‘la lingua delle emozioni’

‘la lingua delle emozioni’

 

Aspettando un bebè e i sassolini

Con rinnovata speranza la stufa
ha rigonfiato il legno della porta,
così sale la marea sulla costa occidentale
e noi coricati passeremo ad un sonno più grave
mentre un foglio dell’ “Uguaglianza” ˗ libello comunista ˗
rimane imprigionato fra il battente e l’infisso.
Vorrei solo che non sentisse tanto questo freddo
˗ ancora due mesi e il piccolo cranio sarà avvolto
da una luce incomprensibile.
Gli diremo che la porta è difettosa,
che il più bel lavoro che il mare possa compiere
è riparare gli uomini senza mai inghiottirli.
Ed è lì che andremo ad occhi semi-chiusi
e i piedi nel greto, al vento del nord.
Il mio tesoro attaccato alla sorgente di sua madre
non avrà opinioni sulle nostre parche condizioni.

*

Footing

Sono un manifesto vivente
sulla maglia bianca della Comune
l’educazione popolare si muove
per strada e suggerisce un modello
sociale ancora buono che approvo
cittadini questo è solo un richiamo
di ciò che fu bandito in due mesi
nessuno vinse il 26 marzo
nessuno perse il 18 maggio
nulla va bene e non lo dite

*

I lavatoi di Provins

Due pesci scuri si oppongono
alla corrente della Voulzie
magro fiumiciattolo che affatica
i due ostinati quando risalgono
provano e indietreggiano
confondendosi con le erbe fluviali
Altri hanno scelto
la medesima inversione storica
e spingono scuotono la testa
«Al diavolo la riforma» dicono
«Ci togliete il pane dalla bocca
allora scagliamoci contro il sole
che ci infiamma le membra asciutte
deve esserci ancora una rosa
che nessuno ha gettato nell’acqua
i poeti inseguono questo fiore
chi lavora il frutto del suo sudore
e i pesci pretendono l’impossibile»

*

Il parco

L’aria ha un sapore di sciroppo d’acero.
Sono giorni che i prati raccolgono
tutto il giallo e il castano delle foglie
e il corvo saltella con un frutto nel becco,
ha del tutto ignorato il pensionato e le briciole.
Sulla collina altri assaggiano un panino al formaggio.
Quale freschezza nell’esercizio della sua arte!
La donna sola sotto la quercia stringe la sua energia.
Gli adolescenti non sono più qui coi loro telefoni
né i loro emuli più grandi a caccia di fantasmi.
Si mormora di pace tra i fusti più alti,
i corridori fuggono come cervi impauriti,
ma il cataclisma non avrà luogo quest’oggi.
Solo aghi di pioggia su uno stagno verdastro
dove i cigni si raccolgono a testa bassa
come una nuova generazione.

*

Saint Pierre de Montrouge

Questo tempo che tu chiami da cani, il dodici marzo,
offusca il nostro cielo, fa cadere mille gocce.
Non usciamo più, cara moglie, vegetiamo.
Ma quando suona la campana, è la mia festa!
D’improvviso ricordo un vecchio barometro
che mio nonno interrogava alla finestra,
aspettando sul Monte Bianco il passaggio
delle nuvole, di quest’aria molesta.
Avevo dieci anni e odiavo la Chiesa,
rossa era la terra del parco residenziale,
la resina s’incollava alle piccole mani.
Ero uno di quei bambini innamorati
a cui l’oggetto d’amore diceva addio.
Quando ci penso c’era pure un campanile
nel villaggio delle mie poche estati.
Saint Nicolas de Combloux, rivela google.
Che mi importa se alla fine muoio solo.

*

Il canto delle tartarughe
(su una foto di mia madre)

Ti regalo in questa poesia
una tartaruga delle Galàpagos,
enorme animale colmo di gentilezza
che vedesti morto su una spiaggia dell’Asia.
Bisogna pur credere che dovette combattere
e farsi uscire il sangue dalle labbra, per uno squalo
che le falciò le zampe e una parte del capo.
Ora io immagino che scendi con lei
fra gli abissi del mare indiano,
entrambe felici in ugual misura
di sapere che il sole vi insegue
e s’infiltra nell’acqua pesante.
Jocelyne, radiosa bambina, ben altra
tartaruga ti aspettava, meno grande.
È la mia discendente quando il collo
protende perché più forte si senta
la lingua delle emozioni.

 

 

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