LA SICILIA DELLE DONNE. Antonella Scuto maestra “avanguardista” con la passione per i libri, la poesia e la natura.

Antonella Scuto (Paternò 23.01.1955 – Zafferana Etnea 12.05.2012). Donna, mamma, sposa, insegnante e amica straordinaria, indimenticabile, dalla generosità silenziosa. Amava moltissimo la poesia, quella che leggiamo, “Nonni” (che riporto sotto, pubblicata sul periodico culturale L’estroverso in data 01.11.2014), è tratta dalla raccolta inedita “Io credo” (è una poesia che ci dice moltissimo di colei che l’ha scritta, del sentimento che vivificava la sua persona, anima splendente, “indenne” allo scorrere del tempo e degli accadimenti).
Ha pubblicato “Parliamone in Versi. Quando la poesia è terapia” (Milano, maggio – giugno 2010), un libro scritto dalla Scuto la quale ha accolto la proposta dell’associazione lombarda “Sottovoce” di raccontare in versi la propria storia (esemplare) contraddistinta, oltreché dall’amore per la condivisione, da tre elementi fondamentali: il coraggio, la fede e la gioia di fare.
I poeti – sosteneva – “sono l’aura di questo universo antropico, hanno un sentire diverso dagli altri, sanno cantare con gli echi di Saffo o di Pasolini, di un cuculo o di un profeta”.
Dinamista (come l’abbiamo sempre definita) con diversi progetti per la pace, per la fratellanza, per l’ambiente, per la conoscenza del territorio, per la lettura, per la comunione, è stata fautrice dell’intercultura: “La diversità – non mancava di dichiarare -, deve essere pensata come una risorsa e come un’occasione di crescita condivisa. Dobbiamo operare in comunione per dare vita ad uno spazio di convivenza e conoscenza fondato, sul dialogo, sull’incontro, sulla reciprocità”.
A Zafferana Etnea, città dove ha insegnato fino all’aprile 2011, ha ideato e organizzato, in seno all’associazione “Donne D’Europa”, la prima edizione della “Festa del Libro” (poi organizzata dal Circolo Didattico di Zafferana Etnea, dal Comune di Zafferana Etnea, dall’Associazione culturale “Calicanto” di Zafferana Etnea, in collaborazione con la rivista “Andersen”, con l’Istituto Comprensivo di Zafferana Etnea e l’Accademia delle Belle Arti di Catania, in accordo di rete con altre Istituzioni Scolastiche della Provincia di Catania e non).

 

Nonni 

In un angolo di stanza
osservo la foto dei miei nonni
e all’istante,
in fondo al mio cuore,
la mia infanzia con loro.
I ricordi richiamati alla memoria
accorrono orgogliosi di essere spiegati,
di nutrire questo mio tempo presente
con il meglio del mio passato.
E mi rivedo così
tra gli ulivi e il grano,
le corse nella “saia” dell’acqua
mentre il nonno zappava;
io e la nonna sul sentiero del pozzo
con la quartara dell’acqua
e “veni ‘ccà ca ti cuntu na cosa”!
I miei insonni pomeriggi fra i rami del “prunu”
o del melograno a osservare le cicale;
le cene poi,
consumate sul “pisolu”
davanti alla casa con i pipistrelli in festa;
e il nonno tra una cucchiaiata e l’altra,
di ceci o di fave,
mi presentava le stelle
e leggeva negli umori del cielo,
“dumani agghiorna u suli, o fossi chiovi su u vento cancia”.
Ricordo l’asino, che andava a memoria
per la strada “do cruscenti”
verso la casa da “gnà Mara”,
nell’altra fattoria in fondo alla “carrata”,
là, dove il tramonto dipingeva di rosso vino
“i canali” del tetto.
E la cavallina
con me sopra a cinque anni,
aggrappata alla sua criniera,
in quella corsa d’amore verso la mamma giumenta,
e mentre i due musi si scambiavano carezze
io piangevo di gioia
perché mai come allora gustai la libertà di andare,
solamente.
Ricordo ancora, e l’emozione mi prende,
le mie colazioni all’alba, con pane e fichi
e il succo dei gelsi neri
sulle mie mani o sul “mandali” di nonna Grazia,
che per questo rideva
e poi mentre l’aurora abbracciava di luce
la nostra “massaria”
respiravamo aria vera,
gli odori, dell’acetosella misti a rugiada,
dell’erba bagnata
e del gelsomino avvinghiato al muretto di pietra.
E poi ebbi una colomba per amica
che quando morì,
non capivo la morte
e per giorni interi la lanciai in aria
perché volasse ancora!
E la nonna rideva,
rideva, rideva sempre;
la zia fischiettava, lo zio suonava la fisarmonica
nelle ore di “forti caudu”, il nonno inventava barzellette
ed io, giocando sopra il letto, ero semplicemente felice.
E poi ancora,
il nonno nelle lunghe giornate d’estate, cercava “oria”
e così saliva a dormire in cima alla scala
di “don Pippinu Ruccedda”, il feudatario.
Per cuscino un “canali”, per coperta una vecchia giacca
e intanto appoggiava le membra stanche sul nudo cemento.
A “tannura” era il cuore domestico
dove, allo scoppiettio dei sarmenti
si univano le notizie di campagna
che il vento portava o qualche lavoratore a giornata
raccontava a questo e a quello.
Tutto era libertà e semplicità;
nelle fredde mattinate d’inverno
mi scaldavo le mani con le uova di galline subito prese,
e il latte appena munto arrivava in cucina ancora schiumato.
Com’era bella, poi, la sera, al buio;
la porta era così squinternata
che i raggi di luna entravano a fiotti
illuminando a tratti le vecchie coperte rattoppate;
sul tavolo, il vecchio lume a petrolio,
la nonna cuciva e il nonno faceva il resoconto del raccolto;
io, nel letto ascoltavo
e poi sognavo,
sognavo semplicemente che arrivasse presto la mattina
per ritornare a rincorrere le farfalle con le code,
a prendere i grilli con le mani
e ad ascoltare il nonno che mi insegnava tante cose;
era saggio come lo sono oggi i saggi indiani;
mi diceva i proverbi, mi mostrava il suo vecchio atlante,
mi insegnava come amare le piante.
Oggi il nonno non c’è più
ma solo per gli altri,
perché lui è parte di me,
e lo richiamo ogni volta che
ho bisogno di pensieri positivi,
di sapere che la vita è coraggio,
e tutto è possibile se lo si vuole veramente!
La nonna, ancora in vita,
ha nel sorriso, ormai un po’ triste,
la sintesi della mia infanzia felice.
E adesso delle lunghe passeggiate con lei, rimane
la traccia del mio cammino alla ricerca dei valori:
la semplicità e la gioia delle piccole cose,
l’amore per la natura
e la voglia di offrire al futuro
la linfa di questo mio magico passato.

 

*

Comune di ZAFFERANA ETNEA Sala Consiliare, Sabato 25 Marzo ore 17:30

Diretta sulla pagine Facebook dello stesso Comune e “La Sicilia delle Donne”

 

 

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