la vestizione del giorno.

la vestizione del giorno.

umberto-boccioni-canfarelli
Umberto Boccioni

cinque poesie dalla raccolta inedita Il viaggio sulla Terra della Signora C.

*

*

Così com’è

Seguiranno altre pagine le storie che seguono
e si affatica l’indice a dire con esattezza dove,
a quale punto del tempo sarà la gobba artritica
con poco tatto le solleveremo
pesanti un macigno, ma sono lettere, queste,
anche loro ammutite per te
che alla lingua domandi la retta
pronunzia, la meraviglia che lucida il mondo
ristretto nel mare scuro,
l’increspatura che non t’aspettavi
così com’è.

*
*

Due dita

Esce dal calendario
il santo quotidiano promesse
guarigioni, balsami sacri unguenti
e un’avara porzione di miracolo
per il cuore che succhia
la speranza dei cieli.
Senti schiudersi piano e più lento il giorno,
farsi strada all’aperto, all’addiaccio
dei denti l’anima battere in bocca,
soltanto il vento segnare la fronte
– con due dita di fede.

*
*

A volte, un po’, per niente

Cedono battiti
all’ultimo giro di chiave
a volte, un po’, per niente
le ore lunghe e corte
e certi istanti inutili ai rimproveri
quando tutto è già stato
ed è
questa pelle difettosa
un calendario sbattuto al muro,
orologio che punta a caso il silenzio
e sguscia
dall’asola slabbrata il bottone
– non tiene a posto, è sbadata
la vestizione del giorno.

*
*

Una sera

Qui c’è una sera,
un angolo nero da farci mezzo giro
a una corta distanza misurare
passi da fare
nell’inverno che resta
occhiuto custode fedele della casa
dove si accuccia il freddo cane
ai piedi.

*
*

Bevendo l’acqua

Ciao, e ricordati
dei nostri giorni lunghi
dall’una all’altra annodati, un solo filo
di sangue, la conta dei giorni mancanti.
Ho lasciato il rifugio, la casa di carne
che mi teneva al sicuro e sono entrata in un’altra
di chiuse stanze e mistero
di strade aperte da camminare
con una o di stupore come un sole
bruciante sulla bocca, e il mare usciva,
entrava con i giorni conosciuti
un po’ per volta, non come prima, non quando
nel ventre zitta sul fondo navigavo
a testa sotto bevendo l’acqua
senza mai annegare.

Condividi su:

Potrebbero interessarti anche

Ciao, Jolanda…

Ciao, Jolanda…

«Pupara sono / e faccio teatrino con due soli pupi / lei e lei /…