Ad alba inoltrata di Cesare Cellini

Ad alba inoltrata di Cesare Cellini

Cesare Cellini. Ad alba inoltrata

“Amare la Poesia – amare cioè la Parola – è amare la creazione. Credo, infatti, che il primo poeta in assoluto sia stato ed è Dio. Ritengo la Poesia, la “parola dell’uomo”, e riconosco ad essa la stessa dignità della “parola di Dio”: ambedue salvano […]”. Pensiero cardine della poetica di Cesare Cellini (Genova, 3 maggio 1965 – Catania, 9 maggio 1993) raccolta, assieme all’inedito “Saluto all’ospite”, nel volume Ad alba inoltrata (1993 – 1985). Tutte le poesie a cura di Sergio Collura, edizioni “Lateran University Press”.

“Una polifonia, […], di motivi culturali-politico-storici, anima la poesia di Cesare Cellini, ma le coordinate, entro cui va ascoltata e decodificata, emanano da un leitmotiv cruciale da cui a raggiera muovono gli altri: il cammino dell’anima, l’itinerarium il cui approdo è l’unione mistica con Dio, per cui «è come se il trascendente / abbracciando l’immanente / divenisse finalmente un tutt’uno // sublime realtà consustanziale / reciproco tenero amore». Ripercorreremo allora – leggiamo nella prefazione –  questo suo cammino, ma lo ripercorreremo a ritroso, perché la morte, nel consegnarla all’eterno, fa della vita un unico racconto, scoprendone i significati ad ogni movenza dell’anima. Il titolo, infatti, Ad alba inoltrata, qui dato all’intero corpus poetico (incluso il Diario dell’ultima settimana di vita e i Frammenti d’un journal intime), e le date che fungono da sottotitolo “1993 – 1985” rendono chiaro l’invito alla lettura dell’opera del poeta a partire dal momento in cui «i silenzi della vita / ora sono Parola» e «[…] finalmente / le travagliate ore / ad una ad una / approderanno libere / dal silenzio all’Eterno».

 

 

SIAMO
 
Quando i tuoi occhi
mi guardano
il mio silenzio
si scioglie in parola
e il Nulla scivola
dal niente al tutto
da me a te
 
 
lentamente
 
 
 
ANCORA, DALL’ANNO ZERO
 
e vedo
piedi
che masticano
piedi
per essere
primi
all’arrivo
 
 
 
NEL GIARDINO DI EDEN
 
In attesa stanno
sorridenti i poeti
dietro le soglie
dell’illusoria vita
nella ricordanza
che un tempo fummo
felici d’essere
dono dell’Amore
 

 

Il senso del mistero, l’incertezza, la negazione di una conoscenza che vada oltre la storia e che sia comprensione della stessa, il dolore, che è figlio dell’oscurità, la necessità di amare, la consapevolezza dell’estrema indigenza del nostro essere e della fragilità che rende ognuno di noi un essere questuante, il continuo avvertire la presenza-assenza di Dio, sono i temi che animano la poesia di Cesare Cellini e che segnano l’evoluzione di un cammino che il poeta compie nell’arco di tredici anni. Nucleo centrale della sua poetica è la Parola. Egli stesso precisa, infatti, che la «parola dell’Uomo» ha «la stessa dignità della “parola di Dio”: ambedue salvano»; e questa parola dell’uomo, in cui si opera il passaggio dal Sacro al Santo, è l’Arte, la cui dimensione diventa cristica in quanto luogo della continua incarnazione del Verbo; diventa diafania, trasparenza incontaminata, cioè, della Parola; diventa «attesa della morte come riconciliazione», come nuovo dies natalis; diventa parola della donazione; assume in sé valore escatologico e prepara la parusia. Scrive Tito Furnari: «Emerso per poco dalla fine del Millennio, egli appartiene ad un’epoca nuova: l’epoca che sarà, così vivamente ci auspichiamo, l’era dello Spirito. […] Ascoltare, con animo disponibile, il suo canto proteso, nella sua solitudine, alla piena melodia del silenzio è entrare, o rientrare, nella speranza».

 

Biografia del curatore Sergio Collura – Laureato in Scienze umane e in Teologia, con specializzazione in dogmatica, già ordinario di Lettere e docente di Antropologia Culturale (1994 – 2003) e di Filosofia Estetica (2003 – 2013), ha svolto la sua attività didattica e di ricerca fra Roma, Catania e Bruxelles. Promotore culturale, ha dato vita al Movimento Giovani per un Nuovo Umanesimo e, di recente, al Movimento della Pari Dignità e Comune Umanità fra i Popoli. È stato titolare, sotto l’egida del MPI, di vari Progetti Nazionali, quali, ad esempio, Verso il Giubileo 2000: La Parola di Dio e la Parola dell’Uomo, (1997-2000); Humanitas: Un cammino dialogico verso nuove autonomie umane (2001-2004). Curatore degli inediti di A. Fiore e di C. Cellini ha promosso, dal 1986 ad oggi, vari Seminari e Convegni Nazionali di studi. Ricordiamo alcune pubblicazioni: Al di là della ragione (1973), L’esperienza religiosa senza religione (1983), Dio e l’inquietudine metafisica dell’uomo (1988), Deserto e speranza: metafore di narrazione (1991), La necessità di un trapasso (1999), Un Angelo ignorato (2003), L’ironia figurale dell’oltre (2006), Solitudine e Sacro (2010), La vita, palingenesi dell’oltre (2012).

 

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