Pantheres Rouges (foto di Reverter Sancho, poesie di Fernando Lena)

Pantheres Rouges (foto di Reverter Sancho, poesie di Fernando Lena)

anteprima

PANTHERES _ ROUGES
Foto di Reverter Sancho e poesie di Fernando Lena

 

L’incontro con Reverter Sancho è stato casuale o forse non del tutto visto che io credo nelle profezie. I suoi scatti eppure mi hanno curiosamente teso l’attenzione al primo sguardo perché le figure zoomate di Sancho oltre ad essere elegantemente attraversate da una luce del tutto singolare, oltre a mostrare curvature melodiche d’espressione narrano anche un viaggio, una trascendenza dall’abisso alla luce, ti guardano e ti inducono a una rivoluzione interiore che si pacifica con l’eleganza esteriore: Questo per dire che quando Sancho espresse il desiderio che alcune di queste figure avessero in parte la mia voce poetica io non ho esitato ad accettare perché credo che la poesia debba essere funzionale alla gioia e alla disperazione altrui e comunque sempre dalla parte della rivoluzione esistenziale di ogni essere umano. Così come Sancho anch’io sono sceso negli inferi di queste ragazze, ho ascoltato il loro viaggio, il loro nomadismo sentimentale, l’energia del loro riscatto. Ho detto no come loro a qualsiasi tipo di regime religioso, istituzionale, antropologico, in fondo non ci sono luoghi che t’impongono di recintarti nel silenzio quando gridare è l’idea più ineguagliabile di libertà. I testi nel catalogo sono undici qui ne riporterò alcuni che grazie alla cura di Grazia Calanna avranno un po’ di luce in più, perché è di luce che parliamo quando la fotografia incontra i versi. Per spiegarvi meglio il progetto di Sancho vi lascio alle parole di Nora Quassyh, tra l’altro compagna di Sancho e anche lei attivista e una sorta di Panthères Rouges.

Fernando Lena

 

“La denominazione Le pantere rosse s’ispira direttamente al Black Panther un movimento anti-imperialista che è esistito negli Stati Uniti negli anni 60 che ebbe il suo sviluppo grazie all’opera di attivisti come Malcom X e Martin Luther King. Le Pantere Rosse sono frutto di uno studio che focalizza l’attenzione su dieci ragazze di diversi paesi dell’Africa, tutte studentesse universitarie. La pantera è stata scelta perché è rappresentativa di diverse qualità: simboleggia il coraggio, il potere, l’eleganza, l’indipendenza: Combinare insieme la simbologia della pantera con tutta la sua forza e l’energia positiva del colore rosso rappresenta allo stesso tempo diversità e unità, rivoluzione e coinvolgimento, indipendenza e appartenenza e in sintesi riconoscere la soggettività nella comunità. Lo studio si è basato principalmente sulla conoscenza e i significati dei loro nomi e significati propri dell’Africa che non si possono trovare in nessuna rete informatica, se non in quella della tradizione orale, trasmessa di generazione in generazione e che sono oggetto di compromessi maturati tra le due famiglie perché in Africa un nome non è casuale. Si Tratta di nomi religiosi attribuiti alle persone in omaggio a divinità e credenze […] Naturalmente questa lista dimostra quanto un nome porta con sé. Oltre che la piacevolezza di un suono, un significato dedicato al nascituro come essere unico e frutto di una alchimia che contiene elementi della natura o del tempo o degli astri o dei minerali e così via: un nome non è quindi la vibrazione di un suono, è la celebrazione di una simbologia suprema, non è mai una casualità. Si potrebbe continuare all’infinito nella raccolta dei nomi, che è ampia tanto quanto gli abitanti dell’Africa, ma infinita perché la nascita di un essere umano è soprattutto lo svelarsi di un intreccio tra persone, famiglie, storie, culture, simboli che creano il miracolo della vita.”

Nora Quassyh

 

 

 

Ci si immortala per cosa. Eppure se i nomi
hanno un ritratto come dolore
milioni di volti fanno un continente
che poi Dio ha chiamato Africa
io la calpesto con lo sguardo
il pensiero lo armo mentre il sudore è quel modo
di sfinire i chilometri per la resurrezione,
c’è la musica e la colonna sonora dei mitra
e corre la parola come una gazzella
mentre ti avvicini alle forme di queste figlie
che la pelle li emancipa di lava e silenzio
perché è muto il sogno, ma c’è
adesso è in posa, adesso grida.

 

 

 

KOMBO MABOUANA
L’incontro della più giovane
(Angolana)

Mi hanno detto che l’Angola a volte,
grandina chicchi di caffè e poi
ti guarda con gli occhi di Mabouana:
un fuoco fisso sulla sua pelle d’ombre.
Eccola, ieri tra le ferite del crimine
oggi con l’equilibrio sulle passerelle
in posa perché una foto è riportare
alla luce l’anima del suo deserto.
Alla libertà eppure ci si abitua,
come andare sui tacchi
oscillando tra Dio e il vento,
la libertà è prendere un tè
a Tunisi quando il tramonto sale
come un aquilone colorato di ricordi.

 

TIENTCHEU N’GUEUZEU
La principessa madre del regno Banka
(Camerunense)

Entri nel suo salone di bellezza,
e ti lasci pettinare dal suo sguardo
perenne nell’intreccio del sangue:
Unica figlia del re del regno Banka
Tientcheu chiama da un vulcano
brucia di attimi mentre il Camerum
le guarda i capelli come fossero altipiani
così si snoda il suo coraggio
come pigmei che si celano
nel verde più totale
poi a volte si scioglie il sole
e su di lei è un’armonia di ricordi
un aereo che spacca in due l’adolescenza.

 

BEHOUMIE BOLOGO
Colei che ama il lavoro ben fatto
(Camerunense)

Con le mani ad intuire abiti
affondando la matita del desiderio.
Ogni perfezione eppure ha un Dio
a cui piace il lavoro ben fatto
Behoumiè è il suo disegno
lei luccica nei giorni in cui
il silenzio indossa dolori occasionali
e forse è la cura di una terra
che a voce alta estrae il suo conflitto
mentre milioni di gamberi all’impazzata
risalgono l’acqua della verità
è l’idea di chi urla il suo mondo
in una foto, dentro una smorfia ardita.

 

TSONO TSOUNGUI
La luna della domenica
(Gabonese)

Nelle cascate di capelli di Tsono
la bellezza è fluviale, lei entra
come una luna nelle domeniche dell’amore
accentuando soavemente ogni tesi platonica.
Nei giacimenti del Gabon lei
è materia prima di sensualità
misura di dolcezza quando canne
da zucchero danno fiato alla schiavitù.
Non c’è legge punibile nel suo sguardo
mentre l’universo si apre alla necessità
di geni più aleatori come i suoi
eterni nell’eternità di uno scatto.

 

YOU AMAH
La servizievole
(Ivoriana)

L’umiltà nei sogni sono giorni di pazienza,
un tono servizievole come quello di Amah.
Con l’energia e l’amore lei,
prende l’inquietudine e la traccia
sui disperati con un sorriso,
neppure i suoi rapinatori la deruberanno
della certezza di voler vivere pensando
a un Dio più terreno e alla speranza
che la guarda come guarda un obbiettivo
l’uomo che mette a fuoco l’infinito dei dettagli.
Lei sa che nella più piccola molestia
c’è l’impeto della resurrezione,
e poi l’Africa, l’Europa, il mondo intero
il suo fermo immagine.

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