#1Libroin5W.: Lina Maria Ugolini, “Lo Svagato”, Giazira.

#1Libroin5W.: Lina Maria Ugolini, “Lo Svagato”, Giazira.

CHI?

“Lo Svagato” è un divertissement danzante e surreale in cui l’invenzione della scrittura si rallegra nell’inventare una paradossale suite dedicata all’estinzione dei sensi umani – olfatto, gusto, tatto, udito, vista – programmata dal nostro millennio telematico che  ci  vede  tutti  connessi e dipendenti da computer mobili e intelligenti sui quali usare il touch, gli auricolari, i messaggi vocali, invenzioni concepite per facilitare e sveltire sempre più il tempo dei nostri giorni e consegnarlo al bisogno e alla dipendenza di un immanente svago. La componente narrativa di questo saggio – definito dall’editore Giazira un «caleidoscopio di stili e invenzioni» – è condotta dalla figura dell’informatico cino americano John Pin Kong, formato professionalmente nel bacino della Silicon Valley (come il più celebre Steve Jobs), deciso ad avviare un progetto detto New Caron (che a ragione riporta al mitico Caronte) con lo scopo oscuro di traghettare l’intera razza umana nella palude Stigia del Web. John Pin Kong non è l’unica autorità presente nell’ottica distopica della scrittura. Dal tempo dei miei studi universitari ho amato la leggerezza di personaggi fantasatirici quali il Duca Astolfo del Fuorioso, Micromegas dei romanzi filosofici di Voltaire, gli eroi della trilogia degli antenati di Calvino. Il lettore in questo saggio ne scoprirà degli altri, altrettanto paradossali, come Passeggiozzo degli Ubaldi, Gianfido Cane, Serafino Lemma, Micio Niente Dico e Tano Niente So, Rodolfo Valentoni, Pippo T’Acchiappo – solo per citarne alcuni – i cui nomi racchiudono già le qualità di un destino esilarante quanto amaro.

«Passeggiozzo degli Ubaldi, nativo nella Signoria di Firenze, fu un autentico esemplare storico di camminatore cittadino. Seguendo le indicazioni dei piedi costui regolava la propria giornata per l’appunto passeggiando, muovendo gambe e pensieri. In verità durante il passeggio, Passeggiozzo discuteva sovente con le proprie estremità da lui definite piuttosto singolarmente: “ruote piatte.” Come se ciò non bastasse, Passeggiozzo aveva battezzato ciascun piede con un nome in modo da favorire nel passeggiare il proprio conversare (e per di più offrire a se stesso compagnia).

Il piede destro si chiamava Vadodiquà e il piede sinistro Vadodilà. Passeggiozzo degli Ubaldi aveva un bel da fare nell’ascoltare i consigli direzionali dei propri basamenti, le prime indicazioni stradali nella storia delle città italiane. Spesso però (per non dire sempre) Vadodilà e Vadodiquà non si trovavano d’accordo inducendo Passeggiozzo a cambiare sovente meta e direzione. Costui prese a trascorrere le giornate in piedi e mai seduto, impegnato ad ascoltare ciò che le proprie estremità avevano da dirgli. Morì per via nei pressi del Ponte Vecchio, con una gamba oltremodo a destra e l’altra a sinistra.

Vadodiquà e Vadodilà si ritrovarono così nell’Aldilà.»

COSA?

Un vecchio grammofono sbocciato in un giglio d’ottone, oggetto antico e nostalgico. Quest’immagine evocata dalla penna ha dato avvio alla scrittura, all’ascolto immaginario di un fruscio imperfetto lasciato dalla puntina sul solco di un vecchio disco. Nessuna tecnologia allora, solo la voglia di danzare, perdersi nella melodia di una canzone dopo aver conosciuto la guerra.

DOVE?

Quel graffio sonoro custodiva la tenzione di un bisogno di vita, la fisicità d’un prodigio ancora custode di bellezza.

QUANDO?

A una prima sollecitazione poetica si è aggiunta, come spesso accade nel mio lavoro, l’invenzione di una forma, di un indice, ovvero di uno scheletro portante indispensabile ad animare il corpo del ragionamento. Sono seguite poi alcune letture. La conoscenza degli scritti di Ivan Illich, specie le illuminanti e spietate analisi sul nostro regime tecnologico ed economico condotta nel libro: La perdita dei sensi. Quindi l’indagine lessicale del termine divertissement legato al senso, diciamo benefico, dello svago umano come lo intendeva Pascal:

«Blaise Pascal invitava l’uomo ad essere quieto poiché nella quiete avrebbe trovato lo stato di benessere necessario al proprio essere nel mondo. Per analogia si sarebbe potuto rapportare tale stato al moto rettilineo uniforme, proprietà fisica d’ogni corpo terrestre non turbato dall’intervento di forze esterne. In verità la quiete pascaliana aveva a che fare con il pensare, con l’accettazione della totalità della vita finalizzata alla morte, la volontà di viverla questa vita, nella mediocritas, quella virtù rivolta al giusto mezzo, alla temperanza, necessaria all’equilibrio della serenitas spirituale. Insomma essere felici di poco e con poco.

Ma l’attitudine dell’essere umano, lo scriveva ancora Pascal nel secolo XVII, era ben altra, poiché propensa al divertissement, a un costante bisogno di svago finalizzato per l’appunto al non-pensare, a infrangere (utilizziamo ancora l’accostamento prelevato dalle leggi della fisica) lo stato naturale di quiete, per provare l’ebbrezza di continue accelerazioni, spesso e volentieri sospese nel moto di una ruota panoramica, così da provare la vertigine del vuoto.

Di tale vertigine a un certo punto si interessò a metà del terzo millennio la Rete telematica. Se ne occupò l’ingegnere informatico cinoamericano John Pin Kong la cui mente onnisciente eccelleva oltre ogni norma per capacità di programmazione, hackeraggio e marcheting.»

PERCHÈ?

Vorrei che i lettori schiudendo questo libro, dondolassero sul filo di lama dell’ironia e sul filo di seta del sorriso, ragionassero in modo critico sul tempo che stiamo vivendo, sull’effettivo indebolimento delle facoltà percettive dei nostri sensi, sulle concrete funzioni del nostro corpo. Nel terzo millennio non giova vedere ma visualizzare, non basta ascoltare semplicementa ma inserire nelle orecche il cordone (ombellicale…) dell’auricolare. E così via con gli alti sensi. Ciò che è in atto è un processo di smaterializzazione dell’essere umano. Lo abbiamo vissuto nei mesi del lockdown, e lo viviamo nel presente e chissà cosa riserverà il futuro. Arduo fermare una catena di eventi già avviati.

Avevo scritto questo saggio alcuni anni fa. Quello che è accaduto al mondo mi ha indotto ad aggiungere un capitolo prima che il libro andasse in stampa, una sorpresa per il lettore. La nuova immaterialità resa necessaria dalla pandemia, ha spiaccicato tutti  sopra un display,  induce a comunicare attraverso il piatto dello schermo a fare lezione a un patchwork di volti. Chiediamoci: di cosa abbiamo bisogno oggi? Cosa stiamo perdendo in questo modo di essere che connette tutti ma  disconnette dalla realtà?

In conclusione accludo questa “nota privata” scritta lo scorso marzo e inserita in margine al libro, distanziata dalla scrittura da un’ultima pagina bianca. È una confessione che ho letto più volte in occasione delle bellissime presentazioni dedicate a questo saggio organizzate coinvolgendo giovani attenti nello studio e ricchi di talento. Sono parole che non esauriscono il loro significato a una prima lettura ma devono essere lette e rilette per non abbassare la guardia se vogliamo continuare a vivere un tempo umano.

 

 Nota privata dell’autore

Sul sognare

Adesso accade. Sono di varia natura in questo tempo i miei sogni. Provo sgomento in quel sognare che si accosta a una vita scandita da collegamenti online, echi di voci, parole, profili su fb, apparizioni in video di volti che leggono o cantano, mani che suonano, immagini che sperano. Il condotto è comune, sono io che dormo in un sonno cosciente di dormire. Solo ogni tanto viaggio nell’altrove, in quel vivere nel sogno che è semplicemente un sognare nel sognare, ignaro della realtà virtuale orientata da qualche mese a fargli concorrenza, a nutrirsi di un vissuto mai esistito prima, così vivo nei contorni, nel trasferirsi via cavo dallo schermo piatto alla pupilla cieca del riposo. Il web ha vinto, ci ha catturato penetrando nell’impossibile.

Sgrana gli occhi, allora mi dico, non cedere a una lusinga d’emergenza che distrugge la libertà, andate via ombre che non siete o perlomeno restate al vostro posto. A questo punto il sognare che non dorme, quello vero, sul cuscino che lenisce, resta allo scrittore.

 

Lina Maria Ugolini (Catania, 1963) figlia e nipote d’arte, unisce all’attività di scrittrice, poetessa e contafiabe, quella di musicologa. Laureata con lode in lettere moderne ha scritto vari saggi di carattere creativo per la LIM e per Musica/Realtà privilegiando il rapporto tra testo e musica nel Novecento e lo studio del linguaggio comico degli Intermezzi nel Settecento italiano. Lavora con molti compositori per i quali scrive libretti di teatro musicale e testi poetici per arie e songs. È docente titolare di Analisi delle forme poetiche e drammaturgia musicale presso il Conservatorio “Antonio Vivaldi” di Alessandria. Ha insegnato al Conservatorio Umberto Giordano di Foggia, sez. Rodi Garganico, all’Istituto Superiore di Studi Musicali V. Bellini di Catania. È socia del CENDIC Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea (Roma). Come autrice di favole per musica e corti teatrali vince numerosi concorsi nazionali ed internazionali. Ha collaborato con il Teatro Massimo Bellini, la Camerata Polifonica Siciliana, Mondo Musica, Classica Internazionale di Catania, il Piccolo Teatro di Catania e della Città, Compagnia GoDoT di Ragusa. Ha curato vari progetti di scrittura, creativi, didattici e di divulgazione musicale per i bambini e i ragazzi delle scuole secondarie e secondarie superiori. Progetti di lettura e presentazioni in varie librerie siciliane e nazionali. Tra i  festival ai quali ha partecipato: Minimondi, Millecunti, La tribù dei lettori, Unamarinadilibri. IsolaPoesia, Festa del libro di Zafferana, Letteratura Festival Milano, Hai visto un Re? Volalibro, TuttoVolume, SabirFest, Meraviglia, Trallallero, Friuli Venezia Giulia. Per Tele Padre Pio ha condotto il programma di divulgazione musicale “Silenzio… parla la musica”. Per Radio RosBrera il format “Questione di ritmi.” 

Tra i suoi testi andati in scena: Un prestigiatore molto mago, (2006). Le messe in piega, (2007). Le azioni ilari e fabulanti… (2008). Oleandra porta due cuori, (2008). Jeli il pastore in azioni poetiche trasposto, (2009). Peter Pan nei giardini di Kensigton, (2008) e Lucistella racconta di Peter Pan, (2010).  Lo zolfo spento (2011). I testi poetici di Ballata per tre capinere (2011-2012). Ballate di amore e gelosia (2012-2113), La ferrovia (2013). La roba (2014), Nella sabbia e per la sabbia (2014), Il topo di campagna e il topo di città (2014). Sicilia. Terra di miele amaro (2015). Nel sorriso e nell’incanto del Flauto Magico (2016). Mufir Tulipan e le Ricce Califfe, Cica la Cicala e Is la Formica (2016). Capitan Domitilla e l’albero dei sogni (2017).U pupu muzzicatu (2017). Fuad che toccava le ali alle farfalle (2017-2018). Nel paese di Cappelia c’era una volta un cappelier (2018), Rossini a suon di scherzi (2018). Ziq è sulla spiaggia (2018-2020). La tartaruga e la lepre malandrina (2019-2020). Viola dalla parte delle cicogne (2019-2020)

Tra i suoi libri: Canti D’Amaranta (poesie, Forum/Quinta Generazione, 1991), L’Opera risibile (saggio, Nuove Edizioni Neopoiesis, 2000), Il Cavaliere del Superbo Palato (Robin, 2007), La foresta millepiedi (A&B 2010), Perfetti giorni qualunque, 8 racconti per la pagina e 4 per la scena (Robin, 2010), La musica nel tempo dei fiori di cappero (rueBallu, 2011), Con il naso rosso (poesia visiva, Ladolfi, 2011), Tutti per Bò (Lineadaria), la plaquette di poesia tipografica La ferrovia (L’Arca Felice).  William Shakespeare e la tempesta del guanto mascherato (rueBallu, collana Jeunesse, premio Andersen 2016, Miglior progetto editoriale), illustrazioni Pia Valentinis. Il teatro in scatola da scena. Contenitore ludico e didattico per scrivere una drammaturgia breve (Gremese). Il teatro di Lise La Lumac (Gremese). Rossini. Piano pianissimo, forte fortissimo (rueBallu, premio Andersen 2016, Miglior progetto editoriale) Ravel, Adelaide e i sortilegi, M. Zumalabe, illustrazioni. (rueBallu, premio Andersen 2016, Miglior progetto editoriale) in collaborazione con Ars In Fabula e Mauro Evangelista. Jamil e la nuvola (Splen), Scale mobili (Splen), Fuad delle farfalle (Splen), Le forme della poesia e la musica per conoscere e creare (manuale per gli allievi di canto e composizione) Villaggio Maori Edizioni. Rum&pera (Sikè). Tu sei mio io sarò tuo. La forza e la pace sulle ali di Federico II, illustrazioni di Nadia Campanotta (rueBallu), Ziq è sulla spiaggia (Ensemble). Bellini nella musica delle carrozze (Kalòs). Lo Svagato, breve storia dell’involuzione dell’uomo (Giazira) www.linamariaugolini.it 

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