L’origine di Domenico Cipriano (anteprima)

tre poesie da “L’origine” di Domenico Cipriano L’arcolaio, edizioni L’arcolaio, 2017, (COLLANA Φ diretta da Gianluca D’Andrea e Diego Conticello N. 1)

 

*

C’è sempre un risarcimento
un ciottolo di selce levigato
una disposizione del carbonio che scintilla
o il fuoco addomesticato
a sedimentare la memoria del cosmo. L’istante
dove spunta l’inizio dei pensieri la nascita.

Ci saranno dissolvenze, la grazia di frammenti
provenienti da lontano, nelle foto
nei diagrammi dei ricordi. Solo una scena si ripete
sbucando da un’epoca scolpita
nel tepore di un’auto in partenza, in un viso trasformato.

Un dettaglio marginale – sepolto o inaccessibile –
che compensa l’angoscia
la distanza sconfinata dalle stelle.

 

*

La memoria è un cuscino ardente
su cui non si riposa il corpo. Né la mente
sancisce patti di resa
davanti a nuovi accadimenti.

C’è un giorno da cui non possiamo separarci.                    Così
fremiti angoscianti seguono ancora e altrove
in altra veste
raschiando la grazia celestiale
da questo grumo sedimentato del cosmo.

Ed eravamo astri lucenti senza voce
a riprenderci la vita, le carezze per chi sarebbe venuto
a consolarci.

(Avellino, 17 novembre 2015)

*

Il calore ci riporta all’esistenza
e i corpi immobili chiedono calore
parole e gesti anche se non daranno ritorno.

La timidezza di sentire il mondo
nel suo farsi giorno
mancherà in questa isola sospesa.

Il sole si restituisce alle galassie siderali
che si svelano
per la nostra comprensione già dissolta.

Le carezze sui muscoli indolenti sono le stesse di sempre

è lieve curarsi degli occhi chiusi
in questa distanza dalle cose.

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