Non sono un albero di Antonio Famà

Non sono un albero di Antonio Famà

Anteprima

Marina abita da sola in una casa enorme ed è proprietaria di un’azienda agrituristica. La sua solitudine desiderata all’improvviso è diventata vuoto attorno a sé. Tradisce le aspettative di chi la ama, ignora chi l’ha sempre amata, si innamora di chi non l’ha voluta mai veramente. Marina affronta se stessa sedendo alla vecchia “buffetta” dei nonni fino a quando decide che…”.

“Forse il fine settimana peggiore nella vita di Marina. Tre giorni e tre incontri decisivi per capire chi lei veramente sia e scoprire di sé aspetti inediti. Vergogna e dolore si alternano alla rabbia e alla tristezza, ma anche ad una nuova voglia di fare e alla determinazione che probabilmente è il suo tratto distintivo.” Non scrivo con assiduità, e la mia scrittura è un gesto terapeutico, nato da stati d’animo spesso imparentati al desiderio di affrontare il Dolore. Lavoro molto sulle parole alla ricerca della sfumatura giusta per rendere traducibile l’inafferrabilità di un pensiero o la pluralità del quotidiano.

Antonio Famà

Stralcio dal libro

“Ogni sera, poco prima di andare a dormire, Marina lascia sul muretto in cortile il bicchierino con dentro un po’ di nepitella: è il suo modo, da qualche tempo a questa parte, di salutare il mondo, la giornata e le ossessioni. Di solito, si abbandona ad una piacevole mollezza delle membra senza stordirsi. Quella piccola quantità di liquore, che altrimenti la invischierebbe, lei la consegna al buio per dare un’ebbra morte alle zanzare e a molti insetti innocui della notte. È una cattiveria, una punizione, ed è l’inutile rivalsa di cui non può fare a meno. Sera per sera centellina il suo oblio intingendovi la punta della lingua, lasciando che il volo del suo alcol raggiunga nel silenzio delle campagne tutto in lei. Poi, lo beve ad occhi chiusi come balsamo. Ma non ieri sera.”

antonio-famaNato il 9 maggio 1974 a Catania.
Insegno inglese nella provincia di Enna da più di dieci anni. Ho portato pane porta a porta con la gerla sulle spalle a undici anni. Poeta della “vara” di San Giovanni Battista a San Giovanni Galermo per qualche anno. Sono stato operaio in nero in una fabbrica di mobili a dodici e tredici. Ho lavorato in uno studio medico. Ho fatto il portaborse per un fotografo. Sono stato volantinista e accompagnatore di persone disabili. Traduttore per un’agenzia pubblicitaria e per laureandi. Diversi racconti miei sono apparsi in antologie letterarie edite da Perrone (Roma) e Bonanno (Acireale).

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