1Libroin5W.: Giovanni Tesio, “Cento per cento. Cento titoli per cento anni di letteratura (1900 – 2000)”, Lindau.

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CHI?
Questo è un volume un po’ speciale. Ne sono protagonisti gli autori dei romanzi e dei racconti che ho scelto per illustrare cento anni di letteratura italiana, dal 1900 al 2000, il cosiddetto “secolo breve”, un secolo in cui sono accaduti talmente tanti e talmente traumatici fatti che la letteratura non ha potuto non farsene carico. Questo ha imposto delle scelte non sempre e solo legate al giudizio estetico, ovvero all’altezza dell’esito letterario, ma anche alla necessità di dare conto di ciò che fatti è passato nelle opere. Del resto nella mia scelta non c’è l’ambizione di stabilire un canone indiscutibile – ammesso e non concesso che un canone indiscutibile esista –, anche se di molte opere “canoniche” ho tenuto conto, ma di proporre magari titoli più spiazzanti e certo discutibili, in cui il lettore possa persino trovarsi a fatica. In altre parole ho tenuto d’occhio aspetti diversi per imprimere alle mie scelte una maggiore forza di rappresentatività. Il lettore potrà ovviamente ritrovarsi in proposte diverse dalle mie, e opporre di uno stesso autore condiviso un’opera diversa da quella che io ho scelto. Un libro come questo nasce anche per provocare, per giocare di spariglio, esponendosi al rischio – il gioco è questo – di perdere la partita.

COSA?
I titoli proposti sono tutti di narrativa, ossia la maggior parte di romanzi ma anche un manipolo di racconti (ad esempio Bontempelli, Landolfi, D’Arzo), con l’intento di proporre alla lettura – o meglio ancora alla rilettura – dei titoli entrati spesso nella dimenticanza, non già della letteratura, che è un grande bacino di raccolta e di accoglienza, ma dei lettori meno provveduti, meno predisposti, illudendomi di poterne conquistare almeno qualcuno. Il secondo fatto è meno nobile, forse, e più personale: rileggere i titoli che non avevo più riletto da tempo, e descriverne l’essenziale, cogliendone, in sintesi estrema, la complessità.

QUANDO?
L’idea è maturata nel tempo, non senza sottolineare che nasceva dalla consapevolezza che altri tentativi in materia erano stati fatti: Paolo Bertinetti, ad esempio, aveva giocato con i novanta testi fondamentali del Novecento inglese e Giorgio Manganelli con Cesare Garboli avevano proposto i cento titoli fondamentali per la biblioteca del buon lettore, e mi pare – ma non saprei affermarlo con certezza – che qualcosa di analogo abbia tentato anche Raboni. Io sono partito prima con l’idea di proporre cinquanta titoli, dal dopoguerra al duemila, ma cercando senza deroghe un titolo per ogni anno. Poi mi sono reso conto che con una strettoia così rigorosa mi stavo perdendo per strada titoli che non dovevano mancare. E poi non ha contato di meno la proposta dell’editore, Ezio Quarantelli, che mi ha spinto a prendere in considerazione il secolo intero senza più legarmi ai singoli anni. È così capitato che vi siano autori rappresentati non solo con uno ma con due titoli, ad esempio Pirandello, Svevo, Tozzi, Gadda, Bufalino, Primo Levi, Calvino…Mi sono slegato, insomma, da una costrizione che mi ha a lungo tentato, amante come sono di strutture chiuse (anche se di finestre aperte).

DOVE?
E dove, se non alla scrivania, in poltrona, a letto, in biblioteca, al parco? Molti titoli appartengono alla mia biblioteca, ma di qualcuno mi sono provveduto o acquistandone una ristampa in libreria oppure attingendo alle biblioteche pubbliche. È stato un lavoro che ha richiesto tempo, ma di cui sono complessivamente contento, come non sempre mi accade. Mi sono sempre considerato più un lettore che un critico, anche se ovviamente non posso arrivare a dire – se non per vezzo – di non possedere un senso critico adeguato. Intendo invece sottolineare che la lettura è stata una mia passione costante, e che spesso mi lascio trascinare dall’emotività fino a oscurare un poco la ragione, pur non potendomi considerare un lettore “ingenuo”, spontaneo. In altre parole, nella lettura mi abbandono spesso all’onda: più che al racconto dei fatti, al fascino che esercita su di me la scrittura.

PERCHÉ?
Forse al “perché” ho già confusamente risposto, ma ho qui modo di rafforzare, se non proprio di ripetere, quanto ho già detto. Dare voce a una passione che ha sempre fatto parte della mia vita, fin da bambino, anche se sono nato in una famiglia contadina di una zona depressa (a volte è la vita stessa che spariglia e disarma il prevedibile). Indicare una mappa che tenesse conto, sì, delle voci inderogabili, ma anche si concedesse qualche deviazione di percorso. Stimolare nei lettori il gusto della rilettura e delle sorprese che ogni rilettura riserva. Ma anche – e finalmente – sognare (perché non concedersi qualche illusione di credito?) di portare alla lettura qualche lettore debole, che nel tempo abbia a poco a poco maturato una magari rimossa vocazione all’incontro con uno dei piaceri più affascinanti della vita. Non perché non sappia bene che la lettura è un privilegio, ma perché – buona utopia! – vorrei che tutti ne godessero. 

Giovanni Tesio (1946), già ordinario di letteratura italiana presso l’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro, ha pubblicato alcuni volumi di saggi (l’ultimo, La poesia ai margini, nel 2014), una biografia di Augusto Monti, una monografia su Piero Chiara, molte antologie. Ha curato per Einaudi la scelta dall’epistolario editoriale di Italo Calvino, I libri degli altri (1991); recentemente la conversazione con Primo Levi, Io che vi parlo (2016), e più recentemente ancora, presso Interlinea, un altro volume di considerazioni su vita e opera di Levi, Primo Levi. Ancora qualcosa da dire (2018). Sempre presso Interlinea un pamphlet in difesa della lettura, della letteratura e della poesia, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? (2012), e un «sillabario» intitolato Parole essenziali (2014). La sua attività poetica, dopo esordi lontani, è sfociata nella pubblicazione di un canzoniere in piemontese di 369 sonetti, intitolato Vita dacant e da canté (Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2017). È stato per trentacinque anni collaboratore de «La Stampa», al cui inserto, «Torinosette», collabora tuttora.

 

                     la foto in copertina è di Arduino Baietto

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