Ottobre con Sylvia Plath – Lettere (inedite) di Sylvia Plath a Ted Hughes

Ottobre con Sylvia Plath – Lettere (inedite) di Sylvia Plath a Ted Hughes

Rubrica London Bridge

 

 

Cambridge, 1 Ottobre 1956

Carissimo Teddy,

sono tornata. La stufa a gas ansima e mi brucia il lato destro, la pioggia turbina dalla finestra aperta e mi bagna il lato sinistro. Sono intorpidita dalla codeina, smarrita, e per fortuna completamente insensibile. Il viaggio di ritorno è stato un inferno; ho subito capito, sollevando la valigia, con un’espressione nobile e agonizzante sulla faccia, che non avrei avuto bisogno del facchino fino a Cambridge. Mi sono messa ad osservare il paesaggio piovoso lungo la strada; era piatto e di un grigio verde. Non c’era nient’altro. E se le case apparivano erano brutte.

Qualcosa di meraviglioso e incredibile è accaduto; mi sono trattenuta e non ti ho telefonato; mi sono trattenuta e ho messo la notizia nel secondo paragrafo. POETRY ha accettato SEI delle mie poesie!!!!!!!!!!!!!
Ho imparato dalla parte più venale di te e sono corsa a contare i versi: Teddy! Dovrebbero essere quasi 76 $ (settanta sei dollari!). E un verso era di due parole soltanto: “Guarda su”: fanno 25 centesimi per “Guarda”, e 25 centesimi per “su”.
Sono così felice. È la consacrazione della mia nuova scrittura, iniziata con te e “Inseguimento”- ha continuato a scorrere inarrestabile per tutta la primavera e l’estate. “Epitaffio per Fiore e Fuoco” è nata sulla spiaggia di Benidorn; che sia benedetta. Benedico tutto.
Tu, se solo tu fossi qui. Non so come farò a restare ferma senza esplodere; voglio condividere tutto con te… la pioggia, i rifiuti, il vino, i soldi, i successi. Verranno ad aspettarci a centinaia sul molo quando torneremo: i bambini imploreranno la tua firma sui libri di favole. Ci sarà la TV e i produttori cinematografici. Tutto quanto.

Ho disfatto i bagagli, ho preparato enormi cumuli di panni per la lavanderia, la spazzatura, ho gettato un mucchio di lettere & cartacce; mi sono lacerata un pollice sopra una bottiglia rotta. I cracker sono mollicci, il Nescafè è diventato un biscotto al caffè, la marmellata di fragole è rancida. Ho bevuto l’ultimo sorso di aceto, un Borgogna cileno, e ti amo. Vivrò dentro di te e con ogni mio pensiero per te, ma devo sorridere ed essere diplomatica con il relatore e quelle strane ragazze che vivono qui – nessuna di loro è ancora tornata grazie al cielo. Ma sono tutta per te, sei il mondo in cui cammino. Sto mangiando ancora i tuoi panini; avevo troppa nausea in treno per mangiare, tranne le banane (come avevi detto tu); e così ora bevo latte caldo e mangio i tuoi panini, e quanto ti amo ora per avermeli preparati.

Oh Teddy, vado a fare un bagno caldo adesso, e il latte caldo, e forse domani non pioverà. Non credo che avrò voglia di mangiare fino a quando non assaggerò di nuovo la tua buonissima bocca, mio caro caro carissimo Teddy, quanto ti amo…

Tua moglie,
Sylvia
con tutto il suo amore

Sylvia Plath Letters
Pubblicata il 23 settembre 2017
Gaby Wood, The Daily Telegraph (pp.4-5) traduzione di Giovanna Iorio

Potrebbero interessarti anche