TRE POESIE E MEZZA DI BORIS RYŽIJ a cura di Dario Borso

Il secondo dei due tomi a cura di Valentina Dančenko, Petrarka v russkoj literature (Rudomino, Mosca 2006), interamente dedicato alla ricezione del Canzoniere petrarchesco nel Novecento russo mentre il primo abbracciava cinque secoli, pone Osip Mandel’štam a punto di svolta, concede largo spazio a Iosif Brodskij e non manca di citare il suo giovane ammiratore Boris Ryžij (Čeljabinsk, 8 settembre 1974 – Ekaterinburg, 7 maggio 2001). In realtà, nell’intero corpus poetico ryžijano, per gran parte inedito o postumo, Petrarca compare citato in tre sole poesie, la cui prima suona:

.

С работы возвращаешься домой
и нехотя беседуешь с собой
то нехотя, то зло, то осторожно:
– Какие там судьба, эпоха, рок,
я просто человек и одинок
насколько это вообще возможно.

Повсюду снег, и смертная тоска,
и гробовая, видимо, доска.
Убить себя? Возможно, не кошмар, но
хоть повод был бы, такового нет.
Самоубийство – в восемнадцать лет
ещё нормально, в двадцать два – вульгарно…

В подъезд заходишь, лязгает замок,
ступаешь машинально за порог,
а в голове – прочитанный однажды
Петрарки, что ли, душу рвущий стих:
«Быть может, слёзы из очей твоих
исторгну вновь – и не умру от жажды»

*

Ritorni dal lavoro a casa
e conversi controvoglia con te stesso,
or controvoglia, ora con rabbia, ora con cautela:
– Quale destino, epoca, fato!
Sono semplicemente un uomo, e solo
per quanto sia in genere possibile.

Ovunque neve, e un’angoscia mortale,
e una tavola da bara, a quanto pare.
Uccidersi? Magari non è un incubo, ma
ci vorrebbe almeno un motivo: non c’è.
Il suicidio – a diciott’anni
è ancora normale, a ventidue: volgare…

Percorri l’androne, stride la serratura,
meccanicamente varchi la soglia,
e in testa — un verso letto tempo fa,
di Petrarca credo, che strazia l’anima:
«Forse lacrime dagli occhi tuoi
strapperò ancora – e non morrò di sete».

.

Dal testo stesso si deduce che Boris la scrisse nella prima metà del 1996; quanto al lavoro, lo svolgeva da laureando in geofisica all’Accademia Mineraria degli Urali. Notevole che il verso citato, non presente in Petrarca, sia però una sintesi di motivi canonici, rilevabili ad es. in Canzoniere 132 (vv. 5–6), 216 (vv. 12-13) e 264 (vv. 1-2), mentre assolutamente autonoma è la “forzatura” iperrealistica del trangugiamento, mutuata casomai da Mandel’štam o da Marina Cvetaeva.

Le altre due poesie “petrarchesche”, Boris le scrisse in rapida sequenza nel 1997, l’anno in cui si laureò e iniziò il dottorato (durante il quale pubblicò una ventina di articoli scientifici sulla struttura della crosta terrestre e la sismicità degli Urali).

.

“…Ты выше, ты моложе, ты стройней…” –¬
я бормочу, когда, простившись с ней,
иду домой. Закат стекает с кровель
чужих домов и льётся по лицу.
Но, как Петрарка, я свой римский профиль
с любовью и достоинством несу.

*

“… Sei più alta, più giovane, più slanciata…” –
mormoro quando, prendendo da lei commiato,
torno a casa. Cola dai tetti delle case altrui
il tramonto, e mi dilava il viso.
Ma, come Petrarca, porto il mio profilo
romano con dignità e sorriso.

.
Se la prima poesia è pervasa di Thanatos, questa è mossa da Eros. A fare da improbabile medio tra i due poli opposti, la terza:
.

Жалея мальчика, который в парке
апрельском промочил не только ноги,
но и глаза, – ученичок Петрарки, –
наивные и голые амуры,
опомнившись, лопочут, синеоки:
– Чего ты куксишься? Наплюй на это.
Как можно убиваться из-за дуры?
А он свое: «Лаура, Лаурета…»

*

Compatendo il ragazzo, che nel parco
d’aprile si è bagnato non solo i piedi
ma pure gli occhi – piccolo allievo di Petrarca –,
gli ingenui e nudi amorini,
ripresisi, cinguettano cerulei:
– Perché fai quella faccia? Sputaci sopra.
Come si può struggersi per una scemetta?
E lui, imperterrito: «Laura, Lauretta…»

.
Purtroppo l’ironia non è un istinto, e Boris si tolse la vita quattro anni dopo, non ancora ventiseienne.

* * *

Di Ryžij da noi è stato finora tradotta una sola raccolta, l’unica uscita in vita, E così via… (a cura di Laura Salmon, Il ponte del Sale, Rovigo 20232). Notizie sull’autore si trovano qua e là in rete (qui mi limito a segnalare il bel documentario di Alionavan der Horst). Me lo aveva fatto conoscere Valentina Parisi più un lustro fa, ai tempi che traducevamo LevŠestov, anzi, nell’ora di ricreazione traducemmo insieme:

.

До боли снежное и хрупкое
сегодня утро, сердце чуткое
насторожилось, ловит звуки.
Бело пространство заоконное –
мальчишкой я врывался в оное
в надетом наспех полушубке.
В побитом молью синем шарфике
я надувал цветные шарики.
……Звучали лозунги и речи……
Где песни ваши, флаги красные,
вы сами, пьяные, прекрасные,
меня берущие на плечи?

*

Dolorosamente nevoso e fragile
oggi il mattino, il cuore sensitivo,
all’erta, coglie suoni.
Bianco è lo spazio oltre la finestra –
mi tuffo ragazzino in un altro spazio,
un pellicciotto infilato in fretta.
Sciarpetta blu tarmata al collo,
gonfiavo palloncini colorati.
… Risuonavano slogan e discorsi…
Dove sono i vostri canti, i drappi rossi,
dove siete, ubriachi, favolosi,
voi che mi prendevate in spalla?

.

A differenza delle altre tre poesie, questa reca il titolo: 7 ноября / 7 novembre. Era ed è l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, festeggiato in Russia fino al 1990. Qui il tenore è quello della nostalgia, forma retroversa dell’eros, desiderio di qualcosa che non c’è più (mentre socraticamente l’eros è desiderio di qualcosa che non c’è ancora). Poi, lavorando nel 2022 su Celan traduttore di Mandel’štam e notata la presenza speculare in entrambi di Petrarca, ho provato a verificare con Ryžij appunto. 

Potrebbero interessarti