“L’arte per sfuggire all’omologazione di massa”, parola di Edi Brancolini, vincitore del Premio Internazionale di Pittura “Giuseppe Sciuti”.

“L’arte per sfuggire all’omologazione di massa”, parola di Edi Brancolini, vincitore del Premio Internazionale di Pittura “Giuseppe Sciuti”.

«Per il coraggio con cui ha saputo sfidare gli orientamenti contrari alla figurazione e all’esaltazione degli studi anatomici, senza cedere alle pressioni del mercato e certe spinte pseudo-culturali. Per l’attenta osservazione della figura umana nei suoi gesti, nelle sue espressioni, nei suoi sguardi. Il tutto dipinto attraverso trasparenze cromatiche e incarnati modellati dalla luce. Per essere, come uomo e artista, testimone del fatto che noi siamo il risultato dell’esperienza altrui, della sedimentazione di altre vite vissute, di altri cuori che hanno amato, di altre intelligenze che hanno determinato la civiltà del sapere». Un passo dall’intensa motivazione, scritta dal Coordinatore Artistico e Direttore del Premio, prof. Paolo Giansiracusa, per Edi Brancolini, vincitore del VII Premio Internazionale di Pittura “Giuseppe Sciuti”. La cerimonia di premiazione, allietata da momenti musicali con il Maestro Davide Di Vendra, si terrà al Palazzo Municipale di Zafferana, questa sera (sabato 26 Settembre), alle ore 19. La giuria, presieduta da Graziella Torrisi e formata da Corrado Iozia (pitto-scultore), Giuseppe Cristaudo (scultore), Roberta Ferlito (fotografa), Mario Pafumi (giornalista) e Rocco Froiio (docente Accademia di Belle Arti), Marinella Fiume (scrittrice), presente il Comitato Organizzatore, presieduto da Carmine Susinni (scultore), formato da Alfio Tropea, Anna Fichera, Emanuele Montanucci, Silvia Pagano, Graziella Bonaccorsi e Stefano Puglisi, assegnerà la menzione d’onore. «Autentico orgoglio premiare l’illustre Maestro Brancolini – dichiarano all’unisono il Sindaco Salvo Russo e Graziella Torrisi -. Assegneremo, inoltre, tre importanti riconoscimenti: il “Premio alla Carriera”, al pittore Cesare Di Narda; il “Premio Giovani Emergenti”, allo scultore Carlo Di Stefano e il “Premio Amico dell’Arte” a Fabio Venezia, Sindaco di Troina». Lo sguardo profondo, attualissimo e indagatore di Brancolini ha orientato le nostre domande. «La vittoria del premio – commenta Brancolini -, è stata una piacevole sorpresa, anche perché il professor Paolo Giansiracusa, che non sentivo da una trentina di anni, mi aveva chiesto solamente se potevo inviare alcune foto di opere per una manifestazione, senza entrare in dettagli specifici. In ogni modo sono grato al signor sindaco di Zafferana Etnea, il dott. Salvo Russo, e agli organizzatori tutti, perché sono stati in grado di tenere in vita la memoria dell’illustre concittadino Sciuti e la stessa manifestazione, nonostante il momento difficile».

Ancora un passo dalla motivazione, “Per i temi che attingono alla storia e alla mitologia, creando un intimo rapporto con la contemporaneità, con i temi del tempo presente”, per chiederle: quali sono tra i temi che, da sempre, accompagnano l’uomo quelli che sente immutabili e “bisognosi” di incessante “ascolto”?
«Stando a ciò che ci tramanda la storia, la natura dell’uomo non è mai cambiata, stessi vizi stesse virtù. La mitologia e direi tutta la letteratura in generale, nel mio caso, sono un pretesto per riportarci alla contemporaneità. La mia pittura altro non è che una pantomima dell’esistenza, sviluppata attraverso dei fermo immagine, uno spettacolo che recitiamo ed al quale assistiamo tutti i giorni per far felici i burattinai che muovono le nostre corde. Come diceva Iannacci in una canzone: non si può far piangere il re e nemmeno il cardinale…».
La sua pittura dagli esordi ad oggi, verso quali ‘mete’ si dirige o vorrebbe si dirigesse?
«Non ci sono mete particolari per il futuro, sarei felice di riuscire a conservare una grande fiducia verso l’umanità in generale e verso questa assurda esistenza (che secondo A. Camus è il continuo ripetersi del mito di Sisifo)».
Di un suo dipinto, quali aspetti focalizzano o vorrebbe focalizzassero meglio la sua personalità artistica?
«Si dice che ogni artista faccia sempre il proprio autoritratto, quindi dietro la superficie è sempre presente la personalità dell’autore, anche quella che l’autore stesso non riconosce. Su questo argomento si potrebbe scrivere un libro. La lettura di una immagine non è mai univoca, è soltanto la punta di un iceberg, o (se vogliamo fare una citazione colta) la famosa siepe leopardiana che ci impedisce la visione dell’infinito».
Qual è il colore che sposa (o vorrebbe sposasse) la sua interiorità?
«Tutti i colori. L’arcobaleno è una miscela perfetta che porta al bianco alla luce e alla conoscenza».
Cosa vorrebbe suscitare in coloro che osservano i suoi dipinti?
«Interrogativi ai quali sia difficile rispondere, un enigma che custodisca tutti quei segreti che tengono in vita l’arte, il troppo svelato non interessa più a nessuno, ecco perché il pittore è meglio che non parli troppo dei suoi quadri».
Oggigiorno quali sono (o dovrebbero essere): funzione dell’arte e responsabilità dell’artista?
«Semplicemente rendere testimonianza del proprio e dell’altrui vissuto. Tener viva la favola bella che oltre la superficie non c’è soltanto un rumore di ferraglie e di vetri rotti, ma anche tante cose meravigliose di questo Creato che piano piano stiamo distruggendo. Dobbiamo tentare di sfuggire a questa omologazione di massa che serve soltanto ai media. A questo punto vorrei parlare del nostro “corpo naturale”, qualunque esso sia dobbiamo amarlo e rispettarlo, perché è l’unica cosa originale che ci è rimasta, ognuno di noi ha il suo corpo, unico e irripetibile. Non ci sono corpi belli e corpi brutti, come qualcuno vuole farci credere, ogni corpo è una reliquia preziosa. Ecco perché in prevalenza ho scelto il nudo per rappresentare le mie storielle».
Esiste un altrui dipinto nel quale all’occorrenza ama rifugiarsi? Se sì ci dice qual è e per quali ragioni?
«Tanti e per motivi diversi. A volte per il soggetto, a volte per la tecnica, a volte per il mistero che nascondono. Se proprio dovessi citarne uno direi: “l’isola dei morti” di Arnold Boecklin».
Qual è stato ad oggi il più grande insegnamento ricevuto in dono dall’arte?
«La pazienza! Alla scuola libera del nudo dell’Accademia di Venezia, il mio insegnante, il professor Luigi Tito, bravissimo pittore a quei tempi già piuttosto anziano, amava ripetere a noi allievi: “non abbiate paura di raggiungere la perfezione perché non la raggiungerete mai, io posso svelarvi tanti segreti sulla pittura, ma c’è una cosa che non potrò mai insegnarvi: la pazienza!».
Progetti futuri?
«Ho qualcosa quasi pronto per le commemorazioni dantesche, ma coi tempi che corrono è meglio stare tranquilli e pensare alla salute. Nella mia vita ho avuto la fortuna di conoscere tante persone straordinarie che hanno saputo incoraggiarmi e spingermi a seguire la mia strada e a non lasciarmi sedurre dalle mode correnti e dalle lusinghe del mercato. E visto che siamo qui in Sicilia, vorrei ricordare (e ancora) tra queste persone il professore Paolo Giansiracusa, studioso attento e scrupoloso e tutte le persone che si sono prodigate per tenere in vita questa manifestazione».

Edi Brancolini, “Cassandra”, olio su tela, cm 70×80, 2016 (donato al Comune di Zafferana Etnea).

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