Raffaela Fazio, “Materia oscura”.

Raffaela Fazio, “Materia oscura”.

La violenza è semplice; le alternative alla violenza sono complesse
(Friedrich Hacker)
 

 

Non la prima

Dopo l’urlo, lo sfasciarsi
della diga.

Non la prima.
Stesso schianto
nel racconto di chi parla
dopo anni di silenzio.
Stesso niente
dopo il colpo.

C’è una stanza-labirinto
che si inonda
poi si svuota nuovamente
             -invisibili i relitti
come oggetti tra gli oggetti.

I suoi mostri sono anfibi
e non nascono dal sonno
in cui cade la ragione
ma dal gioco elaborato
che è usato
per coprire
la scissione.

*

Esercizio di discernimento

Guarda bene.
In ciascuno, erbe sane e veleni.
               Ma è la dose
che dà forma al tutto.
È il suo impatto
il suo costo
è ciò che prevale.

Non confondere il buio
del quale
si rivela il profilo
per tenerne nascosta la massa
                          la violenza
che si dice (se ammessa)
ferita
˗ accudita persino dal mondo ˗
anche quando
tra i corpi
scavalca il confine.

Non è alieno il suo seme
a nessuno.
Tu stai attenta al terreno
dove cresce
si allena
si sdoppia
rinverdisce ogni volta.
          Scappa
prima.

Se là crolli
ti daranno la colpa.

*

Non crede sia accaduto

Non crede
non solo chi non vede

non crede
chi beve allo zampillo
ricorda
il fresco sul palato
e ignora, non si cura
del ristagno

non crede
chi scambia ciò che vede
per riflesso
effetto secondario
provocato

non crede
chi ha fede solamente
in ciò che è familiare

non crede
chi crede
che l’ombra si redima
col suo aiuto
e non sospetta il buio
che finge e si sottrae

non crede
chi in fondo
non può farlo

se è vero
che forse non crediamo
in ciò che non sappiamo
poi affrontare.

*

Non voglio costruire

Non voglio costruire
un tempio o una pira
versare libagioni
sullo spacco
né mantenere vivo
il fuoco che reclama
il suo dolore.

Non voglio si prolunghi
questa fiamma
che non mi definisce
e a cui non appartengo.

Ma se la spengo
in fretta
arrivano al suo posto
altre ombre
più lunghe sulla terra:

ingiusto
portarle dietro intatte
              ˗ e fare anche del sonno
una zavorra.

Raffaela Fazio (Arezzo 1971) lavora a Roma come traduttrice. Nel campo dell’iconografia, ha pubblicato: Face of Faith. A Short Guide to Early Christian Images (2011) e La corona che non appassisce. L’escatologia nella scultura funeraria dei primi cristiani (Contatti, 2020). È autrice di vari libri di poesia, tra cui: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015) con prefazione di Paolo Ruffilli; Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017) con postfazione di Francesco Dalessandro; L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018) con prefazione di Francesco Dalessandro; Midbar (Raffaelli Editore, 2019) con prefazione di Massimo Morasso; Tropaion (puntocapo Editrice, 2020) con prefazione di Gianfranco Lauretano e postfazione di Sonia Caporossi; A grandezza naturale. 2008-2018 (Arcipelago Itaca, 2020) con prefazione di Daniele Barbieri. Di prossima pubblicazione: La meccanica dei solidi (puntoacapo Editrice, 2021) con prefazione di Paolo Ruffilli e postfazione di Giancarlo Pontiggia. Si è occupata della traduzione di Rainer Maria Rilke, le cui poesie d’amore sono state raccolte in Silenzio e Tempesta (Marco Saya Edizioni, 2019). Una selezione di poesie tradotte di Edgar Allan Poe uscirà nel 2021, sempre con Marco Saya Edizioni (Nevermore. Poesie di un Altrove).

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