Pablo Solari, insolenza del cromatismo e pensosità malinconica

Pablo Solari
Pablo Solari

Pablo Solari è un pittore realista. Un pittore del popolo. Da vero artista si fa carico dei drammi collettivi della sua terra (e del mondo) con quella pietas che nobilita e mitiga il dolore (anche quello inconsapevole, inespresso o latente). Nella sgargiante e capitalistica attualità kitsch, Solari veste i suoi soggetti con abiti giornalieri dai colori della felicità pubblicitaria, creando un perturbante contrappunto tra l’insolenza frivola del cromatismo e la pensosità spesso malinconica dei volti. Volti che muti gridano tacita sofferenza e insofferenza: lavoratori in fabbrica, al mercato, nei campi, in partenza per cercar fortuna altrove o allo stadio; sempre in calca, donne e bambini già carichi di precoci responsabilità, condannati a lottare per il proprio pane quotidiano e un posto nel mondo. Affastellate e insieme sole, croce in spalla, umanità continuamente offese. Prima ho parlato di realismo. Certo, si tratta di un realismo concettuale, perché Solari possiede il gesto pittorico dell’immaginazione e del grottesco o caricaturale, tanto più adatti a indicare l’aria che circola di questi tempi, dato che la satira possiede sempre il dono, enfatizzando, di rendere più chiaro un problema, demistificarlo. L’artista argentino abbraccia idealmente la sua gente nel tentativo utopistico di fonderla in un tutt’uno compatto e concorde, in quell’alchimia – luogo esclusivo dell’arte -, proibita a qualunque mano avida e ansiosa di dominio sorda alle gioie del bello.

(l’EstroVerso Luglio – Agosto 2011)

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