#1Libroin5W.: Domenico Seminerio, “L’inganno di Pilato”, Algra.

#1Libroin5W.: Domenico Seminerio, “L’inganno di Pilato”, Algra.

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Chi?

Il romanzo è diviso in tre parti: la prima parte si svolge ai nostri giorni e ha per protagonista Rocco Bruno, bibliotecario d’un piccolo paese dell’interno della Sicilia, ateo dichiarato, autore d’un romanzo ancora inedito che ha per protagonista Ponzio Pilato. A lui si affianca, come coprotagonista, padre Salvatore Salvato, da poco trasferito nell’unica parrocchia del paese. La seconda parte, che costituisce il romanzo vero e proprio scritto dal bibliotecario, si svolge nell’isola di Capri, ai tempi dell’imperatore Tiberio, che lì vive, secondo Svetonio, “lussuosissimamente e lussuriosissimamente”. Tiberio convoca Ponzio Pilato, che è prefetto dell’esercito imperiale e non procuratore come erroneamente indicato dai Vangeli, proprio a Capri, lo costringe a vivere nell’isola secondo i costumi da lui stesso imposti, lo interroga sui fatti accaduti a Gerusalemme qualche anno prima e che riguardano la morte di Jeshua. Pilato, di fronte alle contestazioni dell’imperatore che sottolinea tutte le incongruenze relative alla condanna e alla morte del prigioniero, è costretto a raccontare i fatti che si sono svolti così come lui ha voluto con la complicità di sua moglie Claudia Procula, confutando le narrazioni che di quegli eventi hanno fatto i discepoli e rivelando infine una sconvolgente e inaspettata conclusione. Nella terza parte, ambientata ancora ai nostri giorni, il protagonista è il tormentato parroco, che dopo la morte del bibliotecario si trova tra le mani il romanzo e non sa cosa farne, per via del contenuto e delle sconvolgenti ipotesi in esso contenute.

Cosa?

Molteplici i temi affrontati, a partire dalle incongruenze presenti nella narrazione della morte di Jeshua fatta dai discepoli e via via i danni provocati in tutte le epoche storiche dal fideismo e dal fanatismo, sia religioso che politico e finanche sportivo. Si parla anche della condizione di vita di tanti religiosi permeata d’ipocrisia; dei bagordi cui s’abbandonano gli uomini di potere di tutti i tempi: del ruolo della cultura che, sola, può raccordare gli uomini all’universo; del desiderio d’un cambiamento che riporti al centro dell’attenzione universale l’uomo e la ragione, una sorta d’illuminismo umanistico, con la riscoperta dei valori autentici che non sono e non possono essere solo quelli economici o quelli dettati da dogmi di varia natura, ormai obsoleti e spesso in contrasto con le scoperte scientifiche e le nuovissime tecnologie.

Dove?  

Il libro è nato da spunti diversi e da circostanze le più varie possibili. Ad esempio la lettura del brano del Vangelo di Marco, dove si racconta di un ragazzo nudo nell’Orto degli ulivi o di altri brani che presentano incongruenze e discordanze. La visione, anche, del film di Mel Gibson, “La passione di Cristo” del 2004, girato a Matera, e la scena della flagellazione realistica e storicamente ineccepibile, che valse al regista l’accusa di “essersi fatto promotore di macelleria high tech”. In verità la cruenta flagellazione, fatta col flagellum, la frusta che aveva in cima a ogni cordicella di cuoio delle palline di piombo, rendeva il condannato una maschera di sangue, irriconoscibile. Naturalmente debbo mettere in conto anche la lettura di parecchi testi di teologi cristiani di varie confessioni, le loro divergenti conclusioni riguardo gli anni e il tempo in cui si svolsero gli episodi narrati, e la visione di molti quadri e sculture che raffigurano il cosiddetto “ecce homo”.

Quando?  

Il libro è nato nel tempo, lentamente, con molti ripensamenti e molte stesure, nel timore che risultasse troppo critico, o violento, o volgare e che potesse recare offesa a chi si abbandona con purezza di cuore e sincero afflato alla fede religiosa. Un lavorio di diversi anni, con intervalli anche di mesi. Un prendere e un lasciare continuo, un’insoddisfazione quasi programmatica che riguardava gli episodi riportati, le singole frasi, le singole parole, il ruolo di protagonisti e comprimari, continuamente mutati. In fondo il lavorio che conosce bene chi si dedica alla scrittura.

Perché?

Questo romanzo, come credo in generale tutti i libri, nasce dalla voglia di fermare sulla carta i pensieri randagi, di dar loro un ordine razionale, di trasferire nelle parole sentimenti, ragionamenti, visioni, desideri, utopie di vario genere. Chi pubblica un libro non lo fa per sentirsi importante o per acquisire fama e denari, cose queste che possono motivare i giovani di belle speranze ma non chi ha raggiunto la sua brava età, come me. Si pubblica per il desiderio, anche, di far conoscere agli altri, di mettere in comune, con quelli a cui il libro capiterà tra le mani, quel che sì è trovato nelle pieghe della Storia, di ogni storia, nell’illusione di poter essere di qualche utilità o di procurare un po’ di divertimento. Una lezione che mi viene dal mondo classico, e che ritengo ancora valida, tanto da riproporla ogni volta che mi capita di palare di libri e di letteratura, prescrive che un buon libro è quello che riesce a “delectare, movere, docere”, ovvero divertire, emozionare, insegnare. Alla clemenza dei miei proverbiali venticinque lettori lascio il compito, sempre che lo vogliano, di dire se questo libro si adegui, o almeno si avvicini, alla massima antica.

scelto per voi 

 

DOMENICO SEMINERIO, classe 1944, sposato, tre figli e quattro nipoti, ha insegnato Italiano e Latino nel Liceo Classico della sua città e ha collaborato con la Soprintendenza Alle Antichità per la Sicilia Orientale, sotto la guida di Luigi Bernabò Brea, ad alcuni scavi nel Calatino. Ha pubblicato diversi studi storici e archeologici su Caltagirone, i due poemetti “Parole come chewing gum” (1982) e “Ghirigori e parabole” (1985) con l’editore Tringale di Catania; i tre romanzi “Senza re né regno” (2004), “Il cammello e la corda” (2006), “Il manoscritto di Shakespeare” (2008), con la Sellerio Editore; il racconto “Il nero dell’Etna” nell’antologia “Delitti in provincia” con le Edizioni Guanda (2007); il romanzo “Il volo di Fifina” con la Dario Flaccovio Editore (2011); la raccolta di poesie “Complementi d’argomento” con le Edizioni Rhegium Julii (2013); i racconti “Cinque gialli sul nero” (2015) e il romanzo “L’autista di Al Capone” (2018) con Euno Edizioni; il romanzo “L’inganno di Pilato” (2020) con Algra Edizioni.

Con i romanzi ha vinto alcuni prestigiosi premi letterari, quali il “Domenico Rea”, il “Corrado Alvaro”, il “Premier roman” di Chambery, il “Città di Cuneo” per il primo romanzo ed è stato finalista nei premi “Un libro per l’estate”, “Giuseppe Dessì”, “Premio nazionale Brancati”. È stato ospite nelle trasmissioni televisive della RAI: “Do Re Ciak Gulp”, “Mattina in famiglia”, “Voyager”. Ha collaborato saltuariamente con quotidiani e riviste nazionali.

Domenico Seminario, ph Roberto Strano.

 

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