- H. Prynne, chi era costui?
Di lui in italiano non è tradotta una riga, e nell’SBN, il catalogo nazionale di tutte le biblioteche comprese le universitarie, della sua vasta produzione si trova un solo titolo, l’antologico Poems del 2005, alla Civica di Torino. Fortunatamente però una mia amica lettrice d’inglese all’Università di Padova, Judy McGrath, altrettanto obscura (a differenza del fratello Patrick), mi passò They That Haue Powre to Hurt; A Specimen of a Commentary on Shake-speares Sonnets, 94, pubblicato a spese dell’autore nel 2001. Sono 87 pagine concernenti un solo sonetto che mi hanno sbalordito, tant’è che facendone tesoro mi son messo a tradurlo. Era il 2005, avevo avviato da un anno una microcasa editrice, Il ragazzo ubiquo, che era giunta a una ventina di librini, e in programma misi appunto anche il sonetto, con chine di Piermario Dorigatti – sennonché la stampa dell’ultimo titolo Sign & Sound (cofanetto contenente otto librini con litografie e minicd) mi svenò, e così chiusi baracca. Ora, riordinando le cartelle ubique del periodo, il sonetto è sbucato fuori e ciò mi permette di condurre a termine la traduzione:
*
They that have power to hurt and will do none,
That do not do the thing they most do show,
Who, moving others, are themselves as stone,
Unmoved, cold, and to temptation slow:
They rightly do inherit heaven’s graces
And husband nature’s riches from expense;
They are the lords and owners of their faces,
Others but stewards of their excellence.
The summer’s flower is to the summer sweet
Though to itself it only live and die,
But if that flower with base infection meet,
The basest weed outbraves his dignity:
For sweetest things turn sourest by their deeds;
Lilies that fester smell far worse than weeds.
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Chi può ferire e non lo vuole fare
Non facendo così ciò che più lo distingue,
Chi altrui movendo sta come una pietra,
Immoto, freddo e a tentazione lento:
È il giusto erede delle grazie celesti
E salva i beni di natura dallo spreco;
È signore e padrone del suo volto,
Gli altri meri ministri della sua eccellenza.
Dolce all’estate è il fiore estivo,
Benché per sé soltanto viva e muoia,
Ma se quel fior contrae un vil contagio,
L’erba più vile lo supera in valore:
Ciò ch’è più dolce infatti agendo inacidisce;
Ben più delle erbacce puzzano i gigli marci.
*
Il tesoro di cui dicevo è l’analisi minuta e spesso arguta che Prynne fa dell’aggregato testuale parola per parola vista nelle sue stratificazioni plurime di senso sui piani più disparati, dal semantico all’allegorico, dall’economico al teologico, dall’erotico al politico e così via. Il risultato finale, se così si può dire, è una surdeterminazione d’incertezza molto diversa da quella decostruzionista in voga almeno fino a inizio millennio, non trattandosi affatto più di decentrare e smascherare un senso altro, bensì di moltiplicare i sensi tenendoli in tensione reciproca. Se vogliamo, una specie di indeterminazione quantica, o una filologia filosofica che si rifà espressamente a Pico della Mirandola quanto la filosofia filologica di un Derrida si rifaceva a Heidegger.
Ora, il mio lavoro di traduzione ha a sua base appunto il commentario di Prynne, ma io, come ogni altro traduttore, devo forzatamente decidere, ovvero optare per il senso ritenuto preminente – con questa avvertenza però, che questa operazione l’ho potuta fare per ogni singolo elemento del sonetto, riequilibrando così la complessità col far emergere nell’intero la gamma dei vari piani di significato. Il tesoretto insomma nella mia traduzione non si vede ma traluce.
Quello che mi è parso di rilevare inoltre è che le tensioni da Prynne rilevate ovunque si cristallizzano nel testo intero in una tensione superiore tra le due quartine e il resto. Come sottolinea Prynne, il sonetto 94, composto sul finire del Cinquecento da uno Shakespeare ultratrentenne, fa da cerniera tra i due precedenti, centrati sull’inaffidabilità del fair youth [bel giovinetto], e i due successivi, prospettanti la sua corruzione – una cerniera particolare anche perché il 94 è praticamente l’unico sonetto che rinuncia al tu lirico (essendo gli analoghi 153 e il 154, di tema mitologico, piuttosto avulsi dal contesto, e non a caso scritti per primi e posizionati per ultimi).
Le prime due quartine rimandano a un background stoico familiare a Shakespeare (che tra l’altro aveva studiato il latino su Seneca) e sfociano in un elogio a tutto tondo della sovranità legittimata dall’eccellenza di chi la esercita. Questo ideale classico però diventa problematico nel momento in cui si prospetta l’ipotesi di una corruzione del potere sovrano. Il resto del sonetto abbandona così progressivamente il tono gnomico, mentre al contempo prende piede, pur innominata, la figura del fair youth – perché adesso è proprio la sua, di sovranità, a venir criticata. Il rapporto erotico tra l’adulto amante e il giovinetto amato sembra replicare quello classico della pederastia greca, ma non è così, perché la sovranità non è più nell’adulto, nel suo logos, ma nel giovinetto, nel suo narcisismo. Questo è il pericolo, avvertito ovviamente solo dall’adulto che così si trova esposto alla recriminazione, a un risentimento che sfocia nella larvata invettiva finale. C’è del marcio insomma, e non solo in Danimarca. L’Amleto fu composto da Shakespeare nel 1600, a ridosso cioè del sonetto 94.
Che anche per questa via si entri nella modernità, è un discorso lungo, da fare in opportuna sede. Qui invece ritengo urgente orientare il lettore italiano riguardo al nostro Carneade: innanzitutto la rete, a partire da wikipedia e con particolare riguardo all’AI, che risponde garbatamente alle domande; poi la sua bibliografia; e almeno un approfondimento notevole, di Kevin Nolan Sono convinto infatti che prima o poi verrà anche in Italia il suo momento, come una decina d’anni fa è venuto il momento di Anne Carson, la cui fortuna rischia di esser già in fase epigonale, se si prende non la profondità ma il format (saggetto mitologico, poemetto, mazzetto di traduzioni brevi e almeno un’ecfrasi raccolti in un unico volumetto), con buone prospettive di successo.
Prynne è morto il 22 aprile scorso. Judy compie gli anni oggi, 25 giugno.
in copertina, Katsushika Hokusai, Lilies c. 1832, GIGLI









