1Libroin5W.: Noemi De Lisi, “Vene. Il talento dei sommersi”, effequ

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CHI?

Il protagonista del romanzo è Nico (scelto per la corrispondenza dialettale con “piccolo”). Nico è un ventenne schivo e taciturno che vive alla Noce, un quartiere popolare di Palermo. È un ragazzo timido e introverso in una società dove l’unico carattere accettabile è quello estroverso. Quando mai abbiamo pensato all’introversione come a un pregio? Riflettiamoci. Nella storia di Nico, tutto quello che è fuori norma, ossia l’introversione (da leggersi anche come “fragilità”) viene considerata come una malattia, qualcosa da guarire, aggiustare. Per questo il ragazzo impara a dividere il mondo tra introversi (anormali, malati) ed estroversi (normali, sani).

COSA?

Ci sono due forze che si fronteggiano lungo tutto il romanzo: la pressione sociale alla normalità (l’estroversione) e la resistenza silenziosa di chi non riesce  o non vuole adeguarsi (l’introversione).

Il romanzo si svolge nel 2012, anno in cui Palermo, e il resto dell’Italia, era nel pieno della crisi economica mondiale scoppiata qualche anno prima. Ho scelto deliberatamente quel contesto perché la crisi economica non è mai solo economica: è una crisi di identità (ed emotività) collettiva, un momento in cui le famiglie si stringono attorno a valori rigidi (come sinonimo di sicurezza) e qualsiasi devianza dal modello sociale diventa inaccettabile (come per Nico l’essere introverso in un mondo di estroversi).

La famiglia di Nico è proletaria; il padre faceva il meccanico, la madre la casalinga, vivono in affitto. Dopo il 2008, però, il padre perde il lavoro, riceve l’indennità di mobilità, e poi manco più quella. La madre comincia a lavorare come domestica nelle case borghesi, le meno colpite dalla crisi, ma si veste con tailleur logori e perle finte fingendo di andare “in ufficio”. Il fratello minore, Rosi, si avvicina a un gruppo di neofascisti che sembrano mostrargli un mondo più giusto (basato su quei valori rigidi). Nevrosi, rabbia, violenza, accuse: questo è il contesto in cui Nico cerca di sopravvivere, e in cui la sua introversione diventa il problema di tutti.

QUANDO?

Non c’è un momento preciso in cui è nato questo romanzo perché è il risultato di un processo di sedimentazione.

“Vene” con i suoi personaggi e le sue atmosfere esisteva già nella mia scrittura in forma sparsa e intermittente, ad esempio è possibile trovare dei richiami fortissimi in certi racconti brevi come “Carogna” pubblicato su Nuovi Argomenti nel 2018. Girando per così tanto tempo attorno a dei personaggi e a certe immaginazioni, mi sono resa conto che la storia meritava più spazio.

DOVE?

Palermo. Sempre Palermo. Il romanzo è ambientato nel quartiere Noce, dove sono nata e attualmente abito, come se vivessi la maledizione dell’Olandese Volante: la famosa nave fantasma condannata a navigare in eterno senza che i suoi marinai potessero mai lasciarla e toccare terra.

Al di là della città, metaforicamente il testo è nato sottoterra come le vene del titolo, che non sono solo quelle del corpo umano, ma anche le vene del cemento, le crepe dei palazzi, i canali nascosti di una città che comunica attraverso le sue fratture.

PERCHÉ?

Da sempre mi interessa ciò che viene giudicato come “difetto” e che in realtà è la parte più fragile e vera di una persona. Per questa storia ho esplorato tutto ciò che di solito può inquietare nell’altro, ossia l’introversione, il silenzio, la lentezza, l’imbarazzo, la vergogna. Queste caratteristiche vengono spesso trattate come errori da correggere. Io volevo scrivere un romanzo che dicesse: e se la fragilità umana fosse un talento anziché un difetto? Da qui il sottotitolo “il talento dei sommersi” volutamente ambiguo perché rimanda sia a una dote che a qualcosa di sepolto, di segreto. In greco “talento” era anche un peso, una moneta preziosa che poteva nascondersi sottoterra.

scelti per voi

 

M’incammino al buio per il corridoio lunghissimo, so a memoria
come evitare di sbattere. La mamma e papà lo hanno riempito
di mobili fradici e altre cose che non sanno dove sistemare.
L’allarme non smette, accelero il passo. Non è niente di strano,
ormai è un suono normale della casa. Non è come i rumori che
vengono da fuori: i motorini, le grida degli scanazzati in piazza, i
fuochi d’artificio ogni settimana. Non esco da due anni, Rosi dice
che è lo stadio finale della mia malattia, così un giorno io stesso
diventerò la casa. L’allarme non smette, svolto l’angolo. Tutta la
casa è il corridoio, e siccome io sono la casa, sono il corridoio, e
anche l’allarme. Posso essere soltanto quello a cui sono abituato;
nessuna di queste cose è strana, e nemmeno io sarei strano se non
avessi la malattia. (pp. 11-12)

 

 

 

Noemi De Lisi è nata a Palermo nel 1988. Fa la SEO content writer, lettrice editoriale ed editor freelance.  Ha esordito con la raccolta di poesie La stanza vuota (Ladolfi Editore, 2017) vincitrice del Premio Solstizio Opera Prima. Nel 2020 i suoi racconti sono stati segnalati al Premio Italo Calvino. Nel 2024 esordisce anche nella prosa con il romanzo Vene. Il talento dei sommersi (effequ). 

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