Libri che rubano il sonno.: “Il vestito di mia madre” di Sara Rattaro

Libri che rubano il sonno
rubrica a cura di Agata Cardillo

 

Con “Il vestito di mia madre” Sara Rattaro restituisce voce e profondità a una delle figure più straordinarie (e troppo spesso dimenticate) della storia italiana: Teresa Mattei, la più giovane donna eletta all’Assemblea Costituente.

Nel tempo in cui ricorrono gli ottant’anni della Repubblica Italiana e del voto alle donne, questo romanzo assume un valore ancora più forte: non è soltanto una biografia romanzata, ma un atto di memoria civile. Sara Rattaro sceglie di raccontare una donna che non cercò mai la strada più semplice, ma solo quella che riteneva giusta.

Teresa Mattei nasce a Genova nel 1921, in una famiglia apertamente antifascista. Cresce in un ambiente in cui la libertà di pensiero non è un ideale astratto, ma una pratica quotidiana. A diciassette anni compie il primo gesto destinato a segnare la sua vita: durante una lezione si alza in piedi per contestare un professore che difende le leggi razziali. In un’Italia che pretende obbedienza e silenzio, quella ribellione le costa l’espulsione da tutte le scuole del Regno.

Ma è proprio da quella ferita che nasce la sua coscienza politica. Teresa entra nella Resistenza con il nome di battaglia “Chicchi” e diventa una staffetta partigiana instancabile: viaggi in treno, documenti nascosti nell’orlo della gonna, volantini clandestini stampati di notte, paura e coraggio che convivono in ogni gesto. Sara Rattaro riesce a raccontare tutto questo con una scrittura intensa e coinvolgente, capace di trasformare la Storia in esperienza viva.

Il romanzo ci accompagna anche oltre la Liberazione, fino ai lavori dell’Assemblea Costituente, dove Teresa Mattei porta la voce delle donne e di una generazione che ha conosciuto la guerra ma sogna una società più giusta. Fu lei a insistere affinché nell’articolo 3 della Costituzione venisse inserita l’espressione “di fatto”, sottolineando il dovere della Repubblica di rimuovere concretamente gli ostacoli che limitano uguaglianza e libertà. Ed è ancora Teresa Mattei a scegliere la mimosa, fiore povero ma resistente, come simbolo dell’8 marzo.

Uno degli aspetti più riusciti di questo libro è proprio la capacità di umanizzare un’eroina civile. Teresa non appare mai distante o monumentale: è una ragazza animata da passioni, paure, rabbia e ideali incrollabili. La penna di Sara Rattaro sa restituire il calore degli affetti familiari, il peso delle perdite e la forza delle convinzioni senza mai trasformare il racconto in retorica.

Particolarmente toccante è il riferimento alla tragedia del fratello Gianfranco Mattei, catturato dai nazisti e morto suicida a via Tasso pur di non tradire i compagni. Un dolore che accompagnerà Teresa per tutta la vita e che riemergerà anni dopo nella sua testimonianza al processo contro Erich Priebke, responsabile della strage delle Eccidio delle Fosse Ardeatine.

“Il vestito di mia madre” è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, ma che lascia addosso molto più di una semplice emozione narrativa. È il ritratto di una donna che ha attraversato il Novecento senza mai rinunciare alla propria libertà di pensiero. Ed è anche un promemoria prezioso: la democrazia, i diritti e la partecipazione femminile non sono conquiste scontate, ma il risultato del coraggio di persone che hanno scelto di esporsi, rischiare e non restare in silenzio.

Sara Rattaro firma così uno dei suoi libri più intensi e necessari, capace di avvicinare i lettori non solo alla figura storica di Teresa Mattei, ma soprattutto alla sua straordinaria umanità.

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