#1Libroin5W.: Sandra Petrignani. “Lessico femminile” / Laterza

#1Libroin5W.: Sandra Petrignani. “Lessico femminile” / Laterza

#1Libroin5W

 

CHI
Le scrittrici che ho amato, che ho molto letto e molto sottolineato.

COSA
Il loro modo di vedere il mondo, di vivere, amare, scrivere: il mondo osservato e descritto da un punto di vista femminile in dieci capitoli che parlano della vita, dell’amore, della solitudine, della compagnia, del rapporto con le madri, con i figli, con gli amanti, degli inevitabili lavori domestici, del tempo e della verità che vogliamo assolutamente dire.

QUANDO
Tutto è cominciato quando Anna Gialluca della Laterza è venuta a trovarmi proponendomi di scrivere un libro sul «mondo visto dalle scrittrici attraverso le loro parole e le tue». E io ho pensato che era proprio una bella idea e mi sono subito messa a cercare fra i miei libri i più amati fra quelli scritti da donne, e ho cercato citazioni possibili che si legassero alle mie parole e al mio modo di vedere il mondo insieme a tutte loro.

DOVE
Inevitabilmente a casa mia, fra i miei libri, che mi sono divertita a scomporre e ricomporre in un grande mosaico collettivo. Prendendo una scala e andando su e giù negli scaffali delle mie librerie. Tirando fuori un testo, e poi un altro, aprendoli tutti sul tappeto in un allegrissimo disordine. Scartabellando vecchi diari in cui avevo quasi quotidianamente appuntato le frasi per me importanti dei libri che andavo leggendo.

PERCHÉ
Per saperne di più sulla mia stirpe, quella femminile, e sul nostro comune sentire.

 

 

Citazioni.
Dal Prologo

Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio, di pensare a tutto ciò che voglio come voglio, e di ascoltare chi voglio. Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né un quando, mormorando dei versi; sono libera nel bosco, e sulla riva del mare in una solitudine benedetta, e nella musica che risuona in me, e nella mia stanza, quando chiudo la porta.

Poche frasi mi comunicano un senso di libertà e di esultanza come queste. Mettono addosso una specie di allegrezza e di euforia infantili. Le ha scritte Nina Berberova in Il corsivo è mio e io, cominciando a ragionare su questo “lessico”, questa specie di antologia che mi accingo a comporre, ho fatto come lei. Ho preso «dalla mensola prima un libro, poi un altro». Il primo è stato il suo:

Poi andai a casa, feci sei piani di corsa, presi dalla mensola prima un libro, poi un altro. Tutto era mio e io non ero di nessuno.

Parole che suonano come il grido di un prigioniero appena evaso. Ma da dove evade Nina? Ha rotto da poco un matrimonio (con il poeta Vladislav Chodasevič), un matrimonio che era stato a lungo felice e che lei spezza quando si rende conto di provare un «entusiasmo quasi folle di stare senza di lui, di essere sola, libera, forte, con tantissimo tempo a disposizione, con la vita che ribolliva intorno, con gente nuova» e scelta da lei. Nel destino di una donna la libertà non è scontata, è una conquista. Mentre nel destino maschile, in genere, è prevista. Un uomo non deve lottare prima di tutto contro se stesso per apprezzarla, la libertà. Una donna sì. Può sembrare retorico sottolinearlo, vagamente rivendicativo, eppure è così. A una donna può persino fare paura. Quasi che la libertà fosse l’anticamera della solitudine.

Dal capitolo: Amore (inventato)

Sognare principi azzurri, inventarsi l’altro chiudendo gli occhi rispetto alla persona in carne e ossa, fissarsi con l’unico che non risponde al richiamo, che resiste alla seduzione, o pretendere di cambiarlo. Potrebbe anche definirsi “sindrome di Rossella O’Hara”.
Quando Rossella in Via col vento confessa al padre il suo amore per Ashley Wilkes, lui la rimprovera («Sei corsa dietro a un uomo che non ti ama, mentre potresti avere i migliori giovanotti della Contea?»), quindi le ricorda che quel ragazzo sta per sposare un’altra, Melania Hamilton, e cerca di farle notare i difetti di Ashley, troppo intellettuale per una come sua figlia! Ma Rossella gli risponde spavalda:

«Oh, babbo! Se lo sposassi, lo cambierei!»
«Credi?» replicò stizzosamente Geraldo, lanciandole uno sguardo penetrante. «Allora vuol dire che conosci ben poco gli uomini, non escluso Ashley. Nessuna moglie ha mai cambiato il cervello del marito, ricordatelo!»

Ma lei, imperterrita, va lo stesso verso la rovina e, poche pagine dopo, durante una festa in cui cerca di non vedere i gesti affettuosi che legano Ashley e Melania, fa la sua dichiarazione d’amore al costernato Wilkes, perché:

Riusciva a pensare soltanto che lo amava, che amava tutto di lui, dall’altero portamento del suo capo dorato alle sue scarpe nere; amava la sua risata anche quando la canzonava, amava i suoi strani silenzi. Oh, se entrasse e la prendesse fra le braccia sicché ella non dovesse parlare! Doveva amarla…

Però le cose procedono secondo il principio di realtà e non secondo i desideri di Rossella. Gentilmente, Ashley la respinge. Le ricorda che in serata sarà annunciato il suo fidanzamento con Melania. Cerca di scherzare e di gratificarla per sollevarla dall’imbarazzo: «Non vi basta di aver fatto oggi collezione dei cuori di tutti gli uomini? Volete proprio l’umanità?»
No, a Rossella O’Hara non basta aver fatto strage di cuori. Non vuole tutta l’umanità (maschile), vuole solo l’unico capace di resisterle. E ora intende vendicarsi. Così accetta impulsivamente, in quella stessa serata, la proposta di matrimonio di Carlo Hamilton, fratello di Melania, uno dei suoi tanti spasimanti, riuscendo in questo modo a restare accanto al suo Ashley, prigioniera di un sogno d’amore infranto. Solo quando, dopo molti anni e dopo la morte di Melania (Carlo è già morto in guerra), potrebbe finalmente realizzare quello che ha tanto atteso, si rende conto che il grande amore semplicemente non esisteva.

«Non è mai esistito veramente, se non nella mia fantasia» pensò con tristezza. «Ho amato qualche cosa costruita da me, qualche cosa che è morta con Melania. Ho fatto un bel fantoccio e me ne sono innamorata. E quando Ashley venne a cavallo, così bello, così diverso, gli misi gli abiti del fantoccio e glieli feci portare, gli andassero bene o no. E non ho mai voluto vederlo come era in realtà. Ho continuato ad amare il fantoccio … ma non lui».

 

 

in copertina:. Sandra Petrignani ph Pasquale Comegna

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