Andrea Donaera. Certe cose, certe volte

cert cose certe volte

La Recensione      

Ricevo da Andrea Donaera la raccolta di versi Certe cose, certe volte (Marco Saya Edizioni, 2012). È evidente la sensibilità di Donaera che si muove nell’espressione costante dell’amore per il fare poesia: «A me mi piace il verso martelliano perché / è come me, che c’ho dentro un bel po’ di sillabe». Fortunatamente un tale insistere nella costruzione di un suo ordine ulteriore, mentre il mercato va in tutt’altra direzione, è un atto di fiducia nella parola in versi mediante una scelta necessaria e non conformista. Il linguaggio è minimalistico e colloquiale nell’occuparsi di semplici vicende di vita vissuta, il corpo con le sue attrazioni («anche se, a dirla tutta, avrei voluto / dirti qualcosa sul tuo bel culo, / o qualcosa sul tuo bacio che / è come un hardcore punk rock») e i suoi dolori («Mi vengono certi dolori al petto, / ogni tanto, che io mi rendo conto che sono / vivo soltanto quando / mi vengono certi dolori al petto)», l’inquietudine e il conforto dei giorni, le necessità quotidiane: «Io in pratica oggi è successo che ho trovato bucata la ruota della macchina, / e allora ho portato la macchina al gommista, / e il gommista mi ha detto: “Ah, qualcuno te l’ha bruciata, questa ruota”».

Niente è qui retorico o difficile, il testo si fa esperienza concreta, esigenza etica e tutto sommato civile. Efficaci sono anche le ripetizioni di parole in un ritmo leggero e ironico. Ma all’improvviso uno scarto paradossale devia il discorso in variazioni di tipo gnomico, che ribaltano il minuto dettaglio realistico in piacevoli asserzioni perentorie: «che a ottenerle, le cose, c’è da soffrire sai, / e io non voglio proprio che poi tu soffri, / […] stai zitta, stiamo zitti, fumiamo e ci guardiamo / facendo finta che non ci guardiamo». È proprio la modulazione delirante di questo contesto a connotare qualitativamente la specificità della scrittura di Donaera, dove il dialogo con l’assente accade sotto il segno dell’imprevedibilità. Non si tratta dunque della misura dell’emozione attraverso un criterio ordinario, ma dell’impensabile che viene a sorprenderci senza che ce lo aspettiamo, anche al di fuori del calcolo delle probabilità. L’inatteso che è poi l’invisibile di cui parla Gabriella Sica come via di salvezza. “All’Imprevedibile”, declinato presumibilmente al femminile, è del resto la dedica scelta dall’autore.

Andrea Donaera è nato il 20 giugno 1989 a Maglie (Lecce), da padre sardo e madre salentina. Vive a Gallipoli, dove studia Filosofìa presso l’Università del Salente, e si occupa di teatro, musica e poesia. Ha pubblicato: De atra Lacruma (Premio Barocco Editore, 2009); Sfoglia me – con Antonio Brunetti (Autoprodotto, 2009); Ombre e Quesiti (ApprodoSalento Edizioni, 2010); Additato (Edizioni II Papavero, 2011); II latte versato (Sigismundus Editore, 2012). Certe cose, certe volte (Marco Saya Edizioni, 2012). Suoi testi sono stati pubblicati e segnalati su riviste web e cartacee nazionali, è presente in numerose antologie.

 

 

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