RAIL OPERA di Angelo Sturiale: un video-libro sul viaggio in treno come esperienza poetica.

Ciao Angelo, di ritorno dagli Usa con un nuovo progetto, RAIL OPERA, di cosa si tratta e da cosa nasce?

Rail Opera è un progetto che nasce dalla scrittura del mio ultimo libro (di prossima pubblicazione) incentrato sull’esperienza estetica del viaggio in treno: una esplorazione poetica sul mondo dei pensieri silenziosi dei passeggeri, scrutando il loro passato, immaginando il loro presente, spiando i loro sogni e aspettative sul loro futuro.
Durante i miei tanti viaggi in treno ho spesso avuto occasione di analizzare istintivamente i tanti profili umani dei passeggeri che come me si trovano a usare il loro tempo su quei vagoni, a volte tenendosi occupati con faccende lavorative o con i loro cellulari, altre volte guardando fuori dai finestrini o semplicemente ascoltando musica o chiudendo gli occhi. I loro silenzi mi hanno spesso interessato e incuriosito e ho cercato dunque di annotarne le loro tipologie, cercando ovviamente in maniera del tutto arbitraria di delinearne le caratteristiche. Ne è venuto fuori un libro costituito da paragrafi (uno in genere per ogni pagina), il cui disegno grafico ricorda tra l’altro il succedersi di vagoni…

E come ti è venuta in mente l’idea di farne poi un “video-libro”…?

Attraverso la collaborazione e l’intesa immediata con i musicisti dell’ensemble elettroacustico LIMS di Fano (Pesaro), ho pensato in seguito alla seconda fase del mio progetto attraverso il sostegno e invito come compositore-in-residenza da parte del Virginia Center for the Creative Arts (USA), alla registrazione cioè con LIMS di una serie di eventi sonori che potessero costituire materiale musicale variegato per una narrazione parallela a quella del libro, ma per creare appunto un video-libro, un libro in video su cui far scorrere lentamente molti testi dei paragrafi, accompagnati da e dialoganti con la traccia sonora, ma non in senso descrittivo, più che altro evocativo, concettuale, onirico.

Quindi il video-libro è stato realizzato negli Stati Uniti?

Già, ad Amherst (Virginia, USA) per circa un mese. È stato affascinante dover selezionare i paragrafi a cui associare gli eventi sonori, aggiungendo poi dei suoni esterni, delle essenze più che altro di atmosfere e sollecitazioni acustiche legate al mondo dei treni. Dopo la post-produzione e la masterizzazione, il risultato finale dunque è stato quello di un video della durata di 40 minuti, da cui poter leggere comodamente, ma senza interruzioni come si farebbe con un libro cartaceo, i testi del libro. Testi che vanno quindi letti e interpretati nel silenzio della mente di ogni lettore, circondato ininterrottamente da suoni, avvolgendolo da e coinvolgendolo in maniera assai personale nel percorso narrativo del libro.

Dove e come si può leggere dunque, o ascoltare, Rail Opera?

Il video-libro è disponibile su YouTube a questo link. Per apprezzarlo al meglio consiglio di leggerlo, guardarlo e ascoltarlo in un ambiente silenzioso, preferibilmente su un monitor di PC, tablet, portatile o televisore. Rail Opera è fruibile anche su smartphone con schermo ampio. Per un’esperienza ottimale, sarebbe naturalmente auspicabile utilizzare casse acustiche o cuffie di qualità per apprezzare le sottigliezze acustiche del progetto sonoro organico alla lettura del libro su video.

Puoi regalarci alcuni momenti di lettura del tuo testo?

Certamente. Scelgo tre paragrafi-vagoni. Nel primo paragrafo il treno diventa culla di sogni e smarrimenti, un luogo sospeso dove il movimento accompagna memoria, oblio e desideri taciuti dei passeggeri. Nel secondo, seduto rivolto all’indietro, il viaggio si trasforma in un ritorno forzato ai ricordi più dolorosi e alle ombre mai del tutto superate. E nel terzo paragrafo infine, attraverso il riflesso del finestrino, il paesaggio e il volto dei passeggeri si fondono, rivelando un dialogo silenzioso tra corpo, tempo e memoria.

Treno-ventre, treno-cuccia o letto trasparente, treno-sacca,
treno-giaciglio o contenitore dentro cui ritrovarsi o perdersi
tra distanze astratte e inevitabili catene. Treno-oblio che
abbraccia fiacchezza e sonno, sogno che si moltiplica nei
ricordi e frammenti di coscienza, la dimenticanza e il
rimuginare inquieto dei pensieri nascosti, dei desideri, delle
censure autoimposte per non riconoscere se stessi nelle
forme più floride e sincere che l’esistenza ci regala. Ogni
sostegno per accogliere addormentati il cedimento di capo
e braccia, si fa comodo cuscino che trattiene quel bisogno
di tenerezza, quella dolcezza negata durante il giorno
quando non vi è più tempo né voglia di ricorrere ad
accennati appigli o timide richieste. Treno di sogno che
doni senza indugi uno strappo di tempo al volo, un
rettangolo di spazio in cui poter ricordare ciò che fino a
poco prima si era rimosso. Avvolgi dunque lo smarrimento,
la sensazione di cadere nel vuoto dei tuoi binari con quei
suoni lievi e cadenzati che accompagnano come orchestra
inesistente il mio teatro di figure e sentimenti: memoria e
identità di ego ammaccati e silenti, i contorni delle mie
azioni nel mondo, le interazioni con la realtà più scottante
e vera del mattino e del meriggio, che si inseguono
incessanti per i percorsi della mia volontà o destino.

***

I posti son quasi tutti presi, ne son rimasti pochi: quelli in
cui mi siedo volgendo lo sguardo a Sud ma con la marcia a
Nord. Non ho grande scelta: mi sottopongo, anche senza il
mio volere, alla corsa di un gambero, immaginandomi la
vita come viaggio in cui il passato non mi lascia andare via,
obbligandomi a ricordare, a ripescare i percorsi e gli errori,
gli amori irrisolti, gli sbagli fatali, le parole superflue, le
ferite ancora aperte, le memorie mai rimosse. Un’angoscia
con pochissime difese questa strana sensazione di aver già
visto tanto: un palese disagio dell’anima ripiombare
indietro nei decenni addietro come caccia al tesoro forzata
a rispolverare quei pesanti bauli, le foto ingiallite, le
superfici graffiate, le ripicche con la vita, le promesse
negative, e le acide minacce contro il mondo e tutta
quell’atmosfera tossica che pensavo di non dover mai più
inalare. Treno che sfreccia all’indietro rispetto al mio
frontale domandarmi che cosa dovrò e potrò fare della mia
vita, che mi impone di acquistare a forza ciò che non avrei
voluto più vedere, obbligandomi senza riserve tutto quello
che ho sperato poi di muovere o cancellare. La direzione
verso cui stamane tendo dunque, è un viaggio scomodo e
sinistro, un viaggio all’incontrario che non avevo chiesto io,
un’escursione pensata per esplorare i percorsi più bui e
nascosti di una peculiare geografia dell’anima.

***

Piccola grande finestra che rifletti adesso il mio sguardo
assorto ed indifeso, le pieghe degli anni che sussurrano al
mio silenzio, descrivono la mia storia tra le tappe della vita
sparite già da tempo. La sovrapposizione tra vetro e carne,
tra finestrino e sembiante come dissolvenza creativa
composta da paesaggio cangiante e metà viso riflesso, tra la
sequenza rapida di alberi e pezzi di strada come moviola
d’altri tempi. Scultura fissa e statica che non può fare a
meno di osservarsi e analizzarsi a fondo: quanto è già
cambiato in questo corpo! Mi guardo e non parlo allora: lo
faranno per me le immagini trasfigurate dai profondi
pensieri e lucida coscienza, dalla memoria del mio profilo
indenne al tempo, alle gioie e angustie che hanno descritto
in maniera puntuale l’interiorità e essenza dei miei deliri e
ossessioni, delle mie amate indecisioni.

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Angelo Sturiale (nella foto in copertina) è compositore, artista visivo, poeta. Dopo le lauree in pianoforte e in lettere moderne, inizia a viaggiare e risiedere in vari paesi grazie al sostegno di fondazioni, istituzioni artistiche ed educative internazionali (Rockefeller Foundation, Unesco-Aschberg, Ministero degli Affari Esteri Italiano, Swedish Institute, Canon Foundation Japan, Pépinières Européennes, Zeitklang Austria, Bogliasco Foundation). È stato compositore invitato e artista-in-residenza al Conservatorio Trinity Laban di Londra, Conservatorio Superiore di Musica di Zaragoza, Conservatorio de Las Rosas di Morelia (Messico), Tokyo National University of Fine Arts and Music (Giappone), Darmstadt Ferienkurse für Neue Musik (Germania), EMS Studios di Stoccolma, OMI Summer Residency di New York, Bellagio International Village (Italia), Kostadir Studio (Islanda), Wellington College Tianjin (Cina), Virginia Center for the Creative Arts (USA). Ha insegnato teoria e composizione musicale al TEC di Monterrey (Messico). Sue opere sono state premiate in Austria, Svezia, Stati Uniti, Canada. È autore di un libro di tecnica pianistica (Ergonomic piano exercises, Dinsic, 2017) e di tre libri di prosa poetica: Tempeste di te (Algra editore, 2013), Catalogo d’amore (Edizioni Le Farfalle, 2016), Finestra (Algra editore, 2022). Attualmente insegna lingua e letteratura italiana alla Canadian International School di Milano.

 

(a cura di Grazia Calanna, la versione ridotta di questa intervista è apparsa sul quotidiano LA SICILIA del 19.08.205, pagina Cultura).