Asteroidi D’inchiostro (Il Bambino Balbuziente)

Asteroidi D’inchiostro
“libri come corpi celesti persi nello spazio dell’indifferenza”

 

 

Il Bambino Balbuziente

 

Ronny Someck dicono sia un poeta ma anche altro, io lo considero un visionario del quotidiano. Nato in Iraq e poi con la famiglia espulso come tanti ebrei trova dimora nello stato Ebraico dove vive l’infanzia in una delle tante baraccopoli. L’aver vissuto l’infanzia ai margini dei centri urbani calcherà nelle sue mente un transito di incontri e luoghi che faranno parte della sua mappatura poetica. La scoperta della Shoah lo renderà vulnerabile alla storia atroce di un popolo in apparenza sconfitto e non a caso diventerà un cronista di quelle ferite impresse nella mente dei superstiti. La sua lirica arricchita da un linguaggio asciutto e da metafore inconsuete crea sulla pagina un campo di battaglia. I suoi versi camaleontici mescolano immagini universali e intime a quelle sacre e profane, così passa con disinvoltura da personaggi Hollywoodiani a personaggi comuni non dimenticando figure bibliche e leggendarie. Dalla tradizione riprende i registri dell’Ebraico Israeliano per poi contaminarlo con il parlato dei giovani emarginati, come accennavo in precedenza crea un vero campo di battaglia tra idiomi biblici e medievali per accedere al magma dell’attualità. Come un maratoneta sprofonda nelle viscere di una città ( Tel Aviv) adrenalinitica, terrorizzata, in costante apprensione dinamitarda, eligia al militarismo e a quell’ansia di invasione perenne da cui scaturisce una demarcazione di caos tra memoria e presente. Someck danza sulle note del Rock and roll per trovare una pace apparente nella cultura Sefardita, collabora con musicisti e artisti per fare della multidisciplinarità il centro della propria rivoluzione intellettuale, cade e si rialza su tre lingue: l’Arabo, l’Ebraico e l’Inglese senza rinunciare a denunciare il disagio sociale servendosi forse di una propria formula quella della meraviglia salda allo sguardo del bambino piegato dal martirio dell’inappartenenza. Non a caso scrive anche racconti per i più piccoli come vollesse ritrovare in quel paradiso fantastico le ragioni del proprio cinismo identitario. Lui più che pioniere della propria storia inconclusa è figlio di una decadenza che lo sdradica dall’oscurità della patria per renderlo un poeta universale, un visionario che partendo dai margini ricompatta l’epicentro della sofferenza, il punto dove speranza e bellezza si trasformano in energia. Con la felicità della piccole cose, servendosi a volte della banalità e l’ironia ci sussurra il destino degli uomini e il non poter sottrarsi alle sirene dell’amore. Someck è un poeta? Se i poeti riescono ancora ad andare oltre se stessi per dissotterrare dal mondo circostante, lo scandalo del qualunquismo, l’immobilismo delle idee tali perché non sempre hanno la proverbialità dell’anarchia…allora non ho dubbi Someck è un poeta.

 

 

 

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