Dieci poesie da Pourparler di Selenia Bellavia

Dieci poesie da Pourparler di Selenia Bellavia

pourpaler di selenia bellavia

MELANCOLIE

Avvenne ciò che doveva avvenire:

il freddo

silenzioso e fermo

fu azzannato

da una raffica

di raggi infuocati.

Si accompagnò

l’invadente fogliame

a ogni ramo

e profumo organico.

Frutti saporosi

stuzzicarono le labbra

con modi da guantaio.

Da dove giunse,

allora,

questa malinconia?

Cette mélancolie

féroce comme la marée.

Cette mélancolie

humide comme un baiser

sur le cou.

***

SINTESI

Una lusinga m’incanta.

Una carezza mi solletica.

Ma una traccia,

secca

come ruga sulla mano,

assimilata

e mille volte trascurata,

sgretola

a ogni istante

il solco

e il tornante.

Un verso mi esalta.

Una parola m’incendia.

Ma un pensiero

denso come terra,

s’impone.

Confluenza d’eventi e desiderio

è l’esistenza.

E la distruzione è progetto.

Implicanza destinata

da necessità retrostante.

Urgenza

che ingoia ogni ragione.

Rapace balsamo lunare

d’entropia cerebrale.

***

RICORDO

Sottile falce

ruota intorno

tra l’esilio e il sonno

come segreto inconfessato,

indiscreto.

S’aggira tra la specie

ora pietra ardente

ora nube lontanissima

d’estrema ombra

singulto sempiterno,

solo un palpito,

fugace come il soffio di Timeo.

***

SUR L’AMOUR

Come argomento

che mai vacilla

ne furon scritte

le righe più audaci:

-“Sostenne il cielo,

tenne in basso la terra”-

E al momento in cui si realizzò?

L’assedio fugace

molti ne uccise.

Bien-aimé,

forse che avevi un così

gran talento da poter dir:

Je ne peux pas mourir?”

***

 SOFFIO

“Un giorno,

un giorno ancora

o una notte …

mia signora!”

A un tratto

era comparso.

“Nuovamente accadrà?”

“Accadrà”

Ma fu un soffio da nulla,

un alito di vento:

giacque il canto

il grido

e il verso.

***

PARADOSSO

Non più rapace sulla preda,

torrente che s’infrange su macigno

o pugnale dal manico d’argento:

sei una lama sgangherata di coltello,

soldato che torna stremato

col suo vecchio, scarno palafreno.

Ora puoi morire

come un uomo:

sfinito,

condannato.

Alla prima luce,

l’usignolo

sorvola la stanza,

la curva del cielo

ricorda un sorriso,

i narcisi

si schiudono ancora.

Come un’allodola dentro il cervello

ti tocca una nuova follia.

Ecco, la senti:

risuona,

rimbomba,

dice:

Non puoi ancora svanire”.

Trafitto agli occhi

alle orecchie

alla testa

ti aggrappi alla terra,

dichiari guerra alla guerra.

Dannato a durare,

vaneggi di cose che potrai ancora fare.

È più di quanto un uomo dovrebbe sopportare.

***

DESIDERIO

Bere è un atto che tradisce.

Non appaga l’assetato

linfa

o vino delicato

né si placa

il labbro ingrato

con acqua che fluisce

dal cavo di una mano.

Desiderio si rinnova.

Spietato ricompare

dietro cauta bautta

e dichiara autoritario:

“Sei perduto … a dirla tutta!”

***

VENUTA AL MONDO

Mi destai.

Ovunque

foglie agonizzanti

e salici piegati

e vigne.

Ci fosse stato un poeta

avrebbe camuffato

il dolore.

Ci fosse stato un poeta

avrebbe mescolato ogni cosa

e finto

che il mondo non lo avesse tradito.

Quel giorno c’era solo un bel sole …

***

PATIBOLO

Dissero che penetrò in te,

leggera e crudele,

una lama di ghiaccio,

amico mio.

Tentato dall’informe,

ti fermasti sull’orlo dell’abisso

come un bandito,

come un dannato.

Ma il tuo sguardo,

dissero,

di collera,

d’orrore,

scosse il patibolo

e una larva d’amore.

***

ANAMORFOSI

L’ultimo colpo

curvò

la cupola bassa del cielo.

Un lampo.

Carezzò l’ondata di freddo

e cadde sull’asfalto

scuro d’acqua

come su cuscino di pietra.

Guardò un istante:

le palpebre

divorarono

tutti i granelli di sabbia,

la città,

lo sfacelo.

Null’altro.

Il favore di Giano

con duplice lama

chiuse

la fiamma del sole

e il giorno tardivo

come i fiori di sera.

Dalla clessidra

gocciò

ancora un filo di vita.

Le forme

corsero al buio

come radici sotterra.

 

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