Macabro Blok (Dario Borso)

Macabro Blok (Dario Borso)

Composta da Aleksandr Blok a metà ottobre del 1912, quella qui presentata è la seconda delle “danze macabre” comprese nella raccolta Un mondo terribile (1916).
Famosissima da subito, ha avuto diverse traduzioni italiane, che Carlo Testa in un saggio recente ha messo a confronto per proporne una sua nuova qui
Questa mia è nuovissima, in attesa di venire spodestata dalla prossima.
Per quel che riguarda il realismo estremo con cui è raffigurato il luogo (prediletto dagli aspiranti suicidi di Pietroburgo), si può vedere
Per la prospettiva che sorregge il quadro invece, gli interpreti hanno rinviato all’eterno ritorno nietzschiano, salvo specificare che qui di esso manca il nocciolo ossia il bejahen, il dire sì alla vita con la gioia che ne deriva (cfr. comunque il contributo di Evelin Bristol in Aa.Vv., Nietzsche in Russia, Princeton University Press, Princeton N. Y. 1986, pp. 149-164).
L’avesse Blok conosciuto, sarebbe il caso di citare piuttosto Kierkegaard, dove la ripetizione appare anche nel suo lato impoverente, tragico o comico a seconda (Freud con la sua coazione a ripetere era di là da venire, mentre un’analisi della plurivocità del termine la si potrà trovare ne Il paradosso della ripetizione di Elvio Fachinelli, in Id., Il bambino dalle uova d’oro, Feltrinelli, Milano 1974, pp. 212-247).
Si sarebbe tentati infine di collegare la rima alternata del componimento all’alternarsi ciclico di vita e morte, non fosse che essa rima è usualissima in Blok – senza contare che qui a fare problema non è l’alternarsi ciclico delle stagioni, degli umori o di quant’altro, bensì la coazione totalmente piatta, la mono-tonia, la nenia (per non dire la lagna).
Per questo ho pensato di adottare in italiano la rima baciata, più piattamente ripetitiva appunto. Ma non solo per questo: strada facendo, ossia traducendo, mi sono accorto che così sarei riuscito a non sacrificare il lessico dell’originale, inconveniente grave in cui normalmente incorre chi ardisce tener la rima.

***

Ночь, улица, фонарь, аптека,
Бессмысленный и тусклый свет.
Живи ещё хоть четверть века –
Всё будет так. Исхода нет.

Умрёшь – начнёшь опять сначала
И повторится всё, как встарь:
E si ripeterà tutto, come prima.
Ночь, ледяная рябь канала,
Аптека, улица, фонарь.

*

Notte, strada, fanale, farmacia,
luce insensata, nessuna poesia.
Vivi pure tanti lustri – la tua vita
sarà sempre così. Senza via d’uscita.

Muori – riprenderai lo stesso vizio
e tutto si ripeterà, fin dall’inizio:
notte, ghiaccio increspato del canale,
farmacia, strada, fanale.

 

 

 

 

in copertina Giacomo Borlone de Buschis, Danza macabra (dettaglio, 1485), Oratorio dei Disciplini, Clusone

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