#1Libroin5W
Chi?
Il protagonista del libro è David Maria Turoldo, ma non nella forma di un semplice ritratto biografico o letterario. Al centro del mio lavoro c’è piuttosto il Turoldo salmista: una figura complessa, attraversata dalla Storia, dalla fede, dal conflitto e dalla parola poetica. È il Turoldo che sceglie la forma dei Salmi come linguaggio privilegiato per dire l’uomo, il dolore, l’ingiustizia, la speranza. Accanto a lui, però, emergono altri protagonisti meno evidenti ma altrettanto centrali. I Salmi stessi sono una presenza viva e attiva: non solo fonte biblica o modello formale, ma vero e proprio spazio simbolico in cui poesia, preghiera e storia si incontrano. Infine, c’è un protagonista corale e silenzioso: l’uomo contemporaneo. L’uomo ferito dal Novecento, dalla guerra, dalle ideologie, dalla perdita di senso, che trova nella parola salmodica di Turoldo una voce capace di rappresentarlo e di interrogarlo. Il libro nasce quindi da un dialogo continuo tra una voce individuale e una voce collettiva, tra un autore e l’esperienza universale dell’umano
Cosa?
Il libro affronta il tema della salmodia come genere poetico centrale nella produzione di David Maria Turoldo, considerandola non come un elemento marginale o decorativo, ma come una struttura profonda della sua poetica. I temi principali che emergono sono il rapporto tra poesia e liturgia, tra parola poetica e preghiera, tra fede e impegno civile, tra esperienza individuale e Storia collettiva. Uno degli assi portanti del lavoro è l’idea che, in Turoldo, la parola poetica non sia mai separata dal tempo storico in cui nasce. La salmodia diventa così uno strumento per leggere la Storia, per “pregare la Storia” e, allo stesso tempo, per giudicarla. Temi come la Resistenza, l’oppressione, la giustizia sociale, il dolore degli ultimi e la speranza ostinata attraversano tutta la sua scrittura salmodica. La ragione di questo studio è duplice: da un lato colmare un vuoto critico, perché mancava una ricerca monografica che analizzasse sistematicamente la salmodia turoldiana; dall’altro offrire nuove chiavi di lettura che intrecciassero letteratura, esegesi biblica, teologia e storia, restituendo la complessità di un autore che ha sempre rifiutato le semplificazioni
Quando?
L’idea del libro non nasce in un momento preciso, ma è il frutto di una lunga sedimentazione. È maturata nel tempo, attraverso anni di studio, di insegnamento, di ricerca accademica e di confronto diretto con i testi di Turoldo. Un passaggio fondamentale è stato il lavoro svolto presso la University of Reading e, soprattutto, la consultazione dell’Archivio David Maria Turoldo. Ricordo con chiarezza l’impatto avuto dal contatto con i materiali d’archivio: appunti, varianti, testi poco noti, testimonianze dirette. In quel contesto ho avuto la percezione netta che la salmodia non fosse semplicemente un tema tra i tanti, ma una vera e propria ossatura della sua scrittura. Molti aspetti della sua poesia si chiarivano solo se letti alla luce dei Salmi. C’è anche un “non detto” che posso condividere: questo libro nasce da un ascolto lento, quasi paziente. Dalla scelta di non forzare l’interpretazione, ma di lasciare che fosse la voce di Turoldo, nel suo dialogo con la Scrittura e con la Storia, a indicare il percorso. È stato un lavoro di immersione più che di semplice analisi
Dove?
Metaforicamente, il libro è nato in uno spazio di confine. Un luogo in cui discipline diverse – letteratura, teologia, esegesi biblica, storia – non restano separate, ma dialogano costantemente. È cresciuto come un testo interdisciplinare, ma guidato da una forte unità interna: il ritmo stesso della salmodia. I luoghi reali della vita di Turoldo – il Friuli delle origini, la Milano della Resistenza e della Corsia dei Servi, Sotto il Monte e il priorato di Sant’Egidio – diventano nel libro luoghi simbolici. Spazi in cui la parola poetica prende forma, si carica di responsabilità storica e si apre alla dimensione comunitaria. Il testo è cresciuto come cresce una preghiera salmodica: per accumulo, per ritorni, per risonanze. Ogni capitolo nasce dal precedente, ma lo supera, mantenendo sempre uno sguardo rivolto al presente. In questo senso, il libro è anche il risultato di un percorso umano e intellettuale che si è trasformato insieme alla ricerca
Perché?
Questo libro nasce da un’esigenza profonda: restituire complessità a una voce che rischia spesso di essere semplificata o ridotta a etichette. Turoldo non è solo un poeta religioso, né solo un intellettuale impegnato. È un autore che ha fatto della parola un luogo di conflitto, di testimonianza e di responsabilità. Ho scritto questo libro perché credo che la salmodia, così come la intende Turoldo, sia ancora oggi un linguaggio necessario. Un linguaggio capace di tenere insieme il grido e la speranza, la protesta e la fede, la fragilità dell’uomo e la sua irriducibile dignità. Per i lettori, questo libro vuole essere un invito: a rileggere Turoldo con uno sguardo nuovo, ma anche a interrogarsi sul valore della parola poetica nel nostro tempo. Una parola che non consola facilmente, ma che accompagna, interroga e resiste. In questo senso, la salmodia non è solo un oggetto di studio, ma una possibilità ancora aperta.
Scelti per voi
«Nonostante il grande numero delle opere turoldiane esistenti, sono ancora pochi gli studi dedicati alla poetica dell’autore e rari sono i riferimenti alla salmodia turoldiana. Si è, infatti, spesso parlato di intertestualità biblica nella letteratura di settore, eppure non esistono studi monografici sulla presenza dei Salmi nella poetica turoldiana e sulle traduzioni del Salterio che l’autore ha elaborato negli anni.
Questo studio vuole iniziare a colmare parte del vuoto lasciato dalla critica e indagare la salmodia turoldiana come genere specifico e intrinseco della poesia dell’autore oltre che porsi come paradigma necessario per una visione complessiva e completa della poetica di David Maria Turoldo. Lo scopo di questo lavoro è esaminare la poesia religiosa ispirata ai Salmi di padre Turoldo da un punto di vista non meramente letterario e filologico, quanto piuttosto da una prospettiva d’interpretazione più ampia in cui esegesi, teologia, liturgia, letteratura e storia possano essere nuove chiavi di lettura e stimolo per studi futuri.»*
(Introduzione, pp. 13–14)
«La poesia di ispirazione salmodica di Turoldo si colloca nella Storia e mai lontano da questa. Pertanto, nel primo capitolo di questo studio, nonostante non esista una biografia scientifica dell’autore che comprenda anche il periodo dell’infanzia, si ricostruisce un excursus storico-biografico, letterario e liturgico che si concentra sull’impegno sociale di David Maria Turoldo e sui momenti storici più importanti della sua esistenza che hanno influenzato la sua poesia salmodica.
Attraverso il canto, Turoldo vuole dare una “interpretazione religiosa della storia”. Si reputa necessario, pertanto, un discorso di contestualizzazione che voglia indagare le origini della poesia d’ispirazione salmica di Turoldo e seguirne lo sviluppo attraverso alcuni passaggi storici che occupano uno spazio di rilievo: la Resistenza, la ricostruzione della Milano del dopoguerra, l’esperienza di Nomadelfia, gli anni della peregrinazione e la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.
Il presente storico è il grande libro dal quale, insieme a quello dei Salmi, l’autore attinge per trarre ispirazione per la sua salmodia, poiché convinto che i Salmi sono “preghiera che coinvolge tutta la vita e la storia dell’uomo”».
(Capitolo I, pp. 15–16)
*
Valentina Calista è scrittrice, poetessa, insegnante e ricercatrice nell’ambito della letteratura italiana. La sua formazione accademica culmina in un PhD in Italian Studies conseguito nel Regno Unito presso la University of Reading, con una ricerca interdisciplinare tra letteratura, teologia e filosofia. Accanto all’attività di insegnamento in scuole internazionali, la scrittura rappresenta il nucleo centrale e originario del suo percorso artistico che sfocia anche nell’illustrazione e nella musica.
È autrice di numerose raccolte poetiche, tra cui La vertigine dell’andatura (2012), Oltretutto (2013), Carne Sacra (2015), L’abbraccio che manca al giorno (2019, nuova edizione 2022), Juvenilia. Il tutto che m’inonda (2021) e Foglie morte. Dead leaves, my words (2023). È attualmente in lavorazione la raccolta Geografie d’amore (in uscita). La sua poesia indaga il corpo, il sacro, l’assenza e il desiderio, muovendosi in una tensione costante tra interiorità e linguaggio.
I suoi testi sono apparsi in antologie e riviste letterarie internazionali, tra cui Italian Poetry Review (Columbia University, New York), e le sue ricerche critiche si sono concentrate in particolare sulla poesia del Novecento, con studi su Alda Merini e David Maria Turoldo, a cui ha dedicato saggi accademici e pubblicazioni recenti. Nel 2019 è stata finalista al Premio Acqui Terme Poesia.
Per Valentina Calista la scrittura non è solo produzione letteraria, ma pratica di conoscenza e di attraversamento dell’esperienza: un luogo in cui pensiero critico e voce poetica coincidono, e in cui la parola diventa spazio abitabile.








