“L’ora che segue” di Caterina Scopelliti

La voce di Caterina Scopelliti possiede quella speciale qualità poetica che consente di oltrepassare le difese razionali e giungere al cuore delle cose. Con L’ora che segue la sua parola incede misurata ed elegante, fino all’acme della poesia conclusiva – un testo fuori sezione, un omaggio eliotiano –, che sembra arrivare da un tempo e un luogo indefiniti, una sorta di controcanto portatore di interrogativi destinati a riverberarsi oltre la lettura del libro: Compagno di cordata adesso vuota. // Chi dei due è l’ombra?

(dalla Prefazione di Daniela Pericone)

 

I
Percorriamo ponti di corda sospesi,
un inverno dopo l’altro,
a trasportare foglie e fango per nidi.

Ci voltiamo d’istinto a ogni richiamo
perdendo di vista un amore.
Dall’altra parte del telescopio
ci localizzano fuori dalla miniera.

II

Avremmo forse dovuto
riconoscere l’istante esatto
privo del profumo delle nostre mani.
Almeno per riconoscenza all’antica regalia.

Adesso silenzi troppo grandi
conservano rovine.
Ogni cosa ha perso il posto
che gli avevamo dato.
Sono solo brevi immagini
immobili
in nessuna attesa.

Noi due siamo tanti e abbiamo tutti ragione.

III

Siamo la fantasia
appoggiata ai muri dei cortili
durante l’ora d’aria,
un tatuaggio che copre la ferita,
il varco sulla rupe,
l’impalpabile blu che sta per finire,
l’improvviso sbiancamento di coralli
senza più la clausura della luce.

IV

Tra te e me quattro bicchieri ancora pieni,
due nelle nostre mani
due dentro uno specchio a muro,
che ci dispensa sguardi di continuo.

Deve averlo forgiato un fabbro
quel ricciolo di foglia
che nasconde sei petali di fiore
a forma di orologio.
Cinque ne ha di petali, gialli,
il tulipano che mi hai regalato.

I bicchieri ancora pieni
che abbiamo abbandonato,
tra le impronte umide
dissolte nello specchio,
sono di più, molti di più,
di queste gocce d’acqua
che la tettoia accumula
sui tavoli all’aperto.

V

Ti raccontavo delle correnti calde nel mare.
Tu tornavi indietro per dirmi
che eri felice del mio ritorno
e il tuo sorriso piantava semi in una primavera
che non ci avrebbe più rivisti insieme.

Allora resta, ti dicevo, non voglio un altro amore
mi hai perdonata molto tempo fa
è ora che lo faccia anch’io.

Oggi ancora non smetto di cercarti
nel soffio della cenere
nel tremolio della fiamma
che sembra gemere e svegliare
questo nostro dio che dorme.

“L’ora che segue”, puntoacapo Editrice di Cristina Daglio, – CollezioneLetteraria diretta da Alessandra Baganardi – giugno 2021

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