“Come le ginocchia sbucciate dei poeti”

“Come le ginocchia sbucciate dei poeti”

Matteo Massagrande Interno11
Matteo Massagrande, Interno11

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Otto poesie dall’opera inedita “Come le ginocchia sbucciate dei poeti”
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IL TRAUMA VICARIO DI UNA POETESSA INCOSAPEVOLE

Fatti andar bene
i dibattiti pigri,
i luoghi comuni,
gli encefalogrammi piatti.
Sorridi svampita,
accetta gli inviti a cena
e la corte impacciata
di uomini con la camicia
e con il complesso di Edipo.
Frena il dimenar delle mani,
non tradire disgusto
con la mimica facciale,
placa il ribollir dei tini,
non dar sfogo ai parossismi,
non mostrare
iper-sensibilità da enneatipo 3,
non commentare la scelta dei vini.
Fingi di pendere dalle loro labbra,
limita l’eruzione verbale
o stringili forte
prima che li travolga,
bevi il tuo tè, con la consapevolezza
che un semplice sorso
è un maremoto per la tazza.
Sei la poesia,
la tua vita è poesia,
la tua coscienza è poesia,
i tuoi sbagli, i tuoi sbadigli sono poesia.
Fuori c’è un vento che stira le nuvole,
oscillano forte le luci gialle sui Navigli,
hai tequila e neve,
bisturi e lana da filare
per il tuo training sentimentale,
apri quel taccuino di poesie
che batte più di un cuore,
continua a cercare un tavolo per due
che non sia vuoto a metà.
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LA DONNA E LA LOTTA PER LA VITA

…È una di quelle
che sposeresti su una spiaggia malesiana
coi piedi scalzi nella sabbia umida
mentre marcisce la Raflesia
e l’oceano è grigio come un’ombra primitiva.

Lo capisci guardandola bere Pastis
in un bicchiere alto e lattiginoso come un taglio di luna nuova
e siglare con quegli occhi di cristallo boemo
la tregua improvvisa in un cielo di lampi,
il pactum sceleris dell’amore impossibile,
lo smarrimento del marinaio
senza bussola e senza stelle
che brama di unirsi al mare
calarsi tra le onde fredde
e le spume voluttuose
pur sapendo di rischiare la vita
pur di insaporirsi le labbra di sale
pur di intrappolarle
nella stretta di un pugno i capelli dietro la nuca
e lottare con lei
in un letto di foglie di palma
e di brace
per soffocare gli uragani tra i suoi seni
e dare alla luce un amuleto
contro le tormente.
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IL NOSTRO AMORE È UN TAPPO ROSSO NELLO STOMACO DI UN GABBIANO

Il nostro amore è un tappo rosso
nello stomaco di un gabbiano:
tutto ciò che resta
dopo una vita in volo,
la notte che si dissolve
come un fondo di caffè nel lavandino,
l’ombra che non fa più il gioco dell’assassino
la televisione senza la pubblicità.
Non dirmi quindi
che amarsi è da piccolo – borghesi
come la puntualità;
che la bellezza è anarchica per definizione
o che chi ama affonda in un miraggio di circolarità,
nei pagamenti a rate,
nei cibi bio,
nelle illusioni di Karl Marx;
perché il nostro amore è un tappo rosso
nello stomaco di un gabbiano,
ha visto prima il consumismo del mare
poi l’aristocrazia del cielo,
è un tappo di plastica
e non può affondare,
ha il pregio dell’incorruttibilità
e noi lo proteggeremo
dalle fonti di calore,
dai predatori delle assicurazioni,
dalle mutande altrui,
dalla noia e dalla banalità
delle spiegazioni.
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LA RESA DELLA DEMOCRAZIA

Ho visto nostra signora Democrazia
con il giubbetto di kevlar durante il G8,
l’ho vista sulla chaise longue di Paolo Flores d’Arcais
a recitare passi dell’Elogio della follia
distesa nel suo salotto.

Ho visto i suoi stivali impolverati,
le sue mani ferite
la sua felpa stracciata
chiedere a d’Arcais
di spronarla a lottare
contro ogni sovrastruttura,
contro ogni forma di governo,
contro ogni governo di forma
contro ogni ombra sui nostri perché.

L’ho sentita invocare eroi 2.0
citando inconsapevolmente Brecht,
ammettendo involontariamente
la nostra sventura.

Ho visto nostra signora democrazia
travestirsi da statua della libertà
brandendo una torcia tricolore
come fosse in un quadro di Delacroix.

Ho visto nostra signora Democrazia
con il giubbetto di kevlar
lottare per la democrazia
nei corridoi della scuola Diaz
massacrata sugli spalti degli stadi,
accecata nelle aule giudiziarie,
insultata dalla cultura dei politici,
dai palinsesti televisivi,
ignorata dai giovani
troppo tolleranti
dalle coscienze in letargo
dal ricatto delle tutele crescenti
dalle forche della partita iva
ho visto nostra signora della democrazia
più morta che viva
chiedere a Paolo Flores d’Arcais,
se aveva qualcosa di forte da bere
mentre richiamava il re.
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MI PIACI MA SEI DEI GEMELLI 

Orologio fermo,
Sergio Endrigo alla radio
pronuncio il mio nome
per sentire la sua eco
nella stanza vuota
per far sembrare che non lo sia,
per rinvigorire l’ego
e mi chiedo,
perché gliel’ho detto,
dovevo mentire.

Endrigo mi costringe a pensare
a persone che non pensano a me,
al comune denominatore del tradimento,
alla mancanza di dedizione
al calcolo ragionato del tornaconto,
al fallimento della ragione sul sentimento.

Così diventa mitomane
l’eterno secondo,
il semifinalista inquieto
e tormentato dalla consapevolezza
di essere sempre quello dopo.

Manzoni beveva forse più di Hemingway
eppure non è apprezzato allo stesso modo.

La gente ama molte cose
senza amarne nessuna,
tutt’al più riesce ad amare quella sbagliata.

È l’estetica relazionale di
Carsten Höller e Philippe Parreno
è il fallimento nella ricerca delle risposte
rispetto all’immediatezza della domanda:
di che segno sei?
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TU PARLI

Tu parli,
lentamente parli
prima di partire
per salvare il mondo

e tutto intorno tace contemplando
la pace del tuo discorso socio-politico
sulle emozioni altrui
un dottorato sulla permanenza,
il tuo piccolo compendio
di trucchi per la sopravvivenza.

Si scrive per una persona alla volta
si digiuna solo per riavere fame
si rischia la complicità
solo durante la rivolta
delle parole trattenute
della speranza mal riposta.

C’è una torcia lì
nello sgabuzzino all’ingresso
per difendersi dall’amore
e dagli altri mostri
che mi divoreranno
se non torni prima
che inizino il letargo
nei nostri armadi,
prima che finisca
la primavera dei misantropi.

Ma è un dicembre splendido.

Tu parli,
lentamente parli
dei tuoi Studi dinamici
sui comportamenti statici
dei bracconieri del chiaro di luna
prima di partire
per salvare il mondo.
Ma anche in questo dicembre
tutti i colori
dipendono dalla luce
e tu la stai portando via
insieme alla tua voce
insieme alle nostre anime
da lasciare in tintoria.
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A Simone de Beauvoir (NON C’È ETICA SENZA FALLIMENTO)

Inizia tutto dalle mani
che si cercano intrecciandosi
e pungendo come rovi.
Poi, d’un tratto i cori,
elegie per lacci emostatici
alla lussuria sdentata
mentre l’oscurità
inonda l’abitacolo dell’auto
bruciandoci il palato,
cucendoci le labbra strette,
con catene di menzogne
con cui da tempo siamo a nostro agio.

Fuori, dal parabrezza
un’alba rottamata
sublima l’etica in estetica,
il fallimento in consolazione
la condanna in benedizione,
Il dubbio nella consapevolezza
che un errore ripetuto
é più simile a una scelta,
traccia una riga sopra il giusto
e sulla mia anima d’inchiostro.

Ora credo solo nell’oro
e nella Madonna delle birrette;
tu cerca di perdonami,
non è più notte
e a parlare seriamente
do il peggio di me.

Stupidamente tuo,
J.P. Sartre.
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ANCHE FREUD SAREBBE SU TINDER

In parole povere
si accettano offerte.

In alto i calici,
sempre più dei cuori,
pronto il brindisi
a chi piange
come solo i veri uomini
sanno fare.

Nessuno è trasparente
a se stesso, diceva Freud
perché a nessuno piacciono
le regole del gioco:

crescere,
diventare adulti,
prendersi delle responsabilità,
diventare adulteri,
andare in terapia,
crescere un figlio triste,
pregare di non perdere
la lucidità prima ancora
dell’inizio dell’andropausa.

In tempi migliori
infatti, non saremmo su Tinder
che comunque ha la peculiarità
di aver sfruttato davvero
in modo sorprendente
la mobilità articolare
del pollice opponibile.

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