Una mostra degenerata

Una mostra degenerata

John Heartfield, Hitler allo specchio
John Heartfield, Hitler allo specchio

Entartete Kunst. Questo è il termine con cui il regime nazista indicava forme d’arte contrarie ai valori estetici del Terzo Reich. E proprio questo nome fu scelto per l’esposizione delle opere “degenerate” a Monaco di Baviera il 19 luglio 1937. Che il nazionalsocialismo mirasse a controllare ogni aspetto della vita del popolo tedesco è fatto noto, quindi non deve sorprendere l’interesse di Hitler per l’arte (tra l’altro lo stesso Führer provò, invano, ad entrare nell’Accademia di Belle Arti di Vienna). L’arte veniva utilizzata come strumento educativo del Reich; col suo carattere nazionale e popolare, doveva anche essere legata al popolo. Il concetto di “degenerazione” dell’arte non nasce con il nazismo: curioso è sottolineare che il termine “Entartung” (degenerazione, appunto) fu ripreso dal leader del Sionismo Max Nordau. Nordau, sociologo ungherese, sosteneva di aver rintracciato le teorie lombrosiane nelle arti e quindi negli artisti, in particolare tra simbolisti e impressionisti. Cesare Lombroso, antropologo italiano, teorizzò infatti che i criminali mostrassero tratti somatici atavici e quindi ascrivibili a gruppi genetici. Lo stesso Hitler nella sua opera, Mein Kampf, sostenne di aver individuato questo decadentismo culturale nell’arte del Novecento e sottolineò il bisogno di porre rimedio rinchiudendo questi artisti in manicomio. Vennero così confiscate più di seimila opere sotto la spinta di Hitler e di Goebbels che riuscirono così a mostrarle al popolo tedesco. Tutta l’arte del Novecento, contraria al regime, fu catalogata e suddivisa con termini quali: “Dissoluzione del senso della forma e del colore”; “Derisione impudica dell’immagine religiosa”; “Bordello, meretrici, magnaccia”; “Eliminazione degli ultimi resti di ogni coscienza razziale”; “Idioti, cretini, paralitici” o “Completa follia”. Ma chi erano questi artisti che avevano osato sfidare i dettami e i canoni nazionalsocialisti? Non potendo citare i circa 115 presenti alla mostra di Monaco possiamo fare qualche nome: Franz Marc e Vassily Kandinsky (esponenti di spicco del movimento Der Blaue Reiter); Oskar Kokoschka; George Grosz; Otto Dix; Marc Chagall; Ernst Ludwig Kirchner; Piet Mondrian e Van Gogh. Tra le correnti artistiche quindi avremmo trovato: Dadaismo, Cubismo, Espressionismo, Fauvismo, Impressionismo, Nuova oggettività e Surrealismo; tutte correnti che si caratterizzarono per una forte antitesi nella cosiddetta “arte accademica”. Da sottolineare che alcune di queste correnti, come il Dadaismo tedesco, nacquero dichiarando apertamente la propria avversione verso il regime nazista. Ne sono emblematici esempi i fotomontaggi satirici di John Heartfield (anglicizzazione di Helmut Herzfeld; Berlino 1891-1968), come “Hitler allo specchio” in cui il Führer specchiandosi vede il suo riflesso strangolato da uno scheletro. Chiudo l’articolo con un frammento del discorso di Hitler al Congresso della Cultura del Reich del 1935: “[…] Chiunque ad esempio volesse giustificare i disegni o le sculture dei nostri dadaisti, cubisti, futuristi o di quei malati espressionisti, sostenendo lo stile primitivista, non capisce che il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma quello di trasmettere benessere e bellezza. […]”.

 

 

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