“Poesie (1964-1981)” di Paolo Prestigiacomo. Gabriella Sica: “Un maestro delle storie interrotte, tra canto e controcanto, in una lingua cesellata e frugale”

È uscito, “Poesie (1964-1981)”, attesissimo volume, pubblicato da “Interno Poesia”, a cura di Gabriella Sica, con un saggio di Andrea Cortellessa. I testi sono dell’“irrefrenabile” Paolo Prestigiacomo, “Figlio dei figli delle Madonie…” come amava ritrarlo il fratello Nunzio, nati nel “crepitio delle stelle”, scelti – (“in questo riverbero/ d’esistenza”, come parole cercate che desiderano farsi trovare) – da un archivio tornato alla luce (“benefica e calda”) dopo più di trent’anni dalla prematura dipartita dell’autore maurino. “Un archivio tornato alla luce a oltre trent’anni dalla prematura scomparsa di Paolo Prestigiacomo. Un archivio prezioso perché ci fa scoprire un poeta adolescente che smette di scrivere poesie a trent’anni. E dal 1977 si dedica solo alla prosa. Una vita veloce come una cometa. Un maestro delle storie interrotte, tra canto e controcanto, in una lingua cesellata e frugale. Un autore di scandali letterari. Un’opera che ha tutte le caratteristiche del non-finito e dell’incompiuto, che si è tuttavia compiuta in questa mancanza, anticipatrice di una crisi epocale a venire. Un nostro contemporaneo”, sottolinea Gabriella Sica. Paolo Prestigiacomo (1947-1992) è una delle figure “singolari e irregolari della poesia italiana del secondo Novecento”. Nato a San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, e trasferitosi giovanissimo a Roma, attraversò con “intensità febbrile” la stagione letteraria degli anni Sessanta e Settanta. L’affinità elettiva con Aldo Palzzeschi, colpito da quello che, dopo averlo letto, definì “senso di purità e di freschezza”, fu cruciale: “aveva trovato un maestro e un padre letterario”. Questo volume, dal quale emerge il percorso di un autore che fa della poesia “un viaggio nei territori più profondi dell’identità, del desiderio e della perdita”, riunisce per la prima volta, in ordine cronologico, l’intera produzione poetica: da “Un’estate della vita di Gera” e “Canto dell’innocenza” (i primi versi giovanili, attraversati da un “sentimento amoroso assoluto e da una sensualità luminosa e inquieta”), a “Relitti del mare”, fino alle sperimentazioni di “Grotteschi” e “Poesie”. «Nessuno più di lui, fra i poeti della sua generazione, ha voluto detronizzare la poesia dei suoi lussi a buon mercato, e delle sue tenere smancerie; nessuno quanto lui ha voluto usarla come un batiscafo, invece, per sprofondare nei recessi più insondabili della lingua e dell’identità; e nessuno, in questo tentativo, ha avuto lo sprezzo del pericolo di sfigurare a tal punto le proprie fattezze. Paolo Prestigiacomo, il discesista, non ha avuto però il tempo per risalire. È restato sotto, invece, col suo “inesauribile segreto”. Spetta a noi leggerlo, adesso: e così riportarlo finalmente alla luce», chiarisce Andrea Cortellessa. «Queste pagine restituiscono non solo un autore dimenticato da riscoprire, ma una delle avventure letterarie più intense e incompiute della sua generazione: la storia di un poeta che ha cercato nella parola una forma assoluta di conoscenza, lasciando un’opera segnata dall’urgenza, dal rischio e da un inesauribile desiderio di libertà», ribadisce Fabrizio Ferreri (Direttore del Festival di Poesia Paolo Prestigiacomo). Figlia di una “terra feconda”. Sferzante, brulicante, simbolista, parola umana spalancata nel “mare” eloquente dell’esistenza, la poesia di Paolo Prestigiacomo è costellata da “brani d’anima”. Concludiamo con alcuni “passi” inscalfibili scelti per voi.

Da “Un’estate della vita di Gera”:

Quando giunse il tempo della vendemmia Gera fu felice, e la vidi correre veloce tra i pampini e poi bere a lungo l’acqua del pozzo.

Da “Crepuscolo per Bruna”:

Sento il tuo odore nomade nell’aria, proprio come ieri, come tutti i giorni di questa mia stanca disillusa giovinezza.

Da “Canto dell’innocenza”, San Mauro Castelverde 1968.

 

Spari

Si ricomincia a sparare
in tanti luoghi diversi,

e sono proprio questi spari
a convincermi che non tornerai
mai più tra noi, Pace,
così cattivi siamo
da non meritarti.

Da “Tempo terzo e ultimo

Albatro

Addio, solitario albatro
nunzio dei silenzi inaccessibili
tessitore di ghirlande di vento
dove il lembo inviolato
di roccia pura a spigoli
s’erge nel fragore roboante
della marea curva
nell’acciottolio.

*

“Poesie (1964-1981)”, pubblicato da “Interno Poesia”, a cura di Gabriella Sica, con un saggio di Andrea Cortellessa, sarà presentato, in anteprima nazionale, al Festival “Porta Magica” di Roma, martedì 14 luglio 2026.

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