Libri che rubano il sonno
rubrica a cura di Agata Cardillo
“L’estate della dolciera”: un romanzo di crescita e riscatto nella Sicilia barocca.
Dopo il successo de “La Dolciera siciliana”, Annamaria Zizza torna a raccontare la storia di Maria, la “criata” di Modica, con L’estate della dolciera: non un semplice seguito, ma un piccolo gioiello letterario, intenso e scorrevole, capace di incantare i sensi e parlare con delicatezza al cuore del lettore.
Dimenticate la classica narrazione storica polverosa. Qui, tra il 1748 e il 1752, la Sicilia prende vita e si fa “fimmina”: sensuale, ostinata, vibrante di profumi e suggestioni. La scrittura di Zizza è quasi tattile: si avverte sotto le dita la consistenza della farina, il calore dello strutto, mentre l’aria si impregna di limoni e cannella. La cucina non è solo sfondo, ma diventa linguaggio universale, filo conduttore di un racconto che si respira pagina dopo pagina.
Al centro della storia ritroviamo Maria, protagonista intensa e sorprendentemente contemporanea. Tornata da Catania con una nuova consapevolezza e una gravidanza inattesa, affronta un percorso di crescita che la conduce a ridefinire se stessa e il proprio posto nel mondo. Non è più soltanto una figura legata al suo tempo, ma una donna capace di affermare con forza la propria identità.
Determinante, in questo cammino, è l’incontro con Don Mariano Patanè, guida e punto di riferimento, che la accompagna in una trasformazione profonda: da “criata”, serva, a “criante”, ovvero donna che crea, educa e si prende cura degli altri. È proprio qui che il romanzo trova uno dei suoi nuclei più potenti, nel valore dell’educazione come strumento di riscatto personale e sociale.
Lo stile dell’autrice è ricco ma sempre fluido, colto senza mai risultare pesante. Le suggestioni culturali — dalla pittura alla letteratura europea, fino agli echi del verismo e della tradizione epistolare settecentesca — si intrecciano armoniosamente alla narrazione. A fare da contrappunto alla crescita della protagonista, si delineano anche vividi ritratti della nobiltà: figure autoritarie e destini segnati, come la dominante Anna Vassallo o la tragica Antonia, vittima della monacazione forzata.
“L’estate della dolciera” è, in definitiva, un romanzo che coinvolge tanto i sensi quanto la riflessione. Rispetto al libro precedente, qui la storia trova una chiusura piena e appagante, capace di completare il percorso della protagonista e di lasciare al lettore un messaggio limpido: la speranza e il cambiamento sono sempre possibili.
La presentazione









