Chi?
Bartolo Cattafi è uno dei poeti più interessanti del secondo Novecento. La dialettica tra astratto e concreto, che si realizza anche all’interno della stessa raccolta, l’immersione nella materia che non esclude il raggiungimento di altezze metafisiche, da cui sporgersi senza la rete di facili consolazioni, il metamorfismo continuo delle immagini hanno reso difficile il suo inserimento in una corrente ben precisa, benché inizialmente accostato agli autori della Linea lombarda. Il compatto universo segnico del poeta comprende però anche la produzione di oli, acquerelli, disegni a china, fotografie, intensificatasi nei primi anni Settanta.
Cosa?
Il libro intende ricostruire il vissuto estetico cattafiano attraverso i diari inediti e le mostre da lui visitate a Milano e in Sicilia, svelando gli influssi di singole personalità artistiche (da Renzo Ferrari ad Achille Pace, a Emilio Isgrò, e tanti altri), ma anche di sperimentazioni concettuali e verbo-visive degli anni Sessanta e Settanta, che, come la poesia cattafiana, coinvolgono il segno linguistico. Quello di Cattafi è infatti un pensiero per immagini che si nutre di apporti provenienti da diversi campi del sapere, rielaborando impressioni estemporanee, suggestioni iconografiche, reminiscenze visive, sempre alla luce della viva pratica artistica che lo contraddistinse.
Quando?
Questo è un libro che parla di libri: nasce infatti nel 2023 dalla lettura del fondo bibliografico cattafiano messo a disposizione on line dalla Università Statale di Milano. Proseguendo la ricerca sul poeta iniziata durante il mio Dottorato in Italianistica presso l’Università di Catania, ho notato che, tra i circa 1000 libri presenti nel fondo, era alta la frequenza di edizioni d’arte e in particolare di libri d’artista. Il mio interesse precipuo è stato quello di ricostruire concretamente il contesto culturale che ha permesso al poeta di produrne ben nove, collaborando attivamente con editori, stampatori, pittori italiani e stranieri.
Dove?
Per lo più è un libro scritto in Sicilia, ma frequenti sono state le incursioni a Milano che mi hanno permesso di consultare il materiale, anche epistolare, conservato al Centro Apice. Emerge nitidamente il ritratto di un artista che ha fatto della socialità uno dei suoi punti di forza. Le relazioni intessute con gli amici pittori, scoperte talvolta per caso, rendono ragione di alcuni topoi trasversali alla prosa, alla poesia e al disegno: per esempio quello del granchio/cancro, che si colloca a metà tra ispirazione profetica e riscontro astrologico («la mia bestia celeste» di L’aria secca del fuoco), oppure l’utilizzo dell’oggetto quotidiano quale strumento per accedere all’invisibile, sulla scia di Giorgio Morandi.
Perché?
Non è ormai possibile, a mio parere, analizzare una personalità tanto complessa come quella cattafiana concentrandosi solo sulla sua attività letteraria. Il macrotesto poetico non basta a rendere ragione di molte immagini oscure e riferimenti criptici che invece acquistano significato alla luce di un film, di una mostra, di un particolare architettonico. Sicuramente la mia formazione (sono laureata in Storia dell’Arte e figlia di un pittore, Antonio Freiles, che tra l’altro collaborò alla produzione del libro d’artista cattafiano Oltre l’Omega) ha favorito una visione pluridimensionale dell’opera di Cattafi, che non esclude però l’attenzione al dato lessicografico.
Scelto per voi
Dall’ Introduzione:
Ci si è domandati attraverso quali canali e in quale misura tali innovazioni siano state assorbite da un Cattafi ormai stabilmente collocato nella campagna di Mollerino in provincia di Messina, e ‘separato’, per così dire, dai luoghi in cui l’arte si faceva e si autoproduceva e in cui si svolgevano le grandi mostre che rielaboravano le esperienze americane (Torino, Roma, Milano, luogo quest’ultimo che il poeta frequenterà progressivamente sempre meno), emancipandosi al contempo da esse. […] Come emerso dalle rare dichiarazioni esplicite di poetica (e da quelle più numerose interne ai testi), la creazione per Bartolo Cattafi passava in prima istanza attraverso canali nascosti: una serie di misteriosi segni e premonizioni, congiunture quasi astrali (per rifarci al fortunato simbolismo del poeta) che poco hanno a che fare con gli spostamenti in senso fisico o con la perentoria presenza in un luogo ben determinato; tanto più che la fitta rete di amicizie e conoscenze, non solo nel campo letterario (dominato da Raboni, Sereni, Solmi, Erba, Forti, Bo) ma anche in quello pittorico, era tramata da un continuo scambio (anche a distanza) di materiale cartaceo e librario, fatto che il fondo bibliografico può testimoniare, se ‘interrogato’ correttamente.
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Silvia Freiles nasce nel 1975 a Messina, dove si laurea con il massimo dei voti in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea. Docente di ruolo di Italiano e Latino nei licei, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Italianistica presso l’Università di Catania, discutendo una tesi ‘concordanziale’ sul linguaggio di Bartolo Cattafi. Ha pubblicato saggi su Sciascia, Cattafi, Cardarelli, Tozzi sulle riviste «Otto/Novecento», «Critica letteraria» e «Sinestesie». Cultrice di Estetica presso la Facoltà di Architettura di Siracusa, ha approfondito le problematiche del rapporto tra parola e immagine nel libro d’artista con diversi articoli, apparsi su «Il Giornale dell’Arte», «Arte e critica», «Carte d’arte internazionale», «Arte Incontro in Libreria». Nel 2016 ha pubblicato (per Aracne editrice) la monografia La «parola illimitata» di Bartolo Cattafi. – (maggio 2025) –
La presentazione del saggio “Bartolo Cattafi fra libro di poesia e libro d’arte” di Silvia Freiles (Olschki 2025), si terrà martedì 23 gennaio 2026 allo ore 17:00 – Biblioteca Comunale “Tommaso Cannizzaro” Palacultura (1° piano, Sala Rari), Viale Boccetta – Messina.










