MI CHIAMO SAID

MI CHIAMO SAID

rubrica, Semaforo Blu

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MI CHIAMO SAID
di Brigitte Smadja
Feltrinelli KIDS (p. 72)
€ 10,00

A Said, ragazzino francese che tutti vedono come arabo, piacevano i lavori fatti con cura, la lingua francese e le sue sfumature, i dizionari, la bellezza in tutte le sue forme. Gli piaceva essere un bravo alunno. Ma questo era prima di arrivare alle scuole medie, dove invece trova il razzismo e l’odio di chi vuole distruggere tutte le cose belle. Said allora cambia. Non è che non voglia più impegnarsi, è che gli mancano le forze. Sa che da solo non può farcela e allora si aggrappa a quello che può aiutarlo : una passeggiata a Parigi al Musée d’Orsay, un quadro che rappresenta fiori bianchi su un fondo nero, il suo amico Antoine, innamorato della cultura, il carattere di un professore che somiglia al Tom Cruise di Mission Impossible …
Ma salvare Said non è una missione impossibile, piuttosto è un dovere che abbiamo tutti nei confronti degli adolescenti smarriti, qualunque sia il loro nome.

Illustrazione inedita di Alessio Grillo

“Le bande dei grandi io le chiamo branchi.
Ci sono branchi più pericolosi di altri.
Ce n’è uno in particolare, con a capo mio cugino Tarek.
Mio fratello Abdelkrim, che è in terza, se ne va in giro con loro.
Lo sospettavo fin dall’anno scorso, ma non ci volevo credere.
Adesso lo so.
Hanno sempre il giubbotto, i capelli rasati, gli occhi che brillano.
I ragazzi di questo branco, l’ho notato dal primo giorno, non abbassano gli occhi quando gli parli.
Non hanno mai paura, di nessuno.
Persino le loro risate non sono risate, ma ghigni.

Ghigno: sorriso teso e contratto che esprime sensazioni negative.

Tutti li rispettano.
Tranne me e Antoine.
Il rispetto è quando si crede che quello che dice una persona, quello che fa è buono e giusto.
Io, per esempio, rispetto mio padre, mia madre e Nadine, la mia maestra di quinta elementare, ma Tarek e il suo branco non li rispetto proprio.
Non sono né buoni né giusti.
Ti squadrano e tu sai che sono pronti a pestarti se incroci il loro sguardo.
Io faccio di tutto per evitarli.”

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