La sofferenza nel colore

Edvard Munch
Edvard Munch

Van Gogh e Munch. Olandese il primo, norvegese il secondo. Van Gogh è il “pittore malato” per  antonomasia. Munch è invece il “creatore” del grido di disperazione dell’artista disagiato. Molte sono state le diagnosi postume per Van Gogh. Quando veniva colto da crisi, entrava in uno stato di profonda depressione, ansietà e confusione mentale. Munch, invece, si ritiene fosse affetto da una sindrome schizoide. Diagnosi a parte, proviamo a “leggere” i due pittori attraverso i loro dipinti. In una lettera al fratello Theo, il pittore scrive di voler dipingere la gente così come la vede e come la conosce, siamo ancora nel periodo “sociale” del pittore, quando dipinge I Mangiatori di patate (1885). Con la sua trasferta a Parigi, Van Gogh, sperimenta la potenza del colore, che acquista più luce rispetto ai precedenti lavori, ispirato dal pittore Monticelli. Pochi mesi prima di partire per Arles (1888) dipinge Autoritratto su fondo blu, in cui usa piccole pennellate. Sembra voglia delinearsi per comprendersi e farsi comprendere. Il suo sguardo è fisso verso l’osservatore. L’iride è scura, con qualche riflesso verde e rosso. Nella psicologia cromatica il nero indica l’occultamento, l’inconscio; mentre il rosso è forza vitale. Sembra quindi che il pittore desideri nascondere, seppur presenti nella sua memoria, i suoi trascorsi parigini, fatti di prostitute e alcool. Il dipinto più conosciuto di Munch è certamente Il grido. Nel suo diario il pittore annota il processo creativo dell’opera, dichiarandone la creazione dovuta a un momento di disagio durante una passeggiata, in cui sembra percepire un grido dalla natura che lo circonda. Il parallelismo tra il grido della natura e il grido della figura centrale è sottolineato dalle curve sinuose che entrambi i soggetti assumono, in contrasto con le linee diritte del ponte e delle altre figure umane. L’alterazione dell’ambiente e del protagonista è il mezzo con cui Munch interpreta il suo disagio. L’opera funge da medium tra pittore e spettatore, essa deve produrre in quest’ultimo lo stesso turbamento che il pittore ha provato. I colori che maggiormente esplodono nel dipinto sono i rossi, i neri e i blu. Le tonalità del blu, nella psicologia dei colori, indicano anche perdita della realtà; si ha quindi una simbiosi tra il cielo rosso, un dolore sanguigno, e il blu che ci fa perdere ogni contatto oggettivo con la realtà.

(l’EstroVerso Marzo – Aprile 2011)

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