Valentina Cipriani, “a volte le cose più interessanti sono proprio quelle inattese”.

Valentina Cipriani, “a volte le cose più interessanti sono proprio quelle inattese”.

Maestrie

Dopo aver conseguito una laurea in Media e Giornalismo, Valentina Cipriani, nel 2012 si è diplomata alla Scuola Internazionale di Fotografia APAB. L’amore per la musica e la passione per il reportage l’hanno portata dal 2013 a lavorare per alcune webzine come fotoreporter di concerti, dandole così l’opportunità di fotografare band di fama nazionale e internazionale (Bon Iver, Arcade Fire, Van Morrison, Chris Cornell, Morrissey, Pj Harvey, Franz Ferdinand, Die Antwoord, Damien Rice, Interpol, Editors, Skunk Anansie, Deep Purple, Kaiser Chiefs, ecc). Sono nate poi collaborazioni con locali, festival musicali e con diverse band, tra cui The Zen Circus, La Rappresentante di Lista, Cara Calma, Handlogic, ecc. Col tempo ha iniziato a documentare il dietro le quinte della musica indipendente italiana, cercando un racconto più intimo e spontaneo lontano dai riflettori. Nel 2017, dopo aver frequentato un corso presso l’Istituto Marangoni di Firenze, ha iniziato ad occuparmi di videomaking, realizzando reportage di musica live e videoclip musicali (www.valentinacipriani.com). Noi l’abbiamo intervistata.

Hai una laurea in Media e giornalismo. Quanto si è radicato della tua formazione nel lavoro creativo? Cosa senti più tuo rispetto ai testi studiati e agli insegnamenti dei docenti?
Ciò che negli anni ho sviluppato di creativo non proviene dal mio percorso di studi, ma da una ricerca personale. Alle superiori, avendo frequentato un istituto tecnico, non avevo materie artistiche e tutto era molto rigido e schematico. Inoltre i professori che ho avuto non mi hanno mai stimolata ad andare oltre il mero apprendimento, bastava ripetere le cose a pappagallo e difficilmente qualcuno cercava di farmi appassionare ad una materia permettendomi di comprenderla realmente e rendendola mia. Anche all’Università ho avuto più o meno la stessa percezione. L’unico momento in cui ci è stato chiesto di fare uno sforzo creativo è stato un breve laboratorio di scrittura di racconti. C’è anche da dire che prima di avvicinarmi alla fotografia (il che è successo dopo l’università), non sapevo bene quello che volevo fare nella vita e quindi non mi è mai piaciuto molto quello che ho studiato. La fotografia prima, e i video poi, mi hanno fatto capire che si può studiare anche per piacere e non solo per dovere.

Nella fotografia come nell’arte visiva in genere, spesso conta molto il concetto di riconoscibilità, memorabilità del proprio lavoro, soprattutto legato alla possibilità di avere un mercato. Quanto ritieni sia importante rimanere in equilibrio con le proprie esigenze artistiche e quelle di fruibilità commerciale? Pensi sia possibile ottenere una sintesi pacificata rispetto a questa agguerrita dicotomia?
Credo che le due cose possano convivere tranquillamente. È importante mantenere il proprio stile, ma questo non significa fare tutte foto uguali, anzi, credo che la bravura di un fotografo si veda anche dalla sua capacità di adattarsi a chi si ha di fronte mantenendo però la propria identità. Mi capita di vedere fotografi che fanno tutte foto uguali, che se le metti insieme sembrano fatte allo stesso evento o agli stessi soggetti. Io credo che sia necessario poter esprimere attraverso le immagini la particolarità di ogni situazione e di ogni soggetto che si ha di fronte. Quando mi vengono fatte delle richieste specifiche sul tipo di foto o sullo stile, questo non mi impedisce di mantenere il mio stile, anzi, lo prendo come un’occasione per sperimentare cose nuove. Quando devo fotografare qualcuno di solito gli chiedo di mandarmi delle foto di ispirazione per capire quali sono i suoi gusti e le sue esigenze così so meglio su cosa posso orientarmi. Poi ovviamente se mi chiedono di fare delle cose che non mi rispecchiano preferisco rifiutare il lavoro o comunque cerco di proporre un’alternativa. Quello che faccio mi rappresenta, quindi è importante che ci sia una certa coerenza di base.

Gli anni dell’infanzia e adolescenza, i ricordi, ispirano i tuoi lavori creativi? Se sì, in che modo?
Io credo che quello che esprimiamo sia la somma delle nostre esperienze e di tutto quello che abbiamo assorbito durante la nostra vita, quindi direi che in questo senso i ricordi condizionano indirettamente il mio lavoro. Per quanto riguarda invece un’ispirazione più diretta, probabilmente l’influenza maggiore si manifesta sui video, da un punto di vista sia narrativo che estetico. Ad esempio, se devo raccontare il punto di vista di un bambino, cerco di ricordarmi le sensazioni che provavo quando ero piccola, il modo in cui vedevo il mondo.

Di recente hai iniziato a scrivere e produrre anche dei video per gruppi musicali della scena italiana. Ci parli di questa tua esperienza creativa a 360 gradi? Quanto è impegnativa, nelle varie fasi, quali strumenti di lavoro utilizzi (anche per i giovani che intendono approcciarsi per la prima volta), da cosa ti lasci ispirare e quali linee guida utilizzi (se lo fai) per dare una rotta al tuo personale flusso creativo?
Io curo ogni aspetto dei video che realizzo, quindi mi occupo della pre produzione, della produzione e della post produzione. In sostanza significa doversi occupare della scrittura, dell’individuazione delle locations, della ricerca degli attori e degli oggetti di scena, dello storyboard, della fotografia, delle riprese, della direzione degli attori, del montaggio e della color, ecc. Questo ovviamente comporta un carico lavorativo molto pesante, da un punto di vista sia intellettuale che fisico. Inoltre sono abituata a lavorare con budget bassi, quindi devo sempre cercare non solo la soluzione più efficace ma anche la più efficiente in termini economici. E’ un lavoro che mi assorbe tante energie, ma allo stesso tempo è estremamente stimolante e gratificante. È riuscito a tirare fuori una creatività che non credevo di avere ed è una palestra continua per la mia mente.
Per quanto riguarda la strumentazione, uso delle mirrorless Sony con delle buone lenti. Poi ho un gimbal, un treppiede video, uno spallaccio, uno slider, un monopiede, delle luci led. Credo che questa sia un’attrezzatura base che consente di fare un po’ di tutto. Se poi servono degli strumenti specifici c’è sempre il noleggio. A mio avviso non è il mezzo a fare un buon professionista. La cosa più importante è avere una buona idea e un buon gusto estetico. Con questo non voglio dire che non servano delle approfondite conoscenze tecniche, anzi, queste sono indispensabili. Però una buona tecnica senza il resto non è sufficiente ad ottenere un buon risultato. A differenza di come spesso accade tra fotografi e videomaker, non sono mai stata ossessionata dalla ricerca dell’ultimo modello o della macchina più performante. A me basta un mezzo che mi consenta di esprimere al meglio quello che ho in testa. L’ispirazione principale, occupandomi maggiormente di videoclip musicali, viene dalla musica. Quando devo lavorare su un brano mi ci immergo completamente lasciando volare l’immaginazione e costruendomi dei film mentali. Poi faccio tanta ricerca, cerco di guardare molti videoclip, film, documentari. A volte l’ispirazione mi viene dalla lettura di un libro. Tutto ciò che fa viaggiare la mente e che alleni l’occhio a sviluppare un gusto estetico è un’ottima fonte da cui abbeverarsi per creare qualcosa di nuovo.

La voce, la musica, quanto danno ispirazione alle tue immagini, in che particolare modo generano delle idee fotografiche? Vedi già in un certo senso l’immagine correlata al personaggio, alla storia che intendi raccontare prima di scattarla, oppure c’è più uno scambio reciproco e un’ istintualità che muove l’obiettivo?
Prima ancora che dalla musica, per le foto mi lascio ispirare dal musicista. Per me è fondamentale conoscerlo prima dello shooting e instaurare un rapporto di empatia e fiducia reciproche. Cerco di capire il suo stile e il suo carattere, ascolto le sue proposte e poi insieme sviluppiamo un’idea. Quando arrivo sul set ho già in mente quello che voglio, però c’è sempre spazio per l’improvvisazione. Anzi, a volte le cose più interessanti sono proprio quelle inattese.

Se dovessi dare dei consigli, per così dire pedagogici, per dei bambini e adolescenti che vogliono maneggiare gli strumenti della fotografia, cosa senti di suggerire (o sconsigliare) per muovere i primi passi?
Non so se posso dare dei veri consigli in questo senso, anche perché io mi sono avvicinata relativamente tardi alla fotografia. Gli adolescenti di oggi crescono avendo sempre a portata di mano un dispositivo in grado di scattare foto e sono continuamente bombardati da una moltitudine di immagini. Forse un modo per disintossicarsi da tutto questo può essere quello di avvicinarsi alla fotografia analogica. Credo che sia importante, oggi più che mai, riscoprire il gusto di pensare una foto prima di scattarla e di dover attendere prima di vedere il risultato. Ritrovare anche una certa manualità e meccanicità, con un approccio più “artigianale”. Riscoprire, quindi, la vera essenza della fotografia. Inoltre la camera oscura può essere un’attività stimolante per un adolescente.

Un testo di canzone preferito, un romanzo, una poesia, un quadro, ti va di offrirli ai lettori?
Testo di canzone: Com’è profondo il mare di Lucio Dalla; Poesia: Progresso di Kate Tempest; Quadro: L’impero delle luci, di René Magritte.

Ti sei occupata anche di fotografia per matrimoni, nella tua esperienza cambia l’approccio al modo di pensare l’immagine?
Per quanto riguarda la fotografia matrimoniale, io ho un approccio reportagistico. Mi piace raccontare storie nel modo più naturale e spontaneo possibile. Che poi è la stessa cosa che faccio anche ad esempio durante i reportage musicali. Cambiano il soggetto e le situazioni, ma la mia visione rimane più o meno la stessa. È però importante far capire agli sposi il proprio stile prima di stipulare il contratto, perché magari può capitare una coppia ancora legata all’idea di foto matrimoniali classiche, quindi potrebbe non apprezzare un approccio più moderno e reportagistico. Poi ovviamente la foto in posa con i genitori la faccio se mi viene chiesta, alla fine per me la cosa più importante è che gli sposi siano felici e soddisfatti del mio lavoro.

Spazio per progetti imminenti, futuri, auspicabili. Spazio per aggiungere qualsiasi considerazione di vario genere o tema particolarmente caro di cui parlare.

Diciamo che la diffusione del coronavirus ha ribaltato un po’ tutti i piani che avevo per i prossimi mesi. Diversi progetti sono stati rimandati e ho dovuto rinunciare ad un lavoro molto importante per me, perché per la prima volta avrei seguito una band in America per la registrazione del loro disco. Quindi diciamo che per il futuro mi auspico che si ripresentino occasioni simili a questa. Che poi alla fine è l’aspetto del mio lavoro che amo di più. Parlando più a lungo termine e pensando in grande, il mio sogno sarebbe quello di creare un’agenzia di produzione audio e video e aprire uno spazio multifunzionale che sia coworking, sala posa, camera oscura e che ospiti anche dei piccoli live acustici e delle mostre. Ma forse mi servirebbero un paio di vite (e una vincita al Superenalotto) per poterlo realizzare 🙂

The Zen Circus, Urban Perugia, 2016
The Zen Circus, Studio di registrazione, Livorno, 2016.
PJ Harvey Obihall, Firenze, 2016.
Maestro Pellegrini, Foto Promo, 2020.
Lemond, Foto Promo, 2020.
Lemond, Foto Promo, 2020, (2).
La Rappresentante di Lista Locomotiv, Bologna, 2019.
Handlogic, Foto Promo, 2019.
Giorgieness, Lio Bar Brescia, 2019.
Franz Ferfinand, Beat Festival, Empoli, 2017.
Cara Calma, Filagosto Festival, 2019.
Cara Calma, Capanno Blackout, Prato, 2019.
Arcade Fire,Firenze, 2017.
Myss Keta, Tenax, Firenze, 2020

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