Lorenzo Caschetta, “la poesia è un antidoto”

Lorenzo Caschetta, “la poesia è un antidoto”

Lorenzo Cachetta nella ph di Carlo Ballotta

 

«Emergono in grassetto i titoli di testa/ si dispongono le paste in vetrina./ Anche i miei sogni sono dozzinali. // Un giorno forse potrò convertirmi/ in cardo, in ortica/ in un campo di fiori spontanei/ prima di farmi nuvola in libertà.». S’intitola “Domenica mattina”, è una poesia emblematica di Lorenzo Caschetta scelta per introdurvi alla lettura del libro “Antelucana”, edito da “Stampa 2009”. «Una delle poche figure di punta tra i nostri poeti quarantenni – scrive Maurizio Cucchi nella prefazione -. Frequenta con assidua emozione i dettagli della sua realtà quotidiana (…) la sua specificità, e diciamo pure la sua umana e poetica bravura, sta nel cogliere, ogni volta, la fenditura sinistra, l’anello che non tiene, il brivido che nella quotidianità anche più normale sempre si insinua». I versi di Caschetta, con dirompente compostezza, coniugano realtà e trascendenza, come i migliori alberi hanno solide radici piantate nella terra e rami durevoli in direzione dell’etere («Acqua al risveglio sui nodi irrisolti/ ragione e sapone sul viso.»; «Come non so come ripagarti/ non si ricambia un bosco o un’alba.»; «Tacere a un punto di brace brillante/ unico segno di fuoco fratello.»). Una tensione ininterrotta (perfetta) dalla quale affiorano, “senza cedimenti”, rimandi e sentimenti di laica devozione («Il male si risveglia ad ora incerta.»; «un credo galleggia solitario/ estuario di ogni sconforto»).

Qual è il ricordo (o un aneddoto) legato alla sua prima poesia?

«Il maestro Nazario, in quinta elementare, ci leggeva poesie. Ci invitava a scriverne, anche. Ho raccolto l’invito».

Quale (e per quali ragioni) poeta e relativi i versi che non dovremmo mai dimenticare?

«Poeta indimenticabile e fondamentale per me è Rocco Scotellaro. Le sue poesie illuminano tutto il mondo contadino lucano. Nella sua breve vita (1923-1953) è stato sindaco socialista di Tricarico e amico di Carlo Levi».

Riporterebbe una poesia o uno stralcio di testo nel quale all’occorrenza ami rifugiarsi?

«Amo rifugiarmi nelle poesie di Scotellaro. Del resto, “Passeggiano i cieli sulla terra/ e le nostre curve ombre/ una nube lontano ci trascina.”».

Qual è la sua ‘attuale’ definizione di poesia?

«Una buona poesia potresti metterla fra due fette di pane. La poesia è carne scavata, un numero impresso, memoria e incubi notturni».  

Quando una poesia può dirsi compiuta?

«Una poesia credo si possa dire compiuta quando in bocca non ti rimane un residuo di non detto. E sulla pagina non devi più togliere o aggiungere qualcosa».  

La poesia necessita più di ascolto o di essere ascoltata?

«Sicuramente la poesia ha bisogno di ascolto».

Qual è l’incarico della poesia?

«Credo che oggi, più che mai, ci sia bisogno di una poesia sincera, come un antidoto contro tutte le bugie che circolano nel nostro quotidiano».

La parola poetica per preservare la propria efficacia comunicativa deve “esprimersi” usando il linguaggio del tempo in cui nasce e vive?

«Credo che la poesia debba usare il linguaggio del nostro tempo, ma non lasciarsi usare, evitando le scorciatoie».

Per concludere, ti invito a scegliere tre poesie dal tuo libro salutare i nostri lettori.

 

La testa vuota

In fondo posso starmene accucciato
nel corpo senza mai staccarne l’ombra
come cosa che non mi riguardi,
non un grammo d’anima in più.

Un argine nei denti al fiume del parlato
e i merli danno voce al tramonto
in una lingua più credibile e pungente.

Le rondini a quest’ora sono alte sopra il mare
senza litio né vino
né generi di conforto.

Chi non gli piace la testa vuota non sa
cosa sia l’aria che zampilla intorno
in attesa che qualcosa si spalanchi in te.

(da “Carta annonaria”, Lietocolle, 2005)

 

Biglietto

(a mio padre)

Biglietto che contempla gli affetti
da lontano, rivendicando
la piega che un olivo si è trovato
a prendere nell’aria.

Bilancio esaustivo di un amore
non attecchito
forse l’unico innesto mancato
nella tua perizia contadina,
le nostre cortecce sfuggenti al tocco.

(da “Convalescenze”, Stampa 2009, 2013)

 

Notturno

Cammino con i miei compagni di paura
sotto il cielo aperto, antelucano
che nessuna preghiera scalfisce.

Quest’ombra confonde e rivela a un metro
crescente miopia -se affiorasse un viso
portando in dono buon segno
come da tempo non vedo in uno sguardo.

(da “Antelucana”, Stampa 2009, 2017)

 

(la versione ridotta di questa intervista a cura di Grazia Calanna, è apparsa sul quotidiano LA SICILIA del 21 Ottobre 2018, pagina Cultura, rubrica “Ridenti e Fuggitivi”).

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