Il “Silenzio” di Cetty Previtera, “Attorno a Vermeer. I volti, la luce, le cose”

Cetty Previtera, Nell'attesa  (da Vermeer) per intervista grazia calanna
Cetty Previtera, Nell’attesa (da Vermeer)

Dall’8 febbraio, al Palazzo Fava a Bologna, verrà ospitata, La ragazza con l’orecchino di perla, straordinaria esposizione curata da Marco Goldin con una rosa di studiosi olandesi, organizzata da “Linea d’ombra” (www.lineadombra.it). Per accompagnare la pregiata esposizione, Goldin ha pensato di realizzare una mostra, allestita al secondo e terzo piano del medesimo Palazzo: Attorno a Vermeer. I volti, la luce, le cose. Ventisei pittori italiani, astratti e figurativi, di quasi tre generazioni differenti, dai più giovani al Maestro Piero Guccione, sono stati invitati a lavorare sia sul celeberrimo dipinto esposto a Bologna, sia, come si evince dalla titolazione della collettiva, attorno alla complessità della produzione artistica di Vermeer. “A ognuno di questi artisti è stato chiesto di realizzare quattro opere che interpretino i volti e le cose evocati da Vermeer, ma anche la sua inarrivabile luce. Dunque, un confronto con l’impalpabile, spirituale e insieme carnalissima luce, e polvere luminosa e illuminata, del grande pittore olandese”. Con Guccione, esporranno: Laura Barbarini, Corrado Bonicatti, Roberto Casiraghi, Giuseppe Colombo, Graziella Da Gioz, Franco Dugo, Attilio Forgioli, Andrea Gotti, Paolo Iacchetti, Silvio Lacasella, Enrico Lombardi, Matteo Massagrande, Cesare Mirabella, Vincenzo Nucci, Franco Pedrina, Maurizio Pierfranceschi, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi, Mario Raciti, Franco Sarnari, Vincenzo Scolamiero, Francesco Stefanini, Piero Vignozzi, Piero Zuccaro e, non ultima, Cetty Previtera che abbiamo intervistato.

In tre aggettivi, chi è Cetty Previtera?
Silenziosa, istintiva e piuttosto aeriforme.

Qual è l’aneddoto che meglio ti rappresenta?
Ricordo sempre un breve momento di qualche anno fa, quando come ogni giorno osservavo le nuvole annotandone mentalmente i cambiamenti. Ne indicai la forma e il movimento a chi mi accompagnava. Mi venne detto di essere proprio spensierata se avevo il tempo per tenere gli occhi al cielo ad osservare le nuvole. Ma io sto sempre lassù, con i piedi bene in terra.

Com’è nata (e cosa alimenta) la tua passione per l’arte?
Non saprei, credo sia nata insieme a me, solo che non me ne sono accorta subito. A volte i condizionamenti anche inconsci con cui cresciamo non ci permettono di sentire da subito cosa siamo nati a fare. Posso dire che mi è sempre piaciuto disegnare, avere a che fare con il colore, osservare rapita le diverse forme d’arte. Ad un certo punto, forse satura di altro, il bisogno di raccoglimento mi ha portata a dedicare il mio tempo alla pittura. Per me la pittura è una necessità, il momento della verità. Ciò che la alimenta è il mio bisogno di stare con il colore e molto anche la visione dell’arte nel mondo, le grandi opere che sembrano urlare di osare!

Qual è (ad oggi) – tra le tue opere – quella che meglio ti “ritrae”?
Ad oggi ti direi Appartengo ai paesaggi delle piccole cose (2013, olio su tela, 40x55cm). La visione di un paesaggio per me è racchiusa in tutto. Ma è necessario che ciò che produciamo cambi con noi, così come noi inevitabilmente nel tempo cambiamo.

Cetty Previtera, Appartengo ai paesaggi delle piccole cose x intervista grazia calanna
Cetty Previtera, Appartengo ai paesaggi delle piccole cose

Per James Joyce “L’arte è cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di bellezza che siamo giunti a comprendere”, per Cetty Previtera?
Molto bello il passo di Joyce che mi proponi. E inevitabile diventa il mio confronto con esso. “l’immagine di bellezza che siamo giunti a comprendere” è la perfetta conclusione di un opera compiuta. Succede che l’opera trovi difficoltà a concludersi, stai lì e non comprendi cos’è che manca, cos’è che non permette al lavoro di apparire con un unico tratto che lo completi. Il contatto con la terra ci riporta alla genuinità di noi stessi. Noi veniamo da essa, dalla terra bruta, è il legame con la madre terra la nostra autenticità. Nel mio lavoro il punto di partenza è sempre la realtà, la struttura della terra che mi è dato vedere, cui appartengo. Poi questa visione si lega al mio sentire e comincia ad apparire secondo il mio sguardo.

Con l’opera “Custodire il silenzio II” (da Vermeer), 2013, sarai, assieme a maestro Piero Guccione e altri ventiquattro pittori italiani, astratti e figurativi, di quasi tre generazioni diverse, tra i protagonisti della collettiva “Attorno a Vermeer. I volti, la luce, le cose.” voluta dal curatore, Marco Goldin, per accompagnare, dal prossimo 8 febbraio 2014, al Palazzo Fava di Bologna, la pregevole esposizione del dipinto “La ragazza con l’orecchino di perla”. Come hai vissuto quest’invito, cosa l’ha fatto germogliare e in che modo ti prepari a vivere questa straordinaria esperienza?
Il mio lavoro era stato apprezzato, qualche anno fa, dal curatore dell’esposizione La ragazza con l’orecchino di perla, Marco Goldin, il quale aveva avuto modo di vedere il catalogo di una mostra collettiva curata da Piero Zuccaro cui avevo partecipato. Già quell’interesse fu una bellissima emozione. L’invito alla mostra di Bologna “Attorno a Vermeer. I volti, la luce, le cose” ha, tutt’ oggi, dell’incredibile per me. Quando ricevetti l’invito, lo scorso anno, non osavo crederci. Ne sono stata subito onorata e l’ho sentito come un incarico di grande responsabilità. La consapevolezza di essere accanto a grandissimi artisti come Guccione e Sarnari, e nondimeno accanto ai miei cari maestri Puglisi e Zuccaro, fa ancora fatica ad affermarsi. Ovviamente la presenza di Vermeer non oso quasi nominarla. Quando una cosa è così bella e delicata, bisogna trattarla con cura.

Cetty Previtera, Custodire il silenzio II (da Vermeer) per intervista grazia calanna
Cetty Previtera, Custodire il silenzio II (da Vermeer)

“A ognuno degli artisti è stato chiesto di realizzare opere che interpretino i volti e le cose evocati da Vermeer, ma anche la sua inarrivabile luce. Dunque, un confronto con l’impalpabile, spirituale e insieme carnalissima luce del grande pittore olandese”. Nello specifico, cosa ha guidato le tue scelte pittoriche?
Raccontare custodendo il silenzio è il ciclo di opere da me prodotte attorno a Vermeer. Mi è stato spontaneo avvicinarmi alle figure femminili delle opere di Vermeer, presenti nella maggior parte della sua produzione pittorica. Il mio è stato un accostamento molto intimo, un avvicinamento silenzioso che potesse mantenere quelle figure raccolte e protette, un tentativo strutturale e cromatico di contenerne l’essenza.

Osservando il tessuto cromatico delle tue opere sovviene un pensiero di Umberto Saba: “La notte vede più del giorno”. È corretto considerarlo uno dei tuoi leitmotiv?
“La notte vede più del giorno”. Grazie di questo pensiero, non lo conoscevo o comunque non lo ricordavo. Il leitmotiv è per me una considerazione successiva ai periodi che si vivono. Senza rendercene conto viviamo in un certo modo, facendo le nostre considerazioni poi, in tempi successivi, quando la giusta distanza ci permette di vedere quanto è stato. Quando il mio leitmotiv è la notte quieta e misteriosa, l’utilizzo di colori chiari è impensabile, e va bene così. Quando poi viene il giorno, il tutto s’inverte. Comunque sì, per un buon tempo, e ancora oggi, nella notte ho visto più che nel giorno. Credo che nella quieta e buia notte ogni piccola luce, ogni suono, si distingua e si esalti non confondendosi con il resto.

Oggigiorno qual è (o dovrebbe essere) la funzione dell’arte e quali responsabilità deve (o dovrebbe) assumersi?
Pablo Picasso disse che “l’arte è una menzogna che ci avvicina alla verità”. Si tratta quindi di finzione. Credo che all’artista è dato di mostrare altro rispetto a ciò che lo sguardo comune vede. Come una forma di espansione del visibile. Credo che questa visione debba essere contemporanea ma senza compromessi di tendenza, una visione che si assuma la responsabilità della verità e della bellezza.

Cetty Previtera intervista grazia calannaCetty Previtera nasce in Svizzera nel 1976. Da bambina, con la famiglia si trasferisce in Sicilia, dove ritrova presto le sue radici. Lì cresce e vive tutt’oggi. Dopo aver conseguito la Laurea in Scienze della Formazione presso l’Università degli Studi di Catania e un Master in Comunicazione e Linguaggi Non Verbali, approfondisce lo studio della pittura a olio, da sempre amato. Inizia a frequentare gli studi di alcuni pittori siciliani e successivamente incontra i maestri Giuseppe Puglisi e Piero Zuccaro presso l’Accademia Abadir (Ct). Con loro frequenta per diversi anni il corso libero di Pittura. Questo incontro si rivela cruciale per la sua formazione artistica. Nel 2010 è selezionata tra i finalisti del Premio Nazionale delle Arti a Napoli. Alla fine dello stesso anno espone alla Galleria d’arte Lo Magno di Modica per la mostra collettiva L’Unicotratto, curata da Piero Zuccaro e nel 2011 alla Galleria La Vite di Catania. Nello stesso periodo, a Vittoria (Rg) partecipa alla mostra itinerante Il Dogma del debito, a cura di Ivano Pino e Gianluca Gulino di Spazio InStabile. Nuove collaborazioni la portano ad esporre presso diverse gallerie siciliane. Tra queste, le esposizioni collettive curate da Natale Platania e la bi-personale Cube Project presso le Quam a Scicli, a cura di Antonio Sarnari. La sua ricerca pittorica è connotata da un forte senso del colore e da una giocosa trasformazione della realtà.

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