L’essenza della vita (intervista essenziale a Jürgen Wurth)

L’essenza della vita (intervista essenziale a Jürgen Wurth)

foto x art brisotto

Jürgen Wurth (nella foto) è un grossista di formaggi biologici noto in Germania e in Europa. È una persona molto intelligente e aperta alla quale, per i lettori de l’EstroVerso, ho proposto e realizzato questa intervista pazzerella.

L’essenziale su di te.

Non ho mai diviso la vita dal lavoro. In tutto quello che faccio. Perciò la mia ditta è viva e in costante sviluppo. Non smetterò mai di imparare.

Supponiamo che la parola cultura non esista. Quale termine useresti?

Se non vogliamo o possiamo usare la parola cultura dobbiamo tornare al Rinascimento, periodo in cui gli uomini con un minimo di conoscenza realizzarono e rinnovarono molti aspetti della vita d’allora. Come nella musica, con Giovanni Pierluigi da Palestrina, nelle forme dello Stato o nell’amore, che non si è sviluppato solo nel quotidiano o nel singolo ma anche nell’identità. Amo la mia vita, le persone, il mio lavoro. La parola adatta a sostituire “Cultura”? L’essenza della vita.

Lavoro come sviluppo personale: un’utopia?

È fragile. Tutti abusano di tutto. Non si ha protezione se si è diversi. Il lavoro come sviluppo personale non è un’utopia ma non so se avrà un posto nel futuro perché le persone “funzionano” superficialmente. Due secoli fa solo pochi eletti erano in grado di leggere e scrivere, quindi liberi. Una parte di costoro è diventata famosa perché ha realizzato quello che allora sembrava un’utopia ma che poi è diventata storia. Come Michelangelo per esempio. Quando osservo qualcosa non penso a quello che vede la maggioranza delle persone ma a quello che vedo io. Se dipingo, dipingo quello che vedo e non penso se possa farlo o no. Nella mia ditta è appesa una mia opera che rappresenta un mazzo di fiori. Un giorno una cliente è entrata nella stanza e ha detto:

– Ah, un mazzo di fiori!-

– No, è un tram elettrico.- Ho risposto.

La signora mi ha guardato seriamente, poi ha riosservato il dipinto cercandovi l’immagine del tram elettrico. Solo quando tutti hanno riso si è resa conto dello scherzo. Io non domando se sia un mazzo di fiori. Ammiro e basta. Ammiro tutto. Non ci sono categorie. Una volta in un museo di Stoccarda mi sono soffermato a lungo davanti ad un dipinto astratto di Cy Twombly. La curatrice, avendo notato il mio interesse mi si è avvicinata con l’intento di volermi aiutare. L’ho ringraziata dicendole che avrei voluto capire da solo ciò che l’artista voleva esprimere. Ho aggiunto che pensavo fosse pazzo. Ma un grande museo in America ne ha comprata una copia e da allora tutti gli altri musei si sono avventati sull’artista per possedere almeno un esemplare della sua produzione.

– Che cosa ha studiato?- Mi ha domandato la signora.

– Non ho studiato, sono un commerciante di formaggi. Sono venuto a Stoccarda per visitare questa mostra e tra poco me ne tornerò a casa, a Norimberga.

– Forse è pazzo anche Lei, agli occhi degli altri.

– Ha commentato. – Forse…

– Ho sorriso e me ne sono andato.

Il valore della persona: quale metafora useresti?

Se fossi cieco potrei comprendere meglio il valore di una persona. La vista mi disturba sempre. Il nostro essere non è l’aspetto. È trascorso un anno dalla morte di Amy Winehouse. Alla televisione hanno trasmesso un video su di lei e ho provato compassione. Prima della sua morte mi sarebbe piaciuta, l’avrei guardata con ammirazione. Qualche tempo fa ero all’ippodromo con i miei figli ed ognuno di noi ha scommesso una piccola somma sul proprio cavallo favorito. Quando i concorrenti sono arrivati ai cancelli i miei figli si sono lasciati suggestionare dalla forte personalità di un fantino. Quasi tutti gli spettatori hanno puntato sullo stesso ritenendolo il sicuro vincente. Io mi sono concentrato sul cavallo ed ho vinto. I nostri sensi sono così sensibili che gli occhi li possono facilmente manipolare. In un bellissimo racconto ricordo di aver letto una frase molto bella pronunciata da una donna cieca: – Parla, così che io ti possa vedere.-

Quale domanda ti vorresti porre?

Spesso mi domando se ho visto e sentito abbastanza nella mia vita da poter trasmettere qualcosa di completo. Ho visto solo una parte o l’assieme? La mia esperienza è sufficiente per avere la conoscenza, un’idea di qualcosa? Quando parlo sono convinto di ciò che dico. Ma se questa sia la verità assoluta, questo non lo so.

Scriviamo una poesia insieme. Tema: “La mano”          

      

Alessandra:       La mia mano mi conosce

Jürgen:               Se un uccello volasse

                           sulla mia mano sarei felice

Alessandra:       perché la mia mano mi conosce

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