Paul Celan compose questa poesia nella primavera del 1941, dunque a vent’anni da poco compiuti. La Bucovina, sua terra natia, era stata invasa dall’Armata rossa nell’estate precedente. L’occupazione sovietica sarebbe durata fino al luglio 1941, quando tedeschi e romeni insieme entrarono nella capitale Czernowitz, dove massacrarono subito duemila ebrei e in ottobre crearono un ghetto da cui iniziarono le deportazioni. Per i genitori di Celan ciò avvenne a fine giugno 1942; giorni dopo Celan fu rastrellato e inviato in un campo di lavoro coatto dove restò fino al febbraio 1944. Intanto padre e madre erano deceduti in due Lager diversi.
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GESANG DER FREMDEN BRÜDER
Wir Finstern. Für uns
stammeln die Schluchten ihr schwarzes
Geläut,
splittert die Nacht von geschwungenen
Keulen;
singt unser Schrei
in den Wimpern der Toten . .
Dann schaufeln wir Mond in ihr Grab.
Euch schläfert Mohn ein?
Von unserem Schlag
sinken die Birken,
der Nächte weißes
Gebein,
zusammen zu Asche:
siedend zischt es aus unseren Fäusten:
eurer kleinen Träume schwüler
Tumult…
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CANTO DEI FRATELLI STRANIERI
Noi, oscuri. Per noi
balbettano le forre il loro nero
scampanio,
si scheggia la notte sotto clave
roteanti;
il nostro grido canta
tra le ciglia dei morti…
Poi spaliamo luna nella loro tomba.
Voi, il papavero vi assopisce?
Sotto i nostri colpi
crollano le betulle,
bianco
scheletro delle notti,
in cenere:
feroce sibila dai nostri pugni:
l’asfissiante tumulto
dei vostri piccoli
sogni…
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ps. Questa mia è la prima traduzione mondiale; in un certo senso dunque noi italiani abbiamo l’onore di leggere questa poesia per primi tra gli stranieri, ma pure l’onere di trarne le conseguenze e di esserne dunque, ciascuno per sé, degni.








