Enna. Una microstoria del XX secolo di Luigi Prestipino

Enna. Una microstoria del XX secolo di Luigi Prestipino

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Sono stati scritti molti libri sulla storia antica di Enna relativi a periodi che partono dalla preistoria sino all’inizio del 1900. Mancava una “storia” moderna della città. Parlare soltanto della città di Enna sarebbe stato un mero riepilogo di fatti ed eventi quotidiani di una città. La mia formazione professionale e culturale sarebbe uscita grandemente mortificata se non avessi guardato alla grande storia d’Italia, alle vicende che ebbero inizio nel 1860, allo stato economico e sociale del Mezzogiorno entro cui è certamente compresa la storia della città di Enna. L’incontro con i veri fatti che diedero origine alla formazione della cosiddetta Unità d’Italia sconvolsero il mio patrimonio storico poiché la realtà scoperta di quella storia mi parlava nettamente di una invasione della Sicilia senza alcuna dichiarazione di guerra da parte di un gruppo (mille) di mercenari al soldo della massoneria inglese e degli “illuminati” bavaresi, gruppo guidato da un “eroe” che altri non era che un mercenario che aveva anche operato la tratta di cinesi da schiavizzare nelle terre di Rio de Janeiro e del Brasile orientale. Tutti i fatti successivi, fatti di sangue (Bronte) e riduzione in quasi schiavitù della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia, crearono in me una violenta reazione che mi spinse a raccontare i fatti secondo la storia vera e non secondo quella inventata dai piemontesi e imposta per 150 anni a tutta l’Italia. Tutto il libro porta una cadenza di ricerca della verità su tutti gli avvenimenti che si sono svolti in 150 di storia d’Italia. Allora il libro è diventato un nuovo libro sulla storia d’Italia entro cui ho ritenuto opportuno anche scrivere la piccola storia della mia città. Da qui il titolo: “Enna, una microstoria del XX secolo”. Amante della verità ho ritenuto di lanciare un messaggio alla mia città; un messaggio relativo alla ricerca della verità, non per una qualsiasi forma di rivendicazione o di protesta ( che non avrebbero alcun effetto pratico), ma sopratutto per togliere dalla comune conoscenza quel mare di invenzioni che non hanno giovato certamente al Mezzogiorno d’Italia. Ma questo sarebbe toppo poco. Il mio obiettivo è anche quello di fare prendere coscienza alla mia città e a tutti quelli che mi onoreranno di leggere il mio libro che la “Questione Meridionale” non è stata ancora risolta, non per colpa o a causa dei «cafoni» del Sud, perché oppressi dalla sindrome “lombrosiana”, ma perché resi schiavi dallo stato sabaudo prima e dal capitale industriale del nord, poi, in combutta con la borghesia agraria meridionale. È un grido che proviene dal mio profondo spirito che chiede il riscatto anche storico della mia terra. E allora io spero che il libro (cartaceo) e non on-line sia un strumento al quale ricorrere in qualsiasi momento per trovare la forza e il coraggio della propria discendenza e della propria dignità di uomini non inferiori ad alcuno.

                                                                           Luigi Prestipino

 PRESENTAZIONE

(Prof.Augusto Sinagra)

             Questo interessante volume di Luigi Prestipino “Enna – Una microstoria del XX° secolo” (ultimo di una lunga serie e, speriamo, non ultimo) si caratterizza per due aspetti: uno riguarda l’Autore e l’altro riguarda il contenuto stesso del volume.

            L’aspetto che riguarda l’Autore Luigi Prestipino consiste nell’incontenibile suo amore per la Città di Enna e, più in generale, per la gente di Sicilia che traspare da ogni frase del suo libro; oltre che per la capacità dell’Autore stesso di esporre il suo pensiero in modo estremamente chiaro che consente una lettura del volume non solo facile e piacevole ma anche coinvolgente.

            L’aspetto che riguarda il contenuto del volume consiste in ciò che maggiormente lo distingue da ogni altra narrazione storico-politico-sociale: l’Autore attraverso la lente caleidoscopica delle differenti vicende e situazioni della Città di Enna, svolge in realtà una storia del XX Secolo condotta con approfondimento ed insolita capacità di analisi critica e di sintesi, con riguardo ad ogni più differente prospettazione: politica, sociale, economica, ambientale ed anche militare, considerato che il XX Secolo è stato attraversato da due conflitti mondiali e da altre vicende belliche (per quel che riguarda l’Italia, la pacificazione della Libia, la guerra di Abissinia e l’intervento militare italiano nella guerra civile di Spagna con l’invio di più 50.000 Legionari, oltre che la pur incruenta occupazione dell’Albania, unita alla Corona d’Italia nel 1939).

I

            In realtà, il volume inizia già da prima del 1900 con quel che l’Autore chiama “L’eredità del XX° secolo” che è la necessaria premessa per meglio comprendere cosa avvenne poi nel secolo XX, demistificando (non senza rendere giustizia sul piano storico, sociale e politico, a quel che fu il Regno borbonico delle Due Sicilie), la “vulgata” garibaldina dei “mille” (che, male armati, senza esperienza militare e raccolti nei modi più disparati, avrebbero da soli sconfitto uno dei più potenti eserciti dell’Europa dell’epoca!; in realtà, appoggiati anche militarmente e soprattutto economicamente dal Governo britannico che aveva interesse a liberare il Mare Mediterraneo da una delle più consistenti ed attive flotte mercantili dell’epoca per assumerne il controllo e creando in tal modo il motivo di future rivendicazioni e, soprattutto, uno dei motivi del secondo conflitto mondiale:  eravamo “prigionieri nel nostro mare” ).

            È sempre in questo periodo di grandi tensioni e di grandi rivolgimenti che nascono, alla vigilia del Secolo XX, i primi fermenti sociali in Sicilia con la creazione dei “Fasci dei Lavoratori”.

            La narrazione, accompagnata sempre da una fine analisi, e da una insolita capacità di sintesi, prosegue evidenziando i legami fra la borghesia latifondista e la mafia, l’affacciarsi già in quell’epoca dell’azione nefasta di quelli che l’Orbo Veggente chiamò i “centri occulti della finanza internazionale”, non trascura i grandi eventi naturali e politici che marcarono la prima fase del Secolo ‘900 e coinvolsero direttamente la terra di Sicilia e i siciliani: il devastante terremoto di Messina del 1908 e la prima guerra mondiale.

II

Tutto, come detto, attraverso la “lente” di Enna (la vecchia Castrogiovanni).

            La crisi del primo dopoguerra viene affrontata e rappresentata con grande lucidità attraverso la evocazione e l’analisi del pensiero e dell’azione di personaggi che marcarono la storia del primo Novecento: Luigi Sturzo, Antonio Gramsci, Benito Mussolini e, con specifico riferimento  alla Città di Enna, il suo grande figlio Napoleone Colajanni.

            Si dà, poi, conto della nascita del Partito Nazionale Fascista, del periodo di grandi rivolgimenti politici e sociali rappresentato dall’ “era fascista”, ed anche a tale riguardo l’Autore dà conto dei grandi personaggi che caratterizzarono quel periodo: e tra questi  Giacomo Matteotti e il “Prefetto di ferro” Cesare Mori.

            Indubbiamente, come è normale che sia non su tutto ciò che espone l’Autore e sulle sue argomentazioni ci si può trovare d’accordo, ma quel che va segnalata è la sua onestà intellettuale che è fuori discussione.

            L’Autore, per come argomenta e per come rappresenta le vicende del secolo Novecento con riguardo agli anni del regime fascista, appare sicuramente un antifascista. Ma anche chi non si colloca in tale categoria politica (comunque riduttiva  e riduttrice poiché apprezzabile solo in termini negativi ma non propositivi) deve dare atto all’Autore, a conferma della sua onestà intellettuale, di come Egli non manchi di evidenziare quanto di buono fu fatto -e fu molto- dal Governo fascista in materia sociale, a difesa del lavoro dei lavoratori, in materia economica e a difesa degli interessi nazionali e, soprattutto, per quanto fu fatto in difesa delle fasce più deboli della popolazione.

III

            Sicuramente su alcuni punti non si può essere d’accordo, per esempio quando l’Autore, esaltandone gli aspetti di negatività, parla delle “violenze squadristiche” che, viceversa, come ebbe a riconoscere lo stesso Alcide De Gasperi, furono la conseguenza e in ben minore misura, delle violenze ben peggiori dei “rossi”.

            Così pure va detto che non è vero che la politica economica del regime fascista consistette, a proposito delle imprese, nella “socializzazione” delle perdite e nella “privatizzazione” dei profitti. E’ tutta la storia della socializzazione fascista fino e forse soprattutto all’esperienza della Repubblica Sociale italiana, che dimostra il contrario, sol che si pensi alla affermazione della funzione sociale dell’impresa che non può risolversi in un mero profitto dell’imprenditore, alla funzione sociale della proprietà privata e alla partecipazione degli operai non solo agli utili ma anche alla gestione delle imprese.

            Lo Stato corporativo non era certamente finalizzato al controllo dell’economia nazionale, ma piuttosto al superamento della logica devastante della lotta di classe.

            Così pure, a proposito della morte dell’On. Giacomo Matteotti, va detto che non fu omicidio volontario e premeditato, bensì omicidio preterintenzionale, come ebbe a confermare la Corte di Assise speciale di Roma del 1948 che ridusse da 16 a 14 anni la condanna dei responsabili del sequestro di Matteotti inflitta nel 1925 dalla Corte di Assise di Chieti (ciò che nulla toglie alla assoluta gravità della cosa).

IV

            Ancor più avrebbe dovuto essere esaminata la tragica vicenda di Giacomo Matteotti alla luce delle cointeressenze, intermediate dal famoso Sinclair, del Savoia del momento con le Compagnie petrolifere anglo-americane; onde, lungi da ogni responsabilità del Governo dell’epoca, l’attenzione avrebbe dovuto essere rivolta agli ambienti di Corte, come sembra trasparire dal recente volume Il golpe inglese di Giovanni Fasanella, édito da “Chiarelettere”, elaborato sulla base di documenti degli archivi britannici, ora accessibili.

            Così anche andrebbe meglio considerata la figura e l’azione di Enrico Fermi che lasciò l’Italia per gli USA non per la pretesa persecuzione anti-ebraica in danno della moglie, ma perché beneficiato di una consistente e generosa borsa di studio elargitagli dal poi vituperato Governo fascista.

            Altre vicende storiche, come quella della pretesa rappresaglia del Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani in Abissinia, andrebbero più attentamente esaminate per ricostruire e ricondurre i fatti come realmente accaduti e nella loro giusta collocazione storica.

            Particolarmente lodevole è la posizione dell’Autore con riguardo ad altri momenti della storia d’Italia del ‘900, così quando il suo giudizio sulla resa incondizionata dell’Italia al nemico anglo-americano viene qualificata come “azione disonorevole della corona, dell’esercito e degli alti burocrati”. Così pure, a proposito di Cefalonia, l’Autore non si accoda alla “vulgata” improponibile, e ora smentita dalle emergenze individuali, dei  9-10.000 militari italiani uccisi dai tedeschi.

            Non viene tralasciato di considerare il beneficio ricevuto dalla Città di Enna quando essa, per volontà di Mussolini, fu elevata a rango di Capoluogo di Provincia, a discapito di Piazza Armerina, che forse più l’avrebbe meritato

V

Per i suoi aspetti storici, economici e culturali, ma che fu pretermessa per la ragione che, come ricorda giustamente l’Autore, il Vescovo di quella Diocesi era Mons. Mario Sturzo, fratello del più noto Luigi, non particolarmente “accomodante” con il regime fascista.

            Di particolare interesse è la parte del volume relativa al secondo dopoguerra, con tutte le sue tensioni sociali che specificamente colpirono la Sicilia e, in particolare, Enna e la sua Provincia, e che causarono una nuova massiccia emigrazione, anche per la crisi delle miniere di zolfo, verso l’America del Nord e l’America del Sud o verso il Belgio dove a Marcinelle persero la vita decine e decine di minatori italiani e tra questi molti di Enna e della sua Provincia, costretti a lavorare e trattati come bestie: nei negozi di Liegi campeggiava questo cartello: “È vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

            L’Autore non manca di porre in rilievo in questa parte del suo volume il referendum del 2 giugno 1946, le elezioni regionali del 20 aprile 1947, l’emanazione della Costituzione della Repubblica, la creazione della Cassa per il Mezzogiorno, la vicenda finora mai chiarita in tutti i suoi aspetti, di Salvatore Giuliano, la questione di Trieste ed anche, per i suoi riflessi sulle vicende siciliane, degli esiti del XX Congresso del PCUS.

            Anche per tale periodo l’Autore non manca di far ruotare la sua narrazione, sempre condotta con rigorosa analisi critica, intorno ai personaggi che in modo particolare ne segnarono il momento: Papa Roncalli, Kennedy, Krusciev, a tacer di tanti altri.

            Il periodo che va dal 1968, caratterizzato dalle note contestazioni e dalla conseguenze di queste ancora presenti, conclude il volume, con la evidenziazione dei nuovi fermenti politici e sociali che caratterizzarono questo periodo.

VI

            L’Autore non manca di evidenziare, come sempre, gli aspetti negativi e quelli positivi di tale periodo, con specifica e costante attenzione alla sua Città, alla Città di Enna, e alla sua Provincia: il terrorismo brigatista e il superamento di questo e infine, come esempio concreto di una speranza mai spenta, la creazione ad Enna “-ombelico della Sicilia-“ di una autonoma sede universitaria (l’Università degli Studi “Kore”) la cui realizzazione e  il cui crescente sviluppo è andato e va al di là di ogni più generosa previsione.

            In conclusione, non si può non rimarcare come una conoscenza approfondita della storia della Città di Enna e della complessiva storia dell’Italia del XX Secolo, non può prescindere da questo volume di Luigi Prestipino; e ciò non foss’altro che per l’esempio, come si è detto, di altissima onestà intellettuale che Egli testimonia in ogni pagina del suo volume.

Augusto Sinagra

luigi prestipinoLuigi Prestipino nasce in Enna il 29 ottobre 1930. Consegue la maturità classica nel Liceo Classico Napoleone Colajanni di Enna. Si laurea in legge all’Università di Catania.  Nel 1961 consegue il diploma della scuola di Sviluppo economico presso l’Unione delle Camere di Commercio in Roma mentre continua la sua preparazione in economia in molti corsi di specializzazione e aggiornamento a Napoli presso il Centro studi della Cassa per il Mezzogiorno. Nel 1952 ottiene un impiego precario presso l’Ente Fiera Agricoltura di Enna e, successivamente, viene assunto presso la Camera di Commercio di Enna. Prosegue la sua carriera presso lo stesso Ente sino a quando consegue un coefficiente giuridico equiparato a Vice Segretario Generale. Vincitore di concorso pubblico, nel 1977 va a dirigere il Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale della Provincia di Enna. Va a dirigere di volta in volta i Consorzi Industriali di Caltanissetta, Agrigento, Caltagirone, Trapani, Ragusa. Infine conclude la sua attività lavorativa con funzioni di Direttore Generale del Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Palermo. Nei vari anni ottiene numerosi incarichi tra cui di particolare rilevanza l’elezione a Consigliere Nazionale di Amministrazione dell’ANCOL-IPAS nel 1983 e la nomina quale Amministratore Straordinario dell’Unità Sanitaria Locale n. 19 della Sicilia nel 1993. Per tre legislature è eletto Consigliere Comunale di Enna ove svolge anche funzioni di Assessore. Esperto in pianificazione territoriale e commerciale redige numerosi studi in varie parti della Sicilia. Pubblicazioni di carattere economico: Aspetti sociologici di una zona depressa (1961); Esame del settore zootecnico nel piano di sviluppo dell’economia agricola della Provincia di Enna; (1961); Aspetti economico-sociali sulla struttura della popolazione in provincia di Enna (1961); Appunti sulla programmazione economica (1965); Il consumo delle carni in Sicilia (1967): Fatti e problemi dell’emigrazione in provincia di Enna (1968); L’esodo della popolazione agricola (1968); Il grano duro nella libera economia del Mercato Europeo (1969); Agricoltura Meridionale e C.E.E. (1970); Obiettivi di una politica degli insediamenti industriali in Sicilia (1970). Pubblicazioni letterarie:  racconto satirico “Successe a Calazolfina” (2009), storia a sfondo autobiografico “Un carusu da Judeca” (2010), racconto storico “C’era una volta in Enna” (2011).

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