Con “La disciplina degli alberi” Giancarlo Stoccoro scandaglia le profondità della natura e dell’uomo.

Con “La disciplina degli alberi” Giancarlo Stoccoro scandaglia le profondità della natura e dell’uomo.

La silenziosa disciplina di Giancarlo Stoccoro

Un verso scopre l’ombra
prende la strada del bosco
un altro scava nelle radici
e zampilla sangue
Mi faccio adottare dagli alberi
anche i più acerbi fanno latte (1)

 

La strada era già segnata dalla bella plaquette Forme d’ombra, dove l’ombra già poteva alludere al fantasmatico godimento estivo che ci si prende sotto un albero, magari un platano che allunga le sue braccia reali o riflesse sull’acqua, come nella foto di copertina alla silloge citata. L’albero però è solo il referente altro, occasione per Giancarlo Stoccoro di scandagliare le profondità della natura e dell’uomo (è d’altronde psichiatra e psicoterapeuta di lunga esperienza, studioso fine di Georg Groddeck); così, a «segnali di resa», titolo della prima sezione de La disciplina degli alberi, risponde in esergo con la voce disincantata ma tenace di Paul Celan: «Sulle proprie macerie sta e spera la poesia».

 

(1) G. Stoccoro, Forme d’ombra, alla chiara fonte editore, Lugano 2018, p. 7.

 

(dall’introduzione di Paolo Steffan)

 

 

alcune poesie da La disciplina degli alberi di Giancarlo Stoccoro, La Vita Felice, 2019

 

 

Tu puoi non dire
quante traiettorie si aggiustano
accarezzando le sillabe
prima di dormire

Non è il giorno a postare il desiderio
dietro una lacrimevole supplica
ma la rinuncia ostinata
a dare a ogni cosa il proprio nome

Non avrà un nome la cosa
violata nella sua essenza
come la foglia staccata dal ramo
ancora lontana dall’autunno
scambiata per una farfalla in volo

 

 

C’è un luogo che ci accompagna in ogni dove
ha il volto di nostro padre
la mano grande che stringe senza fare male
scalda quando la natura ha un orizzonte incerto
e abbandona le stagioni al loro destino

Fino alla consegna dell’estate
tutti i luoghi sono provvisori
e il confine assente

Sembra che scivolino l’uno addosso all’altro
e non è vergogna se ti attendo
stretto nei giorni quasi facendo il palo

Per questo mi muovo con fatica
sto nel bisogno certo
sottometto le parole al tuo silenzio

 

 

Un’idea di purezza
attraversa il mondo

All’inizio la ferita sanguina da sola
poi lo sguardo complice
la tenerezza esibita
il cuore che batte all’impazzata

La bocca accoglie una parola
integra non parassitata
dallo spazio bianco tra le cose

 

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