha scritto che il genere dell’aforisma fa “intuire la massima incertezza di un mondo nel quale si cerca di delimitare un’isola di stile certo”, che si concentra in “un culmine di disperazione”. Castronuovo ha scritto aforismi di vario tipo e spesso anche aforismi sugli aforismi, in cui ha cercato di chiarire la natura del genere e di tracciare la propria poetica. In Tutto il mondo è palese egli propone l’aforisma minimo, lapidario, che di rado supera la lunghezza di due righe; non a caso uno di essi afferma: “Temeva l’aforisma che superava la seconda riga”. È questa la tradizione più nota del genere, che ha per modelli La Rochefoucauld, Lichtenberg, Wilde, Kraus, Longanesi, Flaiano; l’aforisma condotto all’estrema concisione, per esprimere nel minimo volume la massima potenza dell’idea, non senza un velo di salutare ironia, che tramite la denominazione di “minime” rinvia alle Minime di Alessandro Morandotti (1979 – 1980), aforista tra i più interessanti e defilati del nostro secondo Novecento (estratto dalla premessa di Gino Ruozzi). Di seguito, una breve selezione da Tutto il mondo è palese: – Visse d’arte. Morì di fame. – L’uomo cercava lo stile, l’animale lo aveva. – I guerrafondai manifestarono pacificamente. – Per tutta la vita fu incompreso. Alla fine si sentì genio. – Raccolse l’invito a non leggere nulla d’immorale. Dovette ignorare i capolavori. – Volle vederci chiaro. Si mise a dormire. – Per capire l’ipocrisia frequentava altruisti. – Chiamavano cultura la perenne organizzazione di eventi. – Un folle: leggeva tutti i libri che comperava.

 

 

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